Educazione Siberiana a Teatro

04/03/2014

Il Teatro Elfo Puccini ha vissuto una settimana di emozioni intense con Educazione Siberiana, trasposizione teatrale del libro di Nicolai Lilin che ha segnato il suo folgorante esordio letterario.
Un’opera che ha vissuto tre cambiamenti di pelle e lo stesso Lilin ne ha curato sia la sceneggiatura cinematografica che la versione teatrale, in collaborazione con il regista Giuseppe Miale Di Mauro. Tre versioni differenti, ma ugualmente forti.
Se il libro è la cruda cronaca di cosa significhi far parte degli Urka Siberiani, espulsi dalla loro terra natale creandosi come “criminali onesti” per sopravvivere e ancorandosi agli insegnamenti dei vecchi e alle loro leggi, un’educazione di strada che fa di loro una comunità cresciuta nel culto delle armi e di antichi valori contro il sopraggiungere di una nuova criminalità, il film di Gabriele Salvatores, con John Malkovic nel ruolo del Nonno,  romanticizza il tutto in una forte storia di amicizia, imprimendovi un plot narrativo che rispetta i temi principali ma li immerge in un differente afflato poetico (vedi a questo proposito la nostra intervista al regista e allo scrittore).
Lo spettacolo che abbiamo visto in scena all’Elfo ha una differente voce e si rapporta maggiormente, come spirito, al testo originale.  Racchiude la storia in un nucleo familiare i cui contrasti emergono con la potente violenza di una tragedia greca.
I due fratelli protagonisti scelgono di vivere l’uno nell’educazione dei criminali onesti, seguendo i princìpi impartiti da Nonno Kuzja e il codice della comunità di Fiume Basso, l’altro vi si ribella per inseguire il gusto facile di una nuova ricchezza che ha il prezzo del tradimento, sia delle tradizioni e del passato che dei legami di famiglia e dell’amicizia. Sono entrambi il simbolo di una scissione, di due strade che si separano con sanguinoso attrito, ed insieme vi è tutta l’intensità del dramma di due fratelli che hanno varcato il punto di non ritorno. Se per uno è ancora vero che “non puoi possedere più di quanto il tuo cuore possa amare”, per l’altro non c’è più amore per far posto nel cuore all’avidità di altri desideri, trascinati con furia dal nuovo che avanza.

La regia di Giusepe Miale Di Mauro e le scenografie di Carmine Guarino tagliano in due il palcoscenico: da una parte la casa in cui si consumano le angosce, e sopra di essa, solo parzialmente visibili, gli eventi esterni, il tumulto di violenze che la scuotono come una tempesta. Se il film spaziava con maggiore ampiezza di tempi e di luoghi, creando così quel ritmo elegiaco creato dal corso degli anni e dalle nostalgie, lo spettacolo teatrale tutto racchiude in quel crogiolo di tensioni. Con più risalto anche ai motivi religiosi con cui i criminali onesti danno ragione alle proprie azioni. E la peggiore delle colpe sta nell’uccidere i “voluti da Dio”, qui rappresentati da un differente personaggio rispetto all’interpretazione cinematografica, alla cui morte è impressa la luce di un quadro caravaggesco.
In scena Elsa Bossi, Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Stefano Meglio, Adriano Pantaleo, Andrea Vellotti, tutti intensamente partecipi. I corpi tatuati dei protagonisti recano quelle “storie sulla pelle” che parlano di un passato violento travolto da una violenza più terribile e senza radici.
In un vibrante crescendo di emozione “Educazione Siberiana” si rivela uno spettacolo di grande impatto come raramente capita di riscontrare a teatro.

Gabriella Aguzzi