Servo per due

16/12/2014

Favino arriva a Teatro e vi arriva in chiave brillante, stregato da un testo, “One Man, Two Guvnors” di Richard Bean, che dal 2011 ha movimentato i palcoscenici del Regno Unito prima e di Broadway dopo. Il testo – e qui è il punto che ha intrigato Favino – trae ampia ispirazione dall’Arlecchino Servitore di Due Padroni e il classico goldoniano trasferisce nella Brighton del ’63. Incuriosito da come gli Inglesi abbiano fatto loro, adattandolo al loro sense of humor, una pietra miliare del teatro italiano, Favino si è tuffato in un’avventurosa operazione, quella di riadattare il testo all’Italia e riportare questo Arlecchino rinnovato al suo Paese d’Origine. L’ambientazione quindi cambia ancora e diventa la Rimini degli Anni Trenta.
“Servo per due” è caratterizzato da molti accenti dialettali e da nomi buffi (Francis Henshall diventa Pippo Passalagamba), sottolinea i cambi di scena con numeri musicali dell’epoca e il gruppo Danny Rose, ma dell’originale mantiene la struttura, gli equivoci, il forsennato ed esilarante ritmo comico, l’ingenuità del protagonista spinto ad intrigare dai più elementari bisogni (la fame prima, l’amore poi) e le interazioni col pubblico. Perché, come la Commedia dell’Arte insegna, l’improvvisazione è linfa vitale del Teatro.
Pierfrancesco Favino, in scena, mostra una faccia stupita e candida e, dietro le quinte, affiancato da Paolo Sassanelli, orchestra uno spettacolo abbagliante per l’alternarsi delle scenografie (alcune veramente suggestive) e numero di interpreti, in un’esplosione di colori e un perfetto girotondo di momenti comici.

Al Teatro Manzoni fino al 31 Dicembre

Gabriella Aguzzi