La Villeggiatura di Goldoni

17/04/2015

Nasce nell’81 a Dresano la Compagnia Teatrale Il Pioppo, fondata e diretta da Luciano Pagetti, e dopo un cammino ininterrotto di quasi 35 anni nei quali si è allargata a tutto il Lodigiano prima e al Milanese poi e ha perso il conto delle rassegne a cui ha partecipato e dei premi che ha vinto, eccola di scena al Teatro Nuovo di Milano con un classico dei classici: la Trilogia goldoniana della Villeggiatura. La proposta è arrivata dalla FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori) con la ricerca, appunto, di un testo classico, e Il Pioppo, già reduce dal successo riscosso con Il Ventaglio, ha riproposto Goldoni, sfoggiando i costumi più ricchi e belli del suo repertorio e portando in scena 18 attori. Nel cast figurano molti nomi storici della Compagnia (in cui si sono avvicendate oltre 100 persone) e nuove leve uscite dalla scuola di recitazione: accanto allo stesso Luciano Pagetti la sempre briosa Luciana Boux, Aldo Ecobi, Matteo Cazzulani, Chiara Barbareschi, Federica Formaggia, Simone Saba, Lucia Chierichetti e Gianni Ravazzani nel ruolo di un Goldoni che introduce la vicenda e ne narra l’epilogo.

Mettere in scena l’intera Trilogia sarebbe opera improponibile per la sua durata. Ecco dunque il lavoro di riduzione operato per ottenere il risultato brillante che abbiamo visto in scena al Nuovo, con enfasi sulla vivacità degli equivoci, delle ipocrisie, delle malignità e dei desideri frustrati e con un ritmo che non cede mai ad un attimo di stanchezza. Da Le Smanie per la Villeggiatura sono tratte le scene principali che evidenziano l’ansia per la partenza e insieme l’inevitabile indebitarsi pur di far bella figura. Le Avventure della Villeggiatura prendono lo spazio più ampio e si concludono con il monologo di una disperata ma determinata Giacinta (Il Ritorno dalla Villeggiatura è considerato l’opera meno brillante delle tre e ripete il già detto, per cui si è preferito un finale in sospeso) e con un “to be continued” che già in epoca goldoniana anticipava i sequel tanto in voga oggi.
Ciò che emerge infatti, grazie anche alla vivacità degli interpreti, è la modernità di Goldoni. Le deliziose scene della servitù, che spettegola a parte vivendo i propri intrecci amorosi, sono antesignane di Downton Abbey e affini, e la donna, caso nuovo per l’epoca, è dipinta nel suo non voler cedere all’imposizione famigliare.
Un meritato applauso ha salutato uno spettacolo divertente che mette alla berlina i piccoli livori della borghesia e la smania di apparire ad ogni costo.

Gabriella Aguzzi