Re Theoden

03/05/2008

Tragedia in 5 atti di William Shakespeare
(testo ritrovato e tradotto da Gabriella Aguzzi)

THEODEN Re di Rhoan
ELROND Re di Rivendell
ARAGORN Re di Gondor, esiliato
DENETHOR Reggente di Gondor
THEODRET Figlio di Theoden
BOROMIR, FARAMIR Figli di Denethor
EOMER Nipote di Theoden, esiliato
SAURON Signore di Moria
SARUMAN Signore di Isengard
VERMILINGUO Consigliere di Theoden
LEGOLAS Un Elfo
GANDALF Uno stregone
GIMLI Un Nano
BILBO BAGGINS Hobbit della Contea
FRODO BAGGINS Nipote di Bilbo
SAM, MERRY, PIPINO Hobbit
ARWEN Figlia di Elrond
EOWIN Nipote di Theoden
GOLLUM Creatura deforme
Un Nazgul
Uno Spettro
Cavalieri di Rhoan
Orchi, Uru-Kai ed eserciti di Saruman

 

 

ATTO I
SCENA I
Una sala del Palazzo di Re Theoden, a Rohan
Entrano Eomer e Eowin
EOMER: “Lo stato di Re Theoden, nostro amato zio, mi è cagione di angoscia. Egli peggiora di giorno in giorno, e temo fortemente sia uscito di senno”
EOWIN: “Neppure la notizia che il dolce Theodret, suo figlio e nostro cugino, è rimasto ferito in battaglia combattendo coraggiosamente contro i terribili Uru-Kai assoldati da Saruman signore di Isengard ha mosso in lui una lacrima. Oh amato Theodret, più caro della luce del giorno, chiuderai tu gli occhi ridenti senza il pianto di un padre per conforto?”
EOMER: “Non ti angustiare, dolce sorella, che più cara mi sei della luna e del sole. Non è Re Theoden che non piange suo figlio ma il perfido Saruman che ha ottenebrato la sua mente sicché egli più non riconosce un uomo da una pietra. E’ ben triste cosa terminare in tal guisa una gloriosa vita”
EOWIN: “Che possiamo noi fare contro Saruman il Bianco che è malvagio nel cuore e conosce tutte le arti della magia nera?”
EOMER: “Confidare che Re Aragorn venga in nostro soccorso. Egli è prode e giusto e di lui si favella in tutta la Terra di Mezzo”
EOWIN: “Ohimé, ma il valoroso Aragorn, legittimo signore di Gondor, ha scelto l’esilio e con lui fu esiliata la nostra ultima speranza. Il Regno di Gondor sta ora nelle mani del folle Denethor e di suo figlio Faramir, che più volte mi chiese in isposa”
EOMER: “Non paventare, sorella, che sei più splendente dell’aurora mattutina. Mi è giunta voce che Sire Aragorn si è messo in cammino con altri otto compagni per un’impresa che mi è sconosciuta, come mi è sconosciuta la ragione per cui la Compagnia annoveri quattro buffi e malgraziati hobbit della Contea. Li guida lo stregone Gandalf, o è meglio dire li guidava, poiché il destino beffardo lo spinse nei baratri di Moria allorché ebbe l’ardire di affrontare un demone antico di secoli”
EOWIN: “Morto? Ohimè!”
EOMER: “Sì, adorata sorella, che hai nei capelli l’aurea luce del sole. L’avidità dei Nani ha risvegliato ciò che giaceva a lungo nelle caverne in cui gli sventurati si spinsero: fiamme e morte”
EOWIN: “Ah!”
EOMER: “Non piangere, amata sorella, che le lacrime non offuschino il lume radioso delle tue pupille! Mille meraviglie avremo ancora da vedere se…. Ma ecco s’appropinqua l’infimo Vermilinguo, malvagio consigliere di nostro zio. Serba il segreto su quanto ti ho narrato, che poco confido in lui”
EOWIN: “Le mie labbra sono sigillate”
Entra Vermilinguo
VERMILINGUO: “Fuggite, presto, mio Signore, prima che l’ira di vostro zio e nostro Re vi raggiunga. Egli è su tutte le furie ed emana fiamme dalle pupille roteanti”
EOMER: “E cosa fu cagione di tanto furore, di grazia?”
VER:”Il fazzoletto! Oh vorrei non averlo detto…”
EOMER: “Quale fazzoletto, verme! Parla, se non vuoi che ti trafigga la gola!”
VER: “Il fazzoletto intriso del sangue vermiglio del vostro infelice cugino. Nella sua follia Re Theoden crede che voi ne siate l’uccisore”
EOMER: “Questa faccenda mi è oscura. Voglio che mi si conceda prima un abboccamento con mio zio”
VER: “Troppo rischioso, mio Signore. Meglio sarebbe per voi prendere la via del Fosso di Elm (a parte) E colà l’ingenuo Eomer troverà più di mille Uru-kai ad attenderlo”
EOMER: “Non cadrò nelle spire della tua trama, putrescente e vile creatura. Non basta Saruman ad avvelenare la mente perduta di mio zio, se aggiungi a veleno il veleno della tua lingua biforcuta!”
VER: “Così dunque mi parli! Guardie! Giovane e baldanzoso Eomer, è pur giunto il momento di por fine alla tua tracotanza. Per ordine del Re e per il potere di cui mi ha investito tu sei bandito dal regno di Rohan e non osare addentrarti nuovamente nei suoi confini o ne avrai per pena la morte e sarai giustiziato all’istante!”
EOMER: “Addio dolce sorella, che il tuo cuore è forte e sa tener fronte alle più nere sventure. Non cedere alle lusinghe di questo verme lascivo o ai suoi sguardi carichi di cupidigia e accetta le profferte di Faramir della vicina Gondor, convola con lui a giuste nozze e sii felice!” (esce correndo)

