L’Otello di Luigi Lo Cascio

26/01/2015

Davanti all’opera monumentale di Shakespeare Luigi Lo Cascio ha operato una scelta precisa, drastica: quella di focalizzarsi su uno degli innumerevoli aspetti, di indagare e scandagliare in profondità uno dei temi che costituiscono la vastità dei suoi capolavori. Nel caso di Otello Lo Cascio non si interessa dunque al colore della pelle del Moro di Venezia, ma alla sua passione per Desdemona e a come l’amore si tramuti in odio per colpa del “mostro verde della gelosia”. Un’indagine che parte dalla fine, quando la tragedia si è consumata, e un soldato che vi ha assistito, ammirando le gesta del suo generale, la racconta ai posteri cercando di interpretarla e comprenderla, assolvendo lo stesso compito che Amleto morente affidava a Orazio, quello di “narrare questi dolorosi eventi” e, quasi una sorta di Coro, avanza le sue ipotesi, commenta,  ricostruisce, colma le lacune. Non solo, ma a suo piacimento vi aggiunge un sogno, se le cose fossero andate diversamente, se Otello avesse ritrovato il fazzoletto e il senno, e vola in un lunatico finale alternativo che muta di registro dalle tonalità cupe in cui era immerso.
Molte dunque sono le libertà che Lo Cascio si prende in questa riscrittura, o “riduzione” come preferisce chiamarla, traducendolo in siciliano, tra endecasillabi e versi liberi. Anche nel cercare le motivazioni delle diaboliche trame di Iago, convinto che le femmine sono tutte puttane e disgustato che il suo generale si sia perso dietro una di loro. Come regista gioca con la profondità dei chiaroscuri e come attore si riserva il ruolo di Iago, relegandolo ad antagonista e lasciando la scena ai furiosi deliri di passione ferita dell’Otello di Vincenzo Pirrotta.
Se infatti Otello e Iago sono spesso considerati coprotagonisti della tragedia (prova ne è la celebre messa in scena con Gassman e Randone che si scambiavano i due ruoli a sere alterne) e per molti è Iago il vero protagonista, il cupo artefice del dramma, Lo Cascio vuole restituire a Otello la grandiosità del suo conflitto e indagare il mistero del mutare di un amore assoluto. Al suo fianco stilla nell’ombra il suo veleno di astuto consigliere intento a tessere la sua oscura trama.
Un’interpretazione innovativa e per molti versi affascinante che il dialetto siciliano rafforza nella sua immediatezza primitiva conferendovi una violenza popolare che fa da contrasto vivo alla bellezza dei brani shakespeariani.
Lo spettacolo è in scena al Piccolo Teatro Strehler fino al 1 febbraio.

Gabriella Aguzzi