"La professione della signora Warren"? La pił antica del mondo

27/10/2014

Dopo la prima nazionale a Civitavecchia, arriva al Teatro Eliseo un George Bernard Shaw rivisto da Giancarlo Sepe. Come dire, l'Italia incontra l'Irlanda, si scontra, si scompone e si ripresenta in un'operazione Cinismo 2.0.
Scritta a fine Ottocento, infatti, la pièce fu pubblicata all'interno della raccolta Commedie sgradevoli, insieme ad altri due titoli emblematici: Le case del vedovo e L'uomo amato dalle donne. La censura ritenne l'opera fin troppo sgradevole, all'inizio, perché lo spettatore veniva posto di fronte a situazioni poco convenienti; l'intera società risultava sotto processo.

Shaw ricorre ad una trama minimale, pretestuosa ed efficace. Vivie (Federica Stefanelli, monocorde) si laurea in Matematica a Cambridge e si prepara per le meritate vacanze, ricevendo nel cottage del Surrey la ricca madre (Giuliana Lojodice, Premio Le maschere del teatro 2014) e due suoi amici, Pread (artista un po' naif dal volto di Pino Tufillaro) e sir Crofts (il socio in affari, l'istrionico Giuseppe Pambieri). Le due donne incontrano anche il vicino di casa, l'improbabile pastore di anime, reverendo Sam (Roberto Tesconi), e lo scanzonato figlio Frank (Fabrizio Nevola). Il gruppo regge per un po', tra stilettate e proposte di matrimonio all'ultima-dichiarazione-dei-redditi.
Utili a scandire i tempi le musiche originali di Davide Mastrogiovanni per una colonna sonora piacevolmente evocativa, a cura degli Harmonia Team.

File rouge delle due ore di spettacolo l'ipocrisia, collante di una fitta rete di interessi a matrioska, dalla quale nessuno esce immacolato: in un gioco Made-in-sex, tutti passano dal via, e il migliore resta fermo un giro.
George Bernard Shaw non ha mai voluto scrivere drammi, l'ironia l'ha sempre inseguito, e ha impostato “La signora” secondo la tradizione del teatro naturalista francese. E allora i dialoghi vivaci di questi sei piccoli mostri sprizzano un naturale cinismo.
Ognuno è dipinto come maligno, egoista, vittima e al contempo artefice di circostanze scabrose, all'interno delle quali muoversi per ottenere maggior profitto. Ad esempio, la signora Warren ricorda di essere stata costretta a prostituirsi, altrimenti avrebbe dovuto lavorare duro, come una volgare proletaria, accumulando rughe e calli e, infine, morendo di stenti. Per scongiurare il terrificante pericolo, ha investito quanto ha guadagnato inizialmente per avviare un cospicuo giro d'affari in case chiuse. Ne ha collezionate sei, la Warren.
Dal canto suo, la figlia, l'accostumata e fresca di laurea Vivie, non si è mai chiesta da dove provenisse il benessere di cui poteva godere, salvo poi scandalizzarsi quando l'amico della madre Crofts gliene parla, saggio: «Siamo al mondo, non c'è rimedio. L'unico modo per restarci è avere soldi.»
I quattro uomini sono tutti attratti sessualmente dalle due donne, quasi indistintamente bramano madre e figlia, come se l'età, il carattere, la posizione sociale, i sentimenti fossero azzerati al cospetto della pulsione per la carne: una femmina varrebbe l'altra. «Possiamo dire che sono tutti dei puttanieri e le due donne, chi per un verso, chi per un altro, sono vittime di una società maschilista», spiega il regista Giancarlo Sepe, che ha anche curato traduzione e adattamento dell'opera.

Un pugno nello stomaco, una pièce che il censore irlandese tenne in stand-by per alcuni anni, prima di permetterne la messa in scena perché sconveniente. Eppure quei sentimenti non sono mutati, anzi, l'ingordigia umana presentata da Shaw a fine Ottocento potrebbe essere nel computer di qualche giovane drammaturgo del 2014, o potrebbe fra qualche anno solleticare la fantasia di un attento regista. A dimostrazione che, se il mestiere più antico resta quello della Warren, l'animo umano non cambia. 


La professione della signora Warren
Roma. Teatro Eliseo fino al 2 novembre 2014
Regia: Giancarlo Sepe
Con: Giuliana Lojodice, Giuseppe Pambieri, Pino Tufillaro, Fabrizio Nevola, Federica Stefanelli, Roberto Tesconi
Scene e costumi: Carlo De Marino
Disegno luci: Gerardo Buzzanca
Musiche: Davide Mastrogiovanni, Harmonia Team

Maria Vittoria Solomita