SCENA II
La locanda del puledro impennato.
Entrano Sam, Merry e Pipino
SAM: “Non ho mai visto una notte così nera eppure così bella”
PIPINO: “Poco è mancato che i Nazgul non ci afferrassero e ho da contarmi braccia e gambe per esser certo d’esser ancora tutto intero”
MERRY: “Questo perché tu fosti così stolto da additar loro Frodo Baggins, ben sapendo che i Cavalieri Neri erano alla sua ricerca. La testa ti dovresti contare, che è da molto tempo che non l’hai sul collo”
PIPINO: “Fu certo una fortuna che il prode Aragorn fosse al nostro fianco. Egli ne passò tre a fil di spada e li issò sulla propria lama come fossero tordi. Tuttavia essi non morirono e la cosa è assai stupefacente”
MERRY: “Non sai tu dunque che i Nazgul sono i non-morti e che è cosa vana tentare di uccidere uno spettro? Non vi è modo alcuno per uccidere gli emissari di Sauron e ben lo sapresti se avessi letto le antiche leggende, zucca vuota”
SAM: “Mi domando se un giorno le leggende parleranno di noi. “Cantami di Frodo Baggins” chiederanno e io ne canterò le gesta”
MERRY: “Oh, vecchio Sam, troppo ci hai tediato con codesto tuo Frodo Baggins. Non sue soltanto sono le avventure, ma al solo suo nome tu hai un fremito e non è certo di paura”
SAM: “Sono devoto a padron Frodo come un giardiniere è devoto al suo signore”
PIPINO: “Prenditi dunque cura del tuo fiorellino, giardiniere. E procuragli una buona pompa”
SAM (offeso): “Prenditi pure gioco di me, Pipino. E scherza anche tu, Merry, che forse questi sono gli ultimi giorni a noi concessi per sollazzo e riso. Voi non sapete a quale arduo compito è chiamato il mio padrone”
MERRY: “Se pur lo chiami un compito lustrarsi e rimirarsi quel gingillo che tiene appeso al collo”
SAM: “Ma l’anello è un tale fardello per lui”
PIPINO: “Non sarà più pesante di una piuma. Vorrei che il mio vecchio giù alla Contea di siffatti fardelli mi avesse caricato!”
SAM: “Sciocchi! L’anello sente il richiamo dell’Oscuro Signore, Sauron di Mordor che l’ha forgiato. E spetta a Frodo impedire che le forze oscure ne giungano in possesso”
PIPINO: “Un arduo compito invero. Ecco che già mi tremano le gambe”
MERRY: “Potrebbe cederlo per un poco ai suoi amici, se Frodo fosse generoso”
SAM: “Ridete, ridete… Voi ignorate il potere dell’anello”
PIPINO: “Bando alle facezie, Merry. Vorrei non essermi mai allontanato da quel campo di carote. Ci siamo imbarcati in un’avventura più grande di noi e bramo solo far ritorno alla Contea”
MERRY: “Sei solo un pavido, Pipino. Dimmi, di grazia, quando nella Contea ti sono accadute cose così portentose come quelle che ci sono occorse negli ultimi sette giorni”
PIPINO: “Non è mia aspirazione divenir pasto per Uru-kai. No, mio buon Merry, io torno alla Contea”
MERRY: “Ed io ti vengo appresso, che è mio costume il mutar rapidamente d’opinione”
SAM: “Abbandonante dunque padron Frodo nel momento del periglio?”
PIPINO: “Sam il Saggio, sappiamo che tu vegli su di lui con solerzia anche in nostra vece. Fa solo che la solerzia non sia troppa”
SAM: “Dove andate, stolti? Non penserete certo di percorrere a ritroso le miniere di Moria, dove il buon Gandalf pagò con la vita l’averci fatto da scorta”
MERRY: “No, se non son pazzo, o folle. Vi è una via assai più breve che taglia attraverso la foresta di Fangorn”
SAM: “Fangorn tu dici? Allora non prestasti ascolto ai racconti del vecchio Bilbo Baggins quando la sera ci narrava degli alberi di Fangorn che crescono a dismisura e che parlano. Nessun uomo è mai uscito vivo di là”
PIPINO: “Allora se fossi un uomo avrei ragione di temere Fangorn, ma essendo un hobbit non ne ho motivo”
SAM: “Nulla ti attenua il buon umore, Pipino. Ancora non comprendo se sei nato gaio o solo sciocco”
MERRY: Addio, Sam. Abbi cura di Frodo e del suo tesoro, e non sia mai che tu lo perda d’occhio”
SAM: “Andate, sciocchissimi hobbit. E che la fortuna vi assista”
Merry e Pipino escono
SAM: “La Compagnia dell’Anello si assottiglia. Presto io e padron Frodo resteremo soli. Le forze di Sauron avanzano e a breve il mondo si tingerà della sua ombra. Come potrà Frodo reggere tale compito sulle sue piccole spalle? Ohimé, temo per la sua salute”
Entra Gimli
GIMLI: “Ho poc’anzi lasciato tre hobbit e ne ritrovo uno? Dove sono andati Merry e Pipino? Mi auguro con tutto il mio cuore di Nano che non siano caduti di nuovo in mano dei famelici Uru-kai che già una volta ne uscirono vivi per miracolo”
SAM: “Meglio sarebbe per loro cader preda degli Uru-kai che addentrarsi nella foresta di Fangorn come testè fecero.”
GIMLI: “Fangorn? Quale follia li ha condotti laggiù?” (esce torcendosi le mani)

