Nodo alla Gola

21/01/2010

E’ cosa rara assaporare a Teatro il piacere di una messa in scena pulita e ottimamente interpretata che rimanda ad un celeberrimo modello cinematografico pur senza avvertire il peso di confrontarsi con un mito, di uno spettacolo fedele ed allo stesso tempo a sé stante. Il piccolo miracolo si è compiuto al Teatro Verga di Milano grazie alla Compagnia Khorakhané e alla regia di Aglaia Zannetti, anche interprete sulla scena, alla prova con l’hitchcockiano “Nodo alla Gola” (affrettatevi, lo spettacolo è ancora in scena fino a domenica 24 gennaio!)
L’origine teatrale di “Nodo alla gola” (distribuito anche col titolo “Cocktail per un cadavere”) è evidente: Hitchcock non solo ne rispettò l’unità di tempo luogo e azione (tutto si consuma nel corso di una macabra festa), ma, com’è ormai risaputo, compì il prodigio cinematografico di renderne la claustrofobia in un unico piano sequenza. Lo spettacolo in scena al Verga ricalca la stessa claustrofobia in un unico atto senza intervalli che non cala mai di ritmo, partendo dal silenzio attonito del dopo-omicidio per giungere a quello finale dell’attesa della Giustizia, con una recitazione intensa che non vuole imitare quella di James Stewart, Farley Granger, John Dall.
Gianluca Iacono è un perfetto e luciferino Brandon, che soggioga il debole compagno per la vanità di compiere il delitto perfetto, un esteta dell’arte del delitto sotto la cui diabolica indifferente superiorità si agitano profonde insicurezze. L’interpretazione di Iacono conferisce al personaggio di Brandon uno spessore maggiore di quanto ne avesse nel film, portandolo pienamente alla ribalta. Enzo Giraldo è l’arguto professor Rupert Cadell al quale Brandon vorrebbe mostrare il proprio “capolavoro” per riscuoterne il consenso, e che invece ne rivela tutto l’orrore vedendo andare in pezzi il cinismo delle proprie teorie. In contrapposizione ai due, Federico Passi rivela tutta la debolezza e l’incertezza del suo tormentato personaggio, trascinato passivamente nel gorgo del delitto, abbandonandosi prima all’alcol e poi ad un’allibita disperazione. Completano il cast la stessa Aglaia Zannetti, vivace ed ignara spettatrice della tragedia che per gioco arriva vicino alla verità mettendo in crisi i due assassini, l’anziano e dolorosamente patetico padre della vittima Gianni Lamanna, Andrea Abbatista e Mirton Vaiani.
Più evidente, rispetto al modello cinematografico, il rapporto omosessuale tra i due protagonisti: la pièce di Patrick Hamilton si ispirava infatti ad un omicidio compiuto nel ’24 a Chicago da una coppia di giovani omosessuali e noto in America come “il delitto del Secolo”. Nel film di Hitchcock la componente omosessuale di Brandon si rivelava maggiormente nel desiderio di suscitare l’ammirazione del suo ex insegnante.
Lo spettacolo mantiene il perfetto equilibrio tra suspense, dramma e ironia, assumendo a tratti i toni di una conversation piece, solo che il pubblico sa che un cadavere è nascosto nella cassapanca allestita in modo macabro attorno a cui si svolge il party e ne può leggere il gioco feroce. Gli ingredienti si mescolano così sapientemente in un vero “cocktail per un cadavere”.

Gabriella Aguzzi