Il Vizietto

05/12/2012

Non c’è bisogno di ricordare la trama dell’esilarante commedia di Jean Poiret che nel 78 divenne quel memorabile film di Edouard Molinaro interpretato dagli strepitosi Ugo Tognazzi e Michel Serrault, il Vizietto: coppia di omosessuali, gestore e star del night La Cage aux folles, devono improvvisare una messa in scena di rispettabilità per il matrimonio di “loro” figlio, in attesa della visita del futuro suocero, un Onorevole fustigatore di costumi. Il ritmo brillante e il gioco degli equivoci si fondevano al sottofondo agrodolce della figura di Albin, star innamorata della propria immagine e dei propri capricci e timorosa della vecchiaia e dell’abbandono. Secondo la moda americana di tramutare in musical i film e le commedie di successo nell’83 anche La Cage aux Folles divenne un musical, ad opera di Jerry Herman e Harvey Fierstein, spopolando  a Broadway e a Londra.
Peccato dunque che ad arrivare a Milano, spettacolo atteso e applauditissimo al Teatro Manzoni, sia il musical e non la commedia d’origine. Peccato perché tutta la comicità, il gioco fine delle battute (che ritroviamo nella nostra memoria cinematografica ma non sempre sul palco), le situazioni irresistibili lasciano il passo ai molti (troppi) numeri musicali, alcuni ben inseriti ed altri stucchevoli, che prendono il sopravvento sbilanciando il ritmo, si pensi ad esempio a come viene buttata via in un paio di canzoncine tutta la scena madre dell’incontro coi suoceri. Peccato soprattutto perché la strana coppia Enzo Iacchetti e Marco Columbro merita davvero e dispiace che la loro verve resti al servizio di una regia, quella di Massimo Romeo Piparo, che concede spazio al macchiettismo, alla comicità facile e allo sfarzo. Il clima Anni Settanta dell’ambientazione si respira soprattutto nel glamour della messa in scena, che riproduce, con l’espediente di teatro nel teatro, i numeri musicali della Cage aux Folles, tra lustrini, scintillii, sfoggi di costumi e ballerini sui tacchi a spillo. Perfino la fuga finale en travesti attraverso il locale si trasforma in un nuovo, inutile, numero di danza.
Non mancano certo i momenti divertenti ed in particolare Iacchetti è un magnifico Albin/Zazà, scoppiettante e malinconico al tempo stesso, nel suo caleidoscopico e vorticoso cambio di costumi e nella sua comicità mai greve. Il pubblico gradisce tanta spettacolarità. Ma noi continuiamo a preferire la commedia originale.

Gabriella Aguzzi