SCENA III
Nella Torre di Isengard
Entra Saruman col Palantir in mano
SARUMAN: “Tu, sfera che tutto conosci, mostrami il volto raggrinzito del mio acerrimo nemico, Re Theoden di Rohan, mostrami la desolazione a cui è condannato, l’abbietta rovina del suo Regno, sicché io possa gioire della sua sconfitta. Ah, vedo che il fido Vermilinguo porta a termine con solerzia il compito che gli ho affidato. Strisciante creatura, non sai tu cosa ho in serbo per te quando verrai a reclamare la tua ricompensa? Credi forse che Saruman il Bianco scenda a patti con un consigliere traditore? Ma diamo tempo al tempo. Re Theoden è solo nel suo Regno, ora che anche Eomer è stato bandito dalle sue terre. Le mura di Rohan non reggeranno a lungo. Scatenerò su di lui un esercito di 10.000 Uru-kai assetati di sangue che come folgore si abbatteranno su ciò che resta di Eliador e di Elm finché non rimarrà che un mucchio di cenere. Il Regno degli Umani è alla fine, la loro razza è debole, il loro sangue malato. E io, io solo, lo Stregone Saruman, regnerò dove un tempo pascevano le loro greggi e scorrevano i loro fiumi. E’ giunto il tempo di mutar corso alla Storia. Una sola cosa ancora mi angustia. L’anello del potere. Giace ancora innocuo nelle mani dell’hobbit Frodo. E se costui riuscisse nella folle impresa di distruggerlo nelle fauci infuocate del Monte Fato? Sarebbe un duro colpo per le forze del Male. Ho stretto un’alleanza con Sauron di Mordor, ho disboscato intere foreste per creare una nuova razza di Orchi più terribili e potenti, e Sauron di Mordor non è riuscito a levare l’anello a un mezz’uomo? E’ giunto il momento che Saruman entri in azione. Olà miei fidi! (entrano due Uru-kai) Mostruose creature uscite dalle viscere della terra di Isengard, plasmate col fango dei sotterranei più neri, oscure creature della notte ditemi, avete cercato l’hobbit Frodo?”
I URU-KAI “Per ogni dove, mio Signore”
II UK “In ogni angolo della Terra di Mezzo”
I UK “Fino sugli alberi e in fondo agli stagni”
II UK “In tutte le culle del Regno”
SARUMAN: “Culle? Un hobbit di 16 anni?”
I UK “Ma talmente piccolo che potrebbe celarsi in una culla”
SARUMAN “Sei arguto, ma misera è stata la tua opera. Prendi con te altri mille Uru-kai e portami ogni hobbit che ti riesca di trovare. E bada che non sia loro torto un capello o terribile sarà la mia ira e rimpiangerai il giorno in cui ti ho forgiato dalla nera terra di questi boschi contorti”
I UK “Sarà fatto mio signore”
Gli Uru-Kai escono
SARUMAN: “Re Theoden, la cui mente è così ottenebrata che a stento ricorda il proprio nome, Gandalf, caduto nei profondi abissi di Moria, mille eserciti pronti a scatenarsi contro Rohan e Gondor ad un mio solo cenno: già veggo il mio trionfo e non v’è per me maggior godimento che quello di contemplare la mia ombra stagliarsi sulla più alta torre di Isengard. Presto uomini, elfi, nani e tutte le ridicole creature che popolano la Contea si chineranno a me esclamando “Salute a te, signore di Isengard, salute a te, Saruman, che presto sarai Re” e nulla più si opporrà all’unione delle due Torri”
Entra Gandalf
SARUMAN: “Chi sei tu, evanescente Spettro, tu Gandalf che dovresti giacere sul fondo dell’abisso più nero! Altro non sei se non un sogno, una larva della mia sconvolta fantasia. Non si torna dal Regno dei Morti!”
GANDALF: “Tu credi cose che non vedesti, Saruman, e vedesti cose in cui non credi, giacché io sono qui e non nel baratro di Moria e sono io Gandalf così come lo lasciasti e non in forma di spettro”
SARUMAN: “Arretra, demonio, beffarda illusione che di Gandalf conservi il sembiante ma altro non sei che un’ombra, un fiato, un sospiro. Vidi io stesso nel cristallo di questa sfera Gandalf il Grigio cadere avvinghiato al più orrendo dei demoni e con lui precipitare dalla più alta torre al più profondo baratro e il Palantir non mente”
GANDALF: “Non mente, giacché io là precipitai e là giacqui per innumerevoli giorni ed ogni giorno era lungo come mille anni. Ma quando mi svegliai qualcosa era mutato, nelle mie vesti e nella mia forza, ero Gandalf il Bianco, più potente di prima e qui tornato per compiere la mia vendetta”
SARUMAN: “Ah, sono vinto, vinto!”
GANDALF: “Tu stolto che avesti l’ardire di stringere un’alleanza con Sauron, dovresti pur sapere che Sauron non divide il potere! Resterai confinato nella torre di Isengard prigioniero della foresta di Fangorn. Ora io ti dico: di qui non passerai! E la mia voce si abbatterà su di te come tempesta. Tu non passerai!!!”
Saruman cade a terra.

