Splendida Tosca

05/03/2011

“Questo è il bacio di Tosca!” urla Floria Tosca pugnalando Scarpia a morte. La tensione è già al massimo, palpabile, nel crescendo musicale che accompagna la scena della tortura, nella passione che guida ogni gesto della protagonista verso l’ineluttabile tragedia. Il melodramma più violento di Giacomo Puccini vibra dei sentimenti potenti di Tosca, (la gelosia folle, l’amore sfrenato, il sacrificio, il delitto), immerso nell’atmosfera cupa e opprimente di una Roma papalina sotto il controllo del lascivo Scarpia (la cui ombra si proietta incombente anche dopo la sua morte), lontano dalle malinconie struggenti della Bohème e da una protagonista teneramente fragile come Madama Butterfly. Se alla base del libretto di Illica e Giacosa vi è il corrusco dramma di Sardou, la musica pucciniana assorbe la carica drammatica della storia narrata e si riversa impetuosa accompagnando l’ira disperata di una donna, fervente religiosa, che si macchia di sangue per amore, emozionando con l’intenso lirismo delle splendide romanze “E lucean le stelle” e “Vissi d’arte”, fino ad accompagnare il grido “e muoio disperato e non ho amato mai tanto la vita”.
La grandiosa messa in scena che abbiamo avuto la fortuna di applaudire al Teatro alla Scala, con la regia di Luc Bondy, non risparmia il sangue e la furia e ne restituisce in pieno l’atmosfera tetra e l’impeto drammatico. Sono tre ore di pura magia quelle che regala questa nuova Produzione del Teatro alla Scala (in coproduzione con Metropolitan Opera di New York e Bayerische Staatsoper di Monaco) che i costumi di Milena Canonero, le scene di Richard Peduzzi e le luci di Michael Bauer rendono sontuosamente affascinante. L’austerità dei tre quadri – la chiesa, il palazzo di Scarpia, gli spalti di Castel Sant’Angelo – sottolinea l’oppressione permanente con tre diverse tonalità cromatiche: il marrone spento del primo atto dove lo sfarzo del coro fa da contrappunto ai torbidi pensieri di morte di Scarpia, il rosso cupo del secondo atto insanguinato (rosso che domina nei vestiti e negli scarni arredi), il blu notturno del terzo atto, l’attesa della fucilazione, appena contornato dalla sagoma scura di un bastione e rischiarato dal fumo degli spari.
L’ottava rappresentazione di venerdì 4 marzo, con la Direzione di Omer Meir Wellber, ha visto sul palcoscenico Sondra Radvanovsky, splendida Tosca, Marco Berti nel ruolo di Mario Cavaradossi e Zeljko Lucic, un viscido e subdolo Scarpia. Repliche il 6, il 23 e il 25 marzo.

Gabriella Aguzzi