Romantic Comedy

24/10/2008

Come in “L’anno prossimo alla stessa ora” così anche con “Romantic Comedy” Bernard Slade mette in scena una coppia nel corso degli anni, dove ogni quadro ne rivela i mutamenti lasciati dalle esperienze e dal tempo. Una coppia coi suoi contrasti e le sue incomprensioni, con un amore troppo a lungo assopito che sfocia infine nell’amicizia. Ma è soprattutto una coppia di artisti quella di “Romantic Comedy”, due scrittori con il loro rapporto conflittuale, lui, Jason, affermato ma in crisi, lei, Phoebe, allieva provincialotta ma promettente e ricca di humour e talento.  Si conoscono il giorno del matrimonio di lui, si innamorano ma non se lo rivelano, si sopportano, si conoscono fin troppo bene, radiografano i loro difetti, litigano, si amano ancora. Il tutto in un’alternanza di humour spesso graffiante e sottigliezze psicologiche, toni brillanti e un retrogusto amaro nel guardare alle occasioni sfuggite; è un cinico sguardo all’interno del mondo degli autori teatrali, in balìa dei critici e dei loro stessi umori, che Slade conosce fin troppo bene, ed è anche, come dice il titolo, che poi è anche quello del libro che Phoebe scrive, una commedia romantica.
Un successo teatrale a Broadway nel ’79, con Mia Farrow e Anthony Perkins, un film nell’83 con Dudley Moore ed ora Romantic Comedy si presenta al pubblico milanese, al Teatro Nuovo, con la regia di Alessandro Benvenuti, che non si lascia sfuggire l’occasione di sottolineare l’umorismo corrosivo della commedia, e la coppia Marco Columbro/ Mariangela D’Abbraccio. Graditissimo il ritorno di lui sul palcoscenico, ma la scena, in questo continuo ping pong amoroso, è soprattutto di lei, che ha dalla sua anche un personaggio dalle molte sfaccettature, diverso ad ogni quadro, da brutto anatroccolo goffo ed emotivamente fragile, divertentissimo, dell’inizio a donna affermata e sofisticata che si crede padrona ormai dei propri sentimenti. Peccato solo che la commedia si dilunghi troppo nel finale, perdendo di ritmo e ripetendosi nell’analisi sentimentale dei protagonisti, alla ricerca di una conclusione. Che è il rischio di ogni “romantic comedy”

Gabriella Aguzzi