Sipario e applausi

 

ATTO II
SCENA I
Un bosco. Entrano Boromir e Faramir
BOROMIR: “Fratello mio, il mio cuore sanguina. Quanto a lungo resisterà il Regno di Gondor prima che l’Oscurità, signora indiscussa di queste terre infelici, lo avvolga nella sua nera ala e ne spenga l’ultimo splendore?”
FARAMIR: “Qual peso è per me reggerne le vacillanti sorti! Siamo soli, mio buon Boromir, dopo che Aragorn, il legittimo sovrano, ci ha abbondonati per seguire il suo destino”
BOROMIR “Forse a più alte imprese era egli chiamato”
FARAMIR “E quale impresa è più alta se non quella di difendere il tuo trono e per il tuo trono combattere? Il nostro sangue è nobile a metà, siamo fatti di rozzo conio. Ma nelle vene di Aragorn scorre il sangue immortale degli elfi. E dov’era egli quando Osgiliaght è caduta? No, Boromir, Aragorn ci ha traditi”
BOROMIR: “Nol credo. A par nostro Aragorn brama udire il richiamo del corno dalla torre di Minas Tirth”
FARAMIR: “Ma la speranza vieppiù si spegne. Già l’ombra dilaga sul vicino Regno di Rohan, Re Theoden è uscito di senno, suo figlio ucciso in battaglia, Eomer bandito, e di tutta l’aurea luce di Gondor non vedo più che un pallido lume”
BOROMIR: “No, io vedo ancora una scintilla”
FARAMIR: “Una via invero ci si sarebbe, se ne avessimo l’ardire”
BO: “Veggo la tua fronte corrugata, prode Faramir. Quali foschi pensieri s’addensano nella tua mente come nubi foriere di tempesta?”
FA: “L’anello. L’anello di Sauron. Non dona esso poteri smisurati?”
BO: “A che miri? Parla e sii lesto, che l’attesa prolunga la mia ambascia”
FA: “Dobbiamo prendere l’anello al mezzo uomo”
BO: “Tu vaneggi. Giurai di difenderlo al prezzo della mia stessa vita, così come giurarono Aragorn e Gandalf e l’Elfo e il Nano che li accompagnano”
FA: “Ti sta dunque più a cuore la promessa fatta ad uno sciocco hobbit che la sorte del tuo stesso Regno?”
BO: “Non usare sì aspre parole contro chi è figlio del tuo stesso padre. Io stesso più volte fui tentato di prendere l’anello e mentre l’hobbit dormiva allungare una mano su quel cerchietto d’oro che tenea gelosamente appeso al collo”
FA: “Tu fosti così vicino a compiere quel gesto! L’anello in nostre mani salverebbe Gondor e ridurrebbe in cenere gli eserciti di Sauron. Ed il testardo hobbit vuol distruggerlo…”
BO: “Più non parlare, Faramir. Ben sai ch’io sono suddito fedele. L’anello è un mio compito. Tu va, che non ti si debba vedere qui nei pressi”
Boromir e Faramir escono da parti opposte. Entrano Aragorn, Legolas, Gimli, Sam e Frodo.
FRODO: “Più non veggo i miei compagni, il gaio Merry e lo sciocco Pipino che coi loro canti rallegravano questa pensierosa brigata”
GIMLI: “Ohimè, una ben triste sorte li ha attesi. Gli incauti si addentrarono, forse per ischerzo, nella cupa foresta di Fangorn non sapendo di andare incontro a morte certa. Il vecchio Barbalbero, che conta più di cinque secoli, destandosi dal suo sonno centenario avrà certo fatto di loro un sol boccone”
FRODO: “Fu mia la colpa. Io stesso li trascinai in questa impresa. E se dovessi fallire? La loro morte sarebbe stata vana”
ARAGORN: “Tu sei puro nel cuore, piccolo hobbit, come un diamante allo stato grezzo. Tu non fallirai”
FRODO: “Le vostre parole sono balsamo per le mie ferite, sire Aragorn”
LEGOLAS: “Fermi, udite il corno di Boromir!”
ARAGORN: “Gli Uru-kai di Saruman sono sulle nostre tracce. Separiamoci tosto!”
Aragorn, Legolas e Gimli escono da parti diverse. Entra Boromir
BO (tra sé): “Lo stratagemma ha sortito il suo effetto. Credendomi in pericolo essi sono accorsi a dar la caccia a vane ombre. Ora il piccolo hobbit è tutto solo, eccezion fatta del suo grasso compagno. Ehilà, piccolo Frodo, qual buon vento ti mena quaggiù nella foresta?”
FRODO: “Una foresta più benevola di quella che inghiottì Merry e Pipino. Dov’è il suono cristallino delle loro risate? Altro non odo che il lugubre gracchiare dei corvi”
BO: “Forse ti sentiresti più sicuro se tu lasciassi a me l’anello. Lascia ch’io lo custodisca e lo difenda con la mia spada luccicante”
SAM: “Non vi fidate di lui, padron Frodo. Le sue parole corrodono come veleno”
FRODO: “Oh, Boromir, buon Boromir, la cupidigia ha dunque avvelenato la tua mente?”
BO: “L’anello! A me!” Si scaglia contro Frodo. Frodo e Sam scappano.
Entrano due Uru-Kai
I UK “Dovevamo cercare un mezz’uomo ed ecco che ne troviamo due. Ma due mezz’uomini fanno un uomo intero. Io più non mi ci raccapezzo”
II UK: “Se Saruman si fosse dato d’impegno a costruire la tua testa anziché le tue braccia fatto saresti stato per pensare, ma fatti siamo ad acchiappare hobbit e non a chiederci il perché”
I UK: “Acciuffiamoli dunque, che si attende?”
Gli Uru-Kai inseguono Frodo e Sam
FRODO: “Aiuto, sire Aragorn, aiuto! Dei del Cielo, salvatemi!”
Rientra Boromir
BO: “E’ la voce del piccolo hobbit! E sta invocando aiuto! Coraggio, piccolo Frodo, ecco che Boromir di Gondor giunge in tuo soccorso!” Colpisce gli Uru-Kai mettendoli in fuga, ma viene colpito al cuore
BO: “Ah, sono morto!” Cade
FRODO: “E per salvare la mia vita. Fui uno sciocco a dubitare di voi”
BO: “No, avevi ragione. Il potere dell’anello mi aveva abbagliato, ottenebrato i miei sensi. Ma che serve parlarne ora? Io muoio amici miei, addio”
SAM: “Così si spezza un nobile cuore”
Entra Aragorn
ARAGORN: “Che veggo? Il valoroso Boromir giace a terra tingendo il suolo di sangue vermiglio”
FRODO: “Tentò di prendermi l’anello, ma il coraggio ebbe la meglio sulla sua debolezza. Ci sia di conforto il sapere ch’egli morì da eroe”
BO: “Avvicinati a me, Aragorn, che la voce mi manca e prestò andrò ad unirmi alle ombre di Isildur e dei grandi Re. Torna a Gondor, mio signore. Gondor attende il ritorno del Re”
ARAGORN: “Hai la mia parola, dolce Boromir. E che un volo d’angeli ti accompagni lungo le rive dell’Eliador”
BO: “Ti avrei seguito ovunque, mio signore, mio capitano, mio Re” Muore
ARAGORN “Dov’è ora la tua scintilla?” Entrano Legolas e Gimli “Che Boromir sia seppellito con tutti gli onori che gli si confanno ed io lo additerò ai posteri dicendo: questo fu un uomo!” Escono tutti al suono di una marcia funebre

