Il Mistero va in scena al Teatro Agorà

01/12/2009

Contro ogni formulazione teorica concernente questioni di  prossemica, di interazione tra palcoscenico e platea, inesistente se separati dalla “quarta parete”, la storia più vera e profonda del teatro, poco avvezza a cristallizzarsi in una rigida manualistica, nasce dalla “semplice”, ma vitale comunicazione  tra un “io “ di fronte ad un “tu”. Si è davanti alla genesi stessa del teatro secondo la lezione di Eduardo, la sperimentazione di Grotowski o l'happening di Julian Beck e Judith Malina.
Sempre in fieri,come sua conditio sine qua non, la modalità di messinscena/messa in scena propone  infinite declinazioni in seno  ad una drammaturgia naturalmente predisposta a calcare le tavole del palcoscenico,oppure sceglie l'adattamento di generi letterari concepiti per una fruizione autonoma ed intima, mirando al conseguimento della medesima efficacia .
Valido esempio di una  trama “in giallo” trasposta a teatro come “murderparty”è “Il mistero va in scena “ per la regia di Antonello Lotronto e Silvana Rossomando, e scritta dallo stesso Antonello Lotronto, in cartellone presso il Teatro Agorà  di Roma fino al 6 dicembre 2009.
Gli ingredienti di tale elisir vincente la dilagante noia di un pubblico vittima di pièce brechtianamente gastronomiche,vengono con sapienza annessi ed impiegati per consentire la partecipazione attiva di provetti detectives annidati tra gli spettatori.
Il “giallo” è una carta vincente (la fioritura di fiction a sfondo poliziesco non conosce confini) ed inoltre la metateatralità della vicenda ambientata ai giorni nostri tra provini ed altre beghe di uno spettacolo che “deve andare in scena”, affabula proponendo il quotidiano di un'attrice di nome Linda Gabel alle prese con snervanti provini denominati, per digerir la pillola, “gavetta”, le cui costanti sono sempre affidate a risposte negative nel breve e lungo periodo: “Grazie,Le faremo sapere”e “Ci dispiace,ma...”.
O meglio,...quasi sempre,perché nella pièce la sua avvenenza più evidente ed esuberante di un talento che si fatica  a scoprire, folgora il regista Paolo Enghel (intellettualoide con poche, assurde idee e troppe vane  elucubrazioni)intenzionato ad avviare con la donna una relazione non di carattere professionale,culminante  tuttavia nell'assegnazione a lei del ruolo di protagonista del musical “Dogs”( divertente  ed originale pendant del celeberrimo “Cats”).
Indicibile esclusa la diva Regina Gallo, moglie del produttore dello spettacolo, Alex Darro nonché amante di Paolo nella cui casa, rinchiusa nell'armadio della camera da letto, ne viene rinvenuto, proprio da  Linda, il cadavere. Unanime  l'urgenza   di scoprire  l'identità dell'assassino ed obbligo per  chi ha risolto il caso di tacere le risposte alle domande rivolte  dall'Ispettore di polizia Lea Bellotto alla sala, nei due momenti di “pausa scenica”concepiti come principale cardine del genere teatrale proposto   alias  aiuto alle indagini durante gli interrogatori ai sospetti:
 “Chi è stato?”,”Come ha commesso il crimine?”e ”Perché lo ha fatto?”.
Pertanto è doveroso prestare attenzione e rendere notorius l'architettura del “giallo” e della sua trasposizione:tutto profuma di teatro ossia, per dirla alla Angelo Maria Ripellino, di “trucco” e “anima” in una scenografia che non necessita di essere pensata  e costruita, se   gli stessi elementi che  popolano il suo universo ossia abiti di scena, locandine dedicate a  “Liolà” di Pirandello,”Rocky Horror Picture Show” e all'icona  Audrey Hepburn, puf, piume, tende  ecc...naturaliter la restituiscono.
Molto interessante il ricorso alla voce-off per riassumere i fuori-scena, i flussi di coscienza dei personaggi evitandone la narrazione, rovesciata brillantemente in pantomima attraverso le pose da soubrette di café-chantant affidate  a  Linda o gli sketches dei suoi colleghi in quanto potenziali assassini.
Pregevole dizione degli attori nel rivendicarsi come “personaggi in cerca di...assassino”ed acutamente  controllata  partecipazione   allo svolgimento delle indagini  nelle due dirette, calibrando, senza copione, le informazioni da fornire affinché tutto si tenga . Cristiano Cecchetti interpreta con divertente disinvoltura il doppio ruolo di Paolo Enghel e Alex Darro, così come Angelo Curci interpreta si sdoppia tra il personaggio del ruvido aiuto regista e quello del giornalista gay. Carmela Ricci è una brillante Linda Gabel e Michela Totino un’aggressiva ispettrice di polizia, cui spetta l’arduo compito di coordinare il pubblico di investigatori.
Drammaturgicamente, è possibile ravvisare un implicito omaggio al mostro sacro del brivido Alfred Hitchcock emulandone “Vertigo“(”La donna che visse due volte”) capolavoro del 1958 con James Stewart e Kim Novak.
Ricorrendo ulteriormente all'universo filmico il mistero “andato” in scena ha costituito una prova superata  a pieni voti soprattutto perché si è lasciata ogni sera, ad ogni replica dello spettacolo “una finestra aperta sul caso” auspicata sul set da un altro grande maestro del cinema  Jean Renoir, sorgente dell'improvvisazione come metodo lecoqiano a teatro.

Teatro Agora', Via Della Penitenza 33, Roma

www.murderparty.it

Mariangela Imbrenda