R III - Riccardo Terzo

07/03/2014

“Domani nella battaglia pensa a me. Dispera e muori”. Un volo di fantasmi popola gli incubi di Re Riccardo la notte prima della battaglia e tutte le sue vittime gli aleggiano attorno sussurrando minacce di morte: il sangue di cui si è ricoperto nell’ossessione della scalata al Trono lo travolgerà.
La regia di Alessandro Gassmann, grandiosa come si addice alla tragicità del testo shakespeariano, mette in scena apparizioni di fantasmi, nevi, boschi, lampi, mura solitarie, battaglie. In un gioco di ombre, come l’ombra deforme che Riccardo contempla dietro di sé, in un abbacinante bianco e nero espressionista, dove i personaggi si aggirano con volti clowneschi e spettrali.
“L’ispirazione primaria era il Cinema Horror degli Anni Venti e Trenta” dice l’attore regista e la commistione cinematografica che ha operato su questo stupefacente Riccardo III  destinato a conquistare anche il pubblico più giovane - vi sono perfino i titoli di coda - è perfettamente funzionale. “E’ una tecnica che già usato nella mia seconda regia teatrale, La Parola ai Giurati,  e qui ha un’importanza ancora maggiore, non solo perché mi consente di portare in scena eserciti e nevicate, ma per dare allo spettacolo un ritmo accelerato, senza interruzioni che interrompano il flusso delle emozioni”.
Tutto è rapido in questa versione teatrale che fa risaltare tutta la bellezza del testo shakespeariano pur alleggerendone i contenuti e spogliandolo di molti orpelli, rapido come la furia omicida che guida al folle inseguimento del potere. La traduzione e l’adattamento di Vitaliano Trevisan dunque non lo impoveriscono, ma ne fanno invece risaltare altre sfaccettature (perché ogni capolavoro di Shakespeare può essere letto, riletto e reinterpretato infinite volte, trovandovi sempre nelle pieghe qualcosa di nuovo) e lo rendono “moderno” nel senso più nobile del termine.
“E’ una delle opere più lunghe di Shakespeare, dove tutti i personaggi sono imparentati e molti tra loro hanno gli stessi nomi, allo spettatore può risultare difficile seguire una storia così profonda e complessa. Io ho voluto fare uno spettacolo popolare, cioè comprensibile ad ogni tipo di pubblico, evitando termini non più utilizzati dal nostro linguaggio, ma sempre nel rispetto di Shakespeare. Lo spettacolo va in velocità ma senza lasciarsi dietro pezzi importanti di questa meraviglia” spiega ancora Alessandro Gassmann.

La maledizione di Margherita si ripercuote su tutti i protagonisti, precipitati nella dannazione di un inferno dove omicidi si susseguono senza sosta ad altri omicidi. Non vi è pietà per nessuno nella sete di potere che li divora e li fa ritorcere come vipere gli uni contro gli altri, tutti ugualmente malati e corrotti, e anche le stesse vittime sono macchiate dalla cupidigia e dal sangue. L’adattamento di Trevisan e l’allestimento di Gassmann evidenziano questa mostruosità dilagante che tutti investe. Riccardo è deforme nel fisico e nell’anima, storpiato dalla bramosia del Trono e dalla crudeltà dei suoi macabri disegni.
“Nel testo non esistono personaggi innocenti, sono tutti all’interno di questo clima in cui si respira intrigo – dice Marta Richeldi che interpreta la Regina Elisabetta – Le donne forse prima degli altri si rendono conto dell’iniquità di tutto questo, la Regina Margherita, che ha perduto tutto e a cui non rimane che maledire, Elisabetta, che sta perdendo tutto e Anna, attesa dallo stesso destino”
Emerge in particolare, in questa versione, il personaggio del sicario Tyrrel, interpretato da Manrico Gammarota “Questo Tyrrel riunisce in sé i personaggi dei vari sicari, eppure è l’unico in tutto il racconto che viene colto da un attacco di pentimento. L’adattamento ha contaminato questa tragedia, una delle prime scritte da Shakespeare, con lo Shakespeare più adulto e in Tyrrel vi sono sfumature che rimandano all’Amleto”.
Mauro Marino, nel triplo ruolo di Re Edoardo, Stanley e della Regina Margherita, segue il gioco shakespeariano che poneva attori in ruoli femminili, e crea una Regina anch’essa mostruosa, contorta e strisciante come un vecchio rettile velenoso “Fiera nel suo dolore per maledire e portare alla distruzione la dinastia degli York, Margherita diviene una voce che non è più femminile”.
Lampi di crudele ironia sottolineano i monologhi di Riccardo, compiaciuto del suo malefico gioco. Lo spettacolo ha impennate grottesche e macabre. Lord Hastings (interpretato da Marco Cavicchioli che impersona anche il Duca di Clarence) è rappresentato come un volgare ottimista cialtrone. E Giacomo Rosselli passa dalla tragicità del personaggio di Rivers alla comicità di Catesby. “In ogni opera di Shakespeare è presente sia il lato drammatico che quello comico – dice – Così 30 secondi dopo la mia morte in scena torno con un personaggio buffo e questo rispecchia molto la natura più autentica di Shakespeare che rappresenta la vita degli uomini fatta di leggerezza e di drammi”.
Le scenografie di Gianluca Amodio, basate su suggerimenti e schizzi dello stesso Gassmann, sono ammalianti. Le musiche, marcatamente moderne, non stridono con l’opera ma ne evidenziano l’immortalità. Se eravamo rimasti stupiti e affascinati dal Riccardo III di Ian McKellen (rappresentato a teatro anche a Milano prima di essere portato in film) il Riccardo III di Gassmann riesce ancora a stupirci e affascinarci.
E se a Milano calca le scene della Sala del Piccolo Teatro intitolata a Strehler ci giunge spontaneo pensare che dai tempi di Strehler raramente ci è capitato di assistere a regie così incisive e potenti.

Gabriella Aguzzi