SCENA II
La Reggia di Rivendell. Entrano Elrond e Arwen
EL: “Figliola, non hai tu udito il suono dei corni chiamare a partenza il popolo degli Elfi? Tra non molto lasceremo le sponde di Rivendell per andare ove non è più dolore, né pianto, ma eterna pace. Finito è il tempo degli Elfi su questa travagliata Terra di Mezzo, nulla più possiamo contro l’ombra che avanza. E tu ancora indugi?”
AR: “Sì, padre, e ancora indugerò finché Sire Aragorn non avrà mantenuto la sua promessa di fare ritorno a queste sponde. E quando verrà mi troverà ad attenderlo”
EL: “Ah, tu ami ancora quell’umano! Non ami dunque tuo padre, da essergli ubbidiente e devota?”
AR: “Signore, io vi amo più che la parola possa significare, vi amo come si ama un padre e un Re e voi siete Re del più eletto dei popoli, e quindi ancora più nobile. Vi amo dunque in qualità di figlia e suddita devota, ma ancor più amo Re Aragorn, perché lo amo non con il solo cuore, ma con tutti i miei sensi”.
EL: “Amarlo dovresti in guisa di fratello, poiché io stesso insieme vi crebbi nelle beate terre di Rivendell”
AR: “E come sorella io lo amo, ma crescendo egli risvegliò in me un ardore che a una sorella non si addice. Così presi ad amarlo come sposa, sicché ora lo amo doppiamente”.
EL: “Oh, Arwen, alla nostra razza è stato dato il dono dell’eternità e tu hai scelto il dolore di un amore mortale! Tu lo ami come una comune donna e non come la Regina degli Elfi che tu sei”
AR: “E non è questo il più puro degli amori, quello di una donna per il suo sposo?”
EL: “E se tu attendessi invano? Se Aragorn mai più tornasse da questa impresa? Se mai ti chiedesse in isposa?”
AR: “Io ho fede. Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo e la sua nave apparire e mille cavalieri sbarcare”
EL: “Ti concedo i tuoi sogni, che giovane sei e i sogni son retaggio dei giovani. E allora diciamo, se Aragorn tornasse vittorioso, se sconfiggesse le ombre, se tutti i tuoi sogni divenissero realtà come il tuo cuore desidera, egli è pur sempre mortale. Tu gli sopravviveresti nei secoli, sempre piangendolo, perché per spada o per vecchiezza Aragorn morirà, sospinto dal peso dei nemici o da quello ancor più gravoso degli anni, egli morirà. I secoli diverranno millenni e tu in eterno lo piangerai, o finché non ne morirà anche il ricordo”.
AR: “E allora io mi spoglio della mia immortalità e qui la maledico e la rinnego. Non ho chiesto io questo dono”.
EL: “Piano, figliola, non essere intempestiva, che la fretta, così come i sogni, è prerogativa dei giovani. Siediti, ch’ho da narrarti una storia”
AR: “Come quando io ero bimba e insieme giocavamo nei verdi prati di Rivendell?”
EL: “Ben altra storia ho da narrare e ad essa ancor non è posto un lieto fine. Tutto ebbe inizio con la forgiatura degli anelli. Sauron di Mordor ne distribuì nove agli Uomini, per contaminare il loro cuore con la cupidigia, ma tenne per sé il più prezioso, quello che gli donava il potere indiscusso su tutta la Terra di Mezzo. Poi vi fu una battaglia, una sanguinosa battaglia, chiunque vi abbia combattuto potrà dire con orgoglio: quel giorno si fece la Storia e quel giorno io c’ero. Ebbene, figliola, quel giorno io ero là”.
AR: Voi, padre? “
EL: “Fui testimone di portentosi eventi. E vidi Isildur tranciare di netto la mano di Sauron, sicché egli perse l’anello, e con esso il potere”
AR: “Allora egli non è più una minaccia?”
EL: “Lo è ancora e più di prima. Poiché Isildur non distrusse l’anello quando ne ebbe l’occasione. L’avidità fu più forte e fu cagione della sua fine. L’anello giacque a lungo sul fondo fangoso dell’Eliador, chiamando il suo antico padrone. Ma cadde invece nelle mani della più ributtante delle creature: Gollum”
AR: “Gollum? Questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito”
EL: “O forse udisti il nome di Smeagol, poiché così si chiamava, prima che il potere dell’anello lo consumasse per 700 anni rendendolo simile al più abbietto dei mostri”
AR: “Voglia il cielo ch’io non debba mai incontrami con costui!”
El: Tu no, ma il vecchio Bilbo Baggins lo incontrò e gli carpì l’anello”
AR: “Qual fola è mai questa? Non mi figuro il vecchio Bilbo come uomo d’azione”
EL: “No, per la mia testa! Ma egli è assai arguto ed esperto in enigmi, così trasse il Gollum ad una gara d’indovinelli e gli vinse l’anello”
AR: “Un indovinello, ditemi orsù, che il giuoco mi diverte!”
EL: “Qual’è – gli disse Bilbo – l’animale che al mattino cammina con quattro piedi, al mezzogiorno con due e la sera con tre?”
AR: “Certo il più elementare ed antico degli enigmi! Ed il Gollum non seppe dar risposta? Oh, la stolta creatura!
EL: “Nol seppe, ed in tal guisa perse il suo tesoro. E tanto supplicò Bilbo, ed imprecò, e travolse di minacce che questi fu sul punto di ucciderlo a mala pena si trattenne”
AR: “Dunque non lo uccise?”
EL: “No, la pietà frenò la sua mano. Quell’ingenua creatura non ebbe l’ardire di vibrare il colpo mortale. E forse il gesto di pietà di Bilbo sarà cagione di altre innumerevoli sventure, o forse la salvezza delle genti che popolano la Terra di Mezzo. Andiamo, figlia mia adorata, il cuore mi dice che Gollum avrà ancora un importante ruolo da giocare, prima che su questa storia sia apposta la parola fine” Escono

