Calendar Girls

19/11/2015

Sul finire degli Anni 90 in Inghilterra alcune donne ultracinquantenni membre del Women’s Institute, in seguito alla morte del marito di una di loro, si impegnarono in una raccolta di fondi provocatoria che sovvertiva tutte le stanche e fallimentari iniziative di beneficienza: posare nude per un calendario con tutta l’imperfezione dei loro corpi. L’iniziativa fece scalpore tanto che, dal divano per l’ospedale che si erano ripromesse di comprare, finirono col finanziare con il ricavato la costruzione di un’intera nuova ala.
Ne fu tratto un film con Helen Mirren, e lo sceneggiatore Tim Firth è anche autore della commedia ora in scena al Teatro Manzoni di Milano, nella traduzione e adattamento di Stefania Bertola (che rispetta e mantiene l’ambientazione anglosassone) e la regia di Cristina Pezzoli.
Un divertente cast quasi tutto al femminile anima con grazia questa scoppiettante commedia ben ritmata in perfetto equilibrio tra il sorriso e i temi profondi che rivela tra le sue pieghe e che, proprio come il personaggio del marito di Annie condannato dalla leucemia, sa rispondere con ironia alla morte e a tutte le amarezze della vita.
Capitanate da Angela Finocchiaro, questa volta impegnata in un gioco corale e non in un assolo, l’intero cast sottolinea con freschezza ogni passaggio senza calcare la mano né sulla comicità né sul dramma perché è proprio da questa magica commistione che Calendar Girls trae la sua forza: Laura Curino, Carlina Torta, Ariella Reggio, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, insieme alla Finocchiaro, si muovono con disinvoltura anche quando calano le vesti, caratterizzando ognuna un personaggio che solo in apparenza si presenta come uno stereotipo, mentre Titino Carrara, Marco Brinzi e Noemi Parroni i panni li cambiano in più ruoli e Elsa Bossi interpreta con brio la direttrice bacchettona dell’associazione.
Rispetto al film la commedia teatrale ha più scioltezza e impatto immediato e quindi un effetto più godibile. Dopo il divertente shooting fotografico che chiude il primo atto si apre, per contrasto, un secondo atto che accende i riflettori su fallimenti, ambizioni e tutti i sentimenti contrastanti che travolgono le protagoniste, su tutti l’amicizia che è il vero legame e la forza vincente.

Prosegue così la Stagione Teatrale del Manzoni che alterna la commedia contemporanea ai grandi classici e alla Prosa affianca i Calendari chiamati Cabaret, Cultura, Family ed Extra, dopo essersi aperta con La Grande Guerra di Mario, omaggio di Edoardo Sylos Labini al capolavoro di Monicelli per raccontare l’eroe per caso.
Dopo i “Sogni e Bisogni” di Vincenzo Salemme e il pirandelliano “L’Uomo, La Bestia e la Virtù” si tornerà a confrontarsi con il Cinema con il classico di Tennessee Williams “La gatta sul tetto che scotta”, con Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni in scena (nella foto): se ne sottolineano gli aspetti più vicini ad oggi, vedendo nella protagonista Maggie un’anticonformista, mentre la versione cinematografica era figlia dell’epoca in cui il film è stato girato.
Massimo Dapporto e Tullio Solenghi saranno per la prima volta insieme in “Quei due”, commedia su un’anziana coppia gay che negli Anni Sessanta ha visto sui nostri palcoscenici Paolo Stoppa e Renzo Ricci e al Cinema Rex Harrison e Richard Burton.
La Stagione si chiuderà a maggio, come l’anno scorso, con un testo del catalano Jordi Galceran, thriller psicologico sulla crudeltà dell’ambiente di lavoro con Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino, Gigio Alberti e Antonello Fassari.

Gabriella Aguzzi