B-Generation

25/05/2010

“Interno borghese inglese, con poltrone inglesi. Serata inglese. Il signor SMITH, inglese, nella sua
poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese. Musica orologio”
L'incipit  dell'opera, forse, più nota di Eugène Ionesco “La cantatrice  calva” potrebbe  essere impiegata per descrivere , naturalmente, con opportune variazioni, l'atmosfera  ed i personaggi, ivi immersi, dei “Sixties”: i “mitici” anni Sessanta portati in scena  dal 28  al  30 aprile 2010  presso il Teatro Vascello nello spettacolo “B- Generation” . Diretto da Andrea Palotto (autore inoltre del testo) non si tratta propriamente di una pièce teatrale, bensì di un musical frutto di un libero adattamento  del film “ Across the universe” di Julie  Taymor . La  citazione di un classico del teatro  dell'assurdo non suggerisca un'impronta realista o naturalista nella ricostruzione dell'epoca e dei suoi protagonisti:rispettando la  trama del film, la trasposizione ha  il pregio di non enfatizzare mode e  fenomeni di costume, vestendo alla moda tutti i personaggi in base ai  loro ruoli evitando, ad  esempio,  di proporre una scenografia invasiva o eccessivamente  didascalica.
“B-Generation” fin dal  titolo punta l'attenzione sulla generazione nata  e cresciuta  attraversando un'epoca  dominata dalla lettera  B plurisignificante: Beatles , beat , British Invasion ecc... in un percorso che congiunge, solcando l'oceano Atlantico, l'Inghilterra e l'America: il battito  del cuore, la  voce  del sangue induce il  giovane protagonista Jude  a  lasciare Liverpool e la  sua ragazza per  cercare il padre, emigrato negli Stati Uniti,ma è prevedibile  che l'approdo in una terra sconosciuta si  converta , inevitabilmente,  in una  Bildung, in un percorso  di scoperta e formazione non  soltanto individuale , ma collettivo, nella  misura in cui la partecipazione   riguarda i nuovi amici del ragazzo  e tutto il pubblico in sala. Quest'ultimo, a  seconda  delle  età, ricorda o tenta  di immedesimarsi in un'epoca dando corpo ai suoi  echi lontani in quanto irreversibilmente mitizzata. Punto di partenza  e di forza in questo spettacolo, Euterpe, musa  della musica invitata ad universalizzare sogni, speranze , utopie di una fase  della  storia dell'umanità  che, per quanto  alcuni ritengano non sia mai esistita , o meglio, poiché troppo enfatizzata,  abbia dominato come fenomeno di costume , si distingue per  la risonanza mediatica , le stravaganze o contraddizioni senza precedenti e le forme più o meno coerenti di rappresentazione/ manifestazione di mode e  riti resi pensiero , addirittura filosofie di vita.
Come nel  film , anche a  teatro , poco  dopo l'inizio,  si sente la  tipica sonorità fresca  e  vitale da concerto (rigorosamente  dal vivo con i musicisti  Alessio Contorni, Simone Massimi, Andrea  Neri,   Piero Eugenio Pierantozzi) ed  indubbiamente i giovani strumentisti  rappresentano  il complesso musicale”The Beatles”divenuto ben presto una leggenda  per il mondo intero , colonna sonora delle vite  dei protagonisti grazie  agli indimenticabili  brani trascinanti la platea. La  scenografia, apprezzabile nella  sua  essenzialità, impiega un pannello opaco posto  a destra come schermo per proiettare il fasto, la  falsità, l'inconsistenza del movimento dei Flower-power., gli Hippies o la profezia disperata in stile  pop-art di corpi plastificati , da  copertina  : i ritratti di Marylin Monroe secondo Andy Warhol, la  bandiera americana   a  stelle  e strisce , un'enorme chiave , quella  del bagno dalla  cui finestra Prudence entra in scena  come nelle  esistenze  dei suoi compagni di avventure . Non essendo invasiva, il suo ruolo sostiene il lavoro corale e  spesso ha  la  grazia  di un ricordo  , in un  equilibrio  costante soppesando la  qualità e la quantità di emozioni e sentimenti da  mettere in campo/in scena  che nel montaggio delle  attrazioni proposte, realizza ancora  una volta la teoria  dell'efficacia  teatrale avanzata da Sua  Maestà Sergej Michajlovič Ejzenšteijn mediante   l'impiego di un ampio ventaglio di soluzioni, esperendo il linguaggio scenico in toto (voce, musica, movimento, recitazione ), con la  formazione spesso di cori simili alla  tragedia greca ,anche  nelle entrate ed  uscite.
I gesti  e i movimenti   sono la  trama  di una  sfida più  dura ed  alta: l'eroe -Jude (incarnando il viaggio dell'uomo verso l'ignoto ) percorre un sentiero affrontando diverse prove: il distacco, la prova risolutiva e il ritorno per diffondere la conoscenza mentre il corifeo, il poeta, l’oratore, il sacerdote ne riportano , con i propri “strumenti “la cronaca dei fatti in quella realtà alternativa che è il momento teatrale  all'interno di un presente  assoluto...across the universe.

Mariangela Imbrenda