SCENA III
La sala del trono di Re Theoden. Entrano Theoden e Vermilinguo. Colpi al portone
TH: “Bussano. Chi è là?”
VER: “Non aprite il portone allo Stregone bianco, Maestà. Egli vuole introdursi nella vostra Reggia per dare saggio dei suoi subdoli trucchi. Ecco che si preannuncia una fiera tempesta. Lasciate che lo Stregone e i suoi compagni vadano raminghi e più non avranno l’ardire di presentarsi al vostro portone” Altri colpi
TH: “Bussano. Bussano”
VER: “ Dovrà dunque la Reggia di Rohan divenire albergo di elfi e nani? Siate fermo, mio Sovrano, e dite loro che Re Theoden non apre le sue porte a chicchessia” Ancora colpi
TH: “Bussano”
VER: “Orbene, Maestà. Se codesta insistenza vi annoia si apra dunque la porta e leviamoci tosto questa sgradevole incombenza. Olà, aprite il portone”
Entrano Gandalf, Aragorn, Legolas e Gimli
TH: “Che fate, Aragorn, costì al mio cospetto? Questo non è il Regno di Gondor, non crediate quindi di farla da padrone. Tornate donde siete venuto ed impartite altrove i vostri ordini. Oh sì, scordavo, voi più non avete un Regno, Re del nulla”
ARAGORN: “Confidavo in una migliore accoglienza”
TH: “Ebbene, cercatevela altrove, se pur vi restano amici, dappoiché Re Elrond decise di salpare da Rivendell per fare rotta verso le terre immortali”
VER: “Questo si chiama parlare, mio Sovrano. Molto sagge parole e molto ben ragionate. Aragorn non oserà ripresentarsi”
ARAGORN: “Credo che invece indugerò ancora, non mi dispiace dibattere con questo ottuso Sovrano. Liberatevi di questo consigliere dalla lingua biforcuta, mio Signore, ch’egli vi avvisa per il peggio e di malefici fumi avvolge la vostra mente”
TH: “E’ Aragorn o Theoden il re di Rohan? Rispondete. Poiché se è Aragorn a regnare sia Aragorn a scegliere i consiglieri che più gli aggradano. Ma se questi miei occhi non mentono ben veggo che è ancora Theoden il solo Re”
VER: “Ancora ben argomentato. Ed ora allontanate dal vostro cospetto questi scocciatori, che tempo è di riposare le stanche membra”
GIMLI: “Non son qui giunto per essere insultato. E’ tempo di dar freno a queste impertinenze”
LEGOLAS: “Frena piuttosto la tua ira, Gimli. Or non è ora”
GANDALF: “Volete voi mandare un povero vecchio senza riparo in quest’orrenda bufera? Lasciare che il vento strappi le sue vesti e i fulmini si abbattano sul suo capo canuto? E sia. Son pronto ad andarmene, ma non prima d’avervi mostrato un incantesimo”.
TH: “Sapete trasformarvi in qualcosa di assai piccolo come un topolino?”
GAN: “Non cadrò nel vostro tranello, Re di Rohan. Conosco un gioco assai più divertente”
VER: “Tu con le tue arti subdole, lascia in pace il mio Signore”
GAN: “Tu taci, Vermilinguo, che non ho attraversato fiamme e morte per scambiare parole inconsulte con un insulso verme”
TH: “Attendo”
GAN: “Vieni fuori di qui, essere immondo! Abbandona quest’involucro regale e libera la sua mente. Prendi me! Prendi me!”
TH: “Che accade? Dove son io? Chi sono questi signori?”
ARAGORN: “Presto riacquisterete i sensi. E’ la medicina di Gandalf che agisce. Saruman, il vile Saruman, sta abbandonando la vostra mente”
TH: “Mi sento diverso, come se mi destassi da un lunghissimo sonno simile alla morte”
GIMLI: “Ora sì che parlate con discernimento”
TH: “Vermilinguo, temo che tu abbia avuto più di una parte in questa faccenda e mi spingesti ad atti indegni di un Re. Ordino che ti sia mozzato il capo immantinente”
ARAGORN: “Una punizione troppo dura, benché di atti ignobili il vostro consigliere si macchiò. Tuttavia siate magnanimo e fategli salva la vita. Egli non può più nuocervi”
VER: “Lor signori sono troppo giusti, troppo ragionevoli…”
TH: “Ringrazia Sire Aragorn e non me e striscia lontano di qui, svelto! (Vermilinguo esce) Dov’è Eomer, il mio fido nipote?”
GAN: “Bandito da corte. L’avete scacciato dal vostro cospetto quando il vile Saruman era padrone della vostra mente”
TH: “Ah, cieco e stolto che fui! Eomer era innocente! E dov’è Theodret, il mio amato figliolo?”
GAN: “Morto. Che vi sia di conforto il sapere ch’egli morì gloriosamente, combattendo fino all’estremo contro i fieri Uri-kai che ora stanno attaccando il vostro Regno e dando fuoco ai vostri villaggi”
TH: “Quali funeste nuove! E’ ben triste cosa, ed avversa alla natura, sopravvivere alla propria prole. Sono rimasto in vita per assistere agli ultimi giorni della mia stirpe, io l’ultimo dei Cavalieri”
ARAGORN: “Fatevi forza, mio Signore, che il compiangersi non approda a nulla. Armatevi piuttosto contro gli eserciti di Saruman, ed io metterò la mia spada al vostro servizio”
TH: “E con che ci opporremo alle forze di Saruman? Con l’aiuto di mille streghe? Con la bacchetta magica di cento maghi?”
ARAGORN: “Con la forza di volontà e la fede nella nostra santa causa”
TH: “Da quanto tempo non risuonava il corno sugli spalti di Rohan? Da quanto tempo non volava il falco sul fosso di Elm? Quanto a lungo vedremo il sole brillare alto sulle sponde dell’Eliador? Ho visto cose che voi, Elfi e Nani, non potete immaginare! E tutti quei gloriosi momenti si perderanno come lacrime nella pioggia. Sia dato fiato alle trombe, che abbia inizio la battaglia, l’ultima sfida di Re Theoden”
Squilli di tromba.
Tutti escono.

