Segantini, la grande mostra a Palazzo Reale

16/01/2015

Ultimo weekend per visitare a Palazzo Reale la Grande Mostra sull’opera di Giovanni Segantini, la più completa mai dedicatagli in Italia. Un’occasione da non perdere assolutamente: in mostra oltre 120 opere, provenienti da collezioni private e musei di tutto il mondo, per rappresentare nella sua interezza il grande protagonista dell’arte di fine Ottocento, la cui pittura è stata fonte di ispirazione per le avanguardie europee.
E’ significativo che a ricostruirne il percorso artistico sia proprio Milano, città che fu per Segantini finestra fondamentale sul panorama dell’arte europea. Milano è stata per Segantini l’incontro con la Scapigliatura, con il Divisionismo, il Simbolismo (che rielaborerà in modo personalissimo e visionario), tutto ciò che agitava il panorama artistico in Europa. Nato nel 1858 ad Arco di Trento, allora “terra irredenta” sotto il dominio dell’Impero Asburgico, Segantini muore a 42 anni in Engadina. Ritenne sempre sua patria l’Italia anche se, persa la cittadinanza austriaca, non riuscirà per questioni burocratiche ad ottenere cittadinanza e passaporto italiani, trovandosi così tutta la vita in un situazione di “apolide”. A Milano resta 17 anni, si trasferisce quindi in Brianza e poi in Svizzera. Quei 17 anni trascorsi a Milano sono fondamentali per lo sviluppo della sua carriera artistica.
Tuttavia Milano appare di raro nei suoi dipinti, riuniti nella prima sezione della mostra, intitolata “Gli Esordi” (dopo una sezione introduttiva che raccoglie documenti, lettere, libri e fotografie e una sezione preliminare che comprende gli autoritratti di Segantini mostrando l’evoluzione dall’immagine realistica dell’Autoritratto all’età di vent’anni alla progressiva trasformazione simbolista). Sono “Il Naviglio a Ponte San Marco”, “Nevicata sul Naviglio”, “Il Naviglio sotto la neve”, scorci suggestive della città in cui il pittore è entrato in contatto con le nuove tendenze artistiche.

Si passa quindi alla sezione “Il Ritratto, Dallo Specchio al Simbolo” e alla sezione “Il Vero Ripensato: La Natura Morta”. Straordinarie nature morte e magnifici dipinti, alcuni dei quali mai visti a Milano prima d’ora.
Nel 1881 Segantini lascia Milano per la Brianza, aspirando a un contatto con la natura e rifiutando l’idea metropolitana della vita e dell’arte dei suoi amici scapigliati. Ecco dunque la quarta sezione intitolata “Natura e vita dei campi” che raccoglie i capolavori sulla vita agreste (La Raccolta dei Bozzoli,  La Raccolta delle Patate, Dopo il Temporale, La Raccolta delle Zucche) fino al primo paesaggio monumentale, Alla Stanga. Una sottosezione, intitolata Il Disegno dal Dipinto, testimonia il continuo rifacimento di Segantini dei propri lavori, che venivano modificati per arrivare a soluzioni diverse.
Segantini si riallaccia alla tradizione della pittura contadina derivata da Millet e dai pittori francesi della metà dell’Ottocento, la supera e arriva poi al simbolismo di una natura incentrata sul paesaggio. Raffigura inoltre la religiosità degli umili, cui dà voce in opere fondamentali presenti nella quinta sezione, Natura e Simbolo. “L’Ave Maria a trasbordo”, con la sua vibrante luminosità, vale da solo il prezzo del biglietto.

Con il trasferimento in Svizzera, Segantini approda al suo personale divisionismo, spezzando la materia in lunghi filamenti di colore. Protagoniste saranno le Alpi: Mezzogiorno sulle Alpi e Ritorno dal Bosco sono da annoverare tra i suoi capolavori, insieme alle monumentali opere in un divisionismo atto a rendere la luce rarefatta delle Alpi.
La sesta sezione mostra disegni ispirati a opere letterarie e religiose, mentre la settima è dedicata al Trittico dell’Engadina, considerato il testamento spirituale dell’artista. Nella sezione conclusiva, intitolata La Maternità, sono presenti altri capolavori come lo splendido olio “Le due Madri”.
Quadri celeberrimi, alcuni tesori della Galleria d’Arte Moderna di Milano, si alternano a preziose rarità mai esposte prima a Milano. La rassegna di Palazzo Reale rende così un omaggio compiuto a uno dei maggiori artisti europei del secondo Ottocento che, tra innovazione e tradizione, ha espresso tutte le angosce e i fermenti della sua epoca.

Gabriella Aguzzi