Teatro in Inghilterra: Equus

31/05/2008

“Daniel Radcliffe è riuscito brillantemente a togliersi il mantello di Harry Potter annunciandosi come un attore teatrale di inaspettata profondità. Rivela un potere drammatico ed un’elettrizzante presenza scenica” scrive il Daily Telegraph. Vedere per credere. Sul palcoscenico del Gielgud Theatre la metamorfosi di Daniel Radcliffe da Harry Potter ad Alan Strang, protagonista disturbato da incubi morbosi nel controverso e per certi versi sconvolgente “Equus” di Peter Shaffer è davvero sorprendente. Il dramma, del ’73, è noto per i suoi contenuti forti e trae spunto da un raccapricciante episodio realmente accaduto: l’accecamento di sei cavalli da parte di un ragazzo. Shaffer abbandona però da subito ogni altro riferimento alla realtà per penetrare nella psiche malata del ragazzo, un viaggio oscuro nei meandri di una mente scossa da turbamenti religiosi e sessuali in cui l’immagine del cavallo ricorre ossessivamente e che comunica dolore allo psichiatra che vi affonda lo sguardo e ne intacca le certezze. Le versioni più celebri sono quella con Peter Firth e Anthony Hopkins e quella con Tom Hulce e Anthony Perkins che fu poi per breve tempo sostituito da Richard Burton. Ora, nella regia della giovane Thea Sharrock, Daniel Radcliffe è affiancato da Richard Griffiths nel ruolo dello psichiatra Martin Dysart e si stenta a credere che siano Harry Potter e suo zio “babbano” gli intensi ed emozionanti protagonisti di questo spettacolo dalle tinte cupe e forti, giocato su una scenografia scarna come un cerchio equestre.
Tuttavia, sarà perché viene ripreso un testo comunque datato, sarà per l’impronta registica (gli uomini con mascheroni da cavallo ottengono un risultato piuttosto imbarazzante) resta l’impressione che l’intensità di un testo denso di troppi significati venga bilanciata da scene shock studiate per assicurarsi il grosso pubblico: l’autoflagellazione, il finale del primo atto, il nudo integrale, l’esplosione di violenza.

Gabriella Aguzzi