 

ATTO III
SCENA I
Gli spalti del Fosso di Elm. Entrano Eowin e Gimli. Rumori di battaglia di sfondo.
GIMLI: “Mai nella mia lunga vita di nano ho visto sì fiera battaglia. Il cielo riluce di fuochi e di scintille, sicché più non si distingue se già s’imporpora dell’aurora o piuttosto dell’incendio che infiamma gli spalti di Elm. Ed è tutto un cozzar d’armi che parmi d’essere nella fucina dei Nani da come odo risuonar i ferri”
EOWIN: “Oh quanto bramo calarmi io stessa in armatura e scendere in battaglia al fianco di Sire Aragorn ed in difesa delle mie genti, ma Re Theoden fermamente me lo impedì poiché è suo credo che donne ed armi non si appaiano e se ciò accade la cosa è disdicevole”
GIMLI: “Perdonate l’ardire, mia nobile Signora, ma ritengo che Sire Aragorn non necessiti del vostro pur volonteroso aiuto. Egli basta per tre, che dico mai?, per dieci, dalla destrezza con cui maneggia la spada e dalla fierezza con cui infiamma gli animi degli ormai stanchi soldati. Vecchi e bambini sotto il suo comando divengono agguerriti esperti d’armi e vi è del magico in codesta mutazione”
EOWIN: “Oh, dovrei essere al suo fianco!”
GIMLI: “Deponete altrove la vostra devozione, Principessa. D’altri è già il suo cuore, ed è promesso in sposo ad Arwen, figlia di Elrond Re degli Elfi”
EOWIN: “Elfi ed Umani non son fatti per convolare a nozze tra di loro. Si sposa forse il leone con la lepre, od il cavallo con la gazza? Cerchi tra le sue mura una moglie il re di Gondor o saprò io farlo mutare di pensiero!” Esce adirata
GIMLI: “Ah, le donne! Esse s’infuriano per un nonnulla quando la nostra vita stessa è in periglio. Ho ragione di temere che i bastioni di Elm non reggeranno a lungo se dobbiamo far fronte a più di 10.000 mostri. Ma che veggo? Interi battaglioni di Elfi, splendenti nella loro fulgida armatura, muovono verso Elm in nostro soccorso. E’ questo miracolo o visione, come quei miraggi che appaiono nell’arsura del deserto all’assetato e stanco viaggiatore?”
Entra Legolas
LEGOLAS: “Nessuna incantagione, Gimli. Il popolo degli Elfi non dimentica l’antico patto che stese con gli Umani. Quella che tu vedi è la salvezza”
GIMLI: “Indubbiamente, se tutti gli Elfi son destri come quello ch’io conosco. Agilmente ne colpisti 17 con le infallibili frecce del tuo arco e tutto questo in un sol battito di ciglia”
LEGOLAS: “19, per la verità”
GIMLI: “Sei tanto agile quanto vanitoso, elfo”
LEGOLAS: “Di certo non vorrei sporcarmi le vesti in battaglia, né la capigliatura”
GIMLI: “Legolas, vuoi tu farmi infuriare? Sai bene che la pazienza non è virtù dei Nani”
LEGOLAS: “No, Gimli, parlavo per ischerzo. Or che la sorte ci arride leviamo gli animi a più gioiosi pensieri. La vittoria è nostra, andiamo.” Escono. Fragore di battaglia

SCENA II
Le Paludi Morte. Entrano Frodo e Sam ubriachi
FRODO e SAM (cantando): “Tre anelli al Re degli Elfi sotto il cielo che risplende/ Nove agli Uomini mortali che la triste morte attende/ Una anello per domarli, un anello per trovarli/Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli/Nella terra di Mordor dove l’ombra cupa scende”
Entra Gollum
GO: “Sciocchi, ridicoli hobbit. Loro cantano e non sanno il pericolo che corrono. Li ucciderei subito, se non portassero il mio tesoro. Dobbiamo giocare d’astuzia, non dobbiamo perdere il tesoro”
FR: “Sono tre giorni che vaghiamo per queste paludi e il paesaggio non accenna a mutare. Ho ragione di temere che ci siamo persi”
SAM: “Già, probabilmente persi”
FR: “Sicuramente persi. Non avremmo dovuto separarci da Aragorn. Il cammino è periglioso”
SAM: “Se solo avessimo una guida!”
GO: “Signor, signori, lasciate che vi indichi il cammino”
FR: “Qual buon vento ti mena quaggiù, oh innominabile creatura, qui in questa terra di nessuno?”
SAM: “Padron Frodo, non vorrete dare ascolto a questa deforme creatura il cui posto sarebbe nel baratro dove gettano gli storpi. Egli è falso consigliere, poiché nulla di buono può contenere un corpo siffatto”
GO: “Signori, datemi ascolto, questo luogo è maledetto. Migliaia di anni fa si tenne una sanguinosa battaglia e ancora le acque ne sono infette. Gli Spettri invocano nuovi compagni come canto di sirene e una volta che li richiamano li trascinano giù nei gorghi. Io vi condurrò lontano di qui”
FR: “Lo vedi anche tu, Sam. Le sue intenzioni sono buone, benché il suo aspetto ripugnante”
GO (inchinandosi) “Il padrone è giusto e saggio”
FR: “Suvvia, non è il caso di fare codeste scene, abominevole figura, o finirai col farmi arrossire”
GO: “Noi vogliamo servire il padrone”
FR: “Ricomponiti, ho detto. Dimmi, piuttosto, chi ti ha ridotto in tal guisa, ributtante creatura? Qual malefizio ha fatto di te qualcosa di orribile a guardarsi?”
GO: (contorcendosi) “Sette diavoli entrarono in Smeagol. E Ballrog, il demone della lussuria, lo consumò fino al midollo. Così, per punirsi dei suoi peccati, Smeagol va in giro coperto di fango e irto di spine. Il povero Smeagol ha freddo, povero povero Smeagol”
SAM: “Ma tutto ciò è disgustoso!”
FR: “Non hai tu pietà? Vieni, Smeagol, coprirò le tue scarne membra con il mio mantello ed avrò cura di te”
GO: (cantando) “Go-go Gollum Go-go Gollum ha cambiato padron!”
FR: “Prima dici Smeagol, ora dici Gollum. Ohi che la testa mi va in confusione!”
SAM: “Che vi dicevo? Non sa neppure il proprio nome. Stiamo affidando la nostra sorte ad un folle”
FR: “Se pure impazzì è perché non trovò mai chi lo amasse. Voglio provarmi ad esser gentile con quest’aborto di natura”
GO: “Ogni notte ogni mattina nasce qualcuno alla rovina, ogni mattina ogni notte nascono uomini a infinita notte”
SAM: “E tutto questo ha un senso per voi?”
FR: “In effetti il significato delle sue parole è assai oscuro”
SAM: “E minaccioso. Ciò che dice è foriero di funesti presagi”
GO: “Il lupo non perse mai tanto tempo come quando si unì al branco degli sciacalli”
SAM: “Che vaneggia ora? Andiamo, padron Frodo, lasciamolo alla sua triste sorte, che nulla possiamo fare per lui, né tantomeno lui per noi”
FR: “No, voglio dare una possibilità a questo povero essere abbietto. Guidaci fuori da questa rovina, Gollum, o Smeagol, o Pestanzul o qualunque sia il tuo nome, se tu pure hai un nome, informe animale”
GO: “L’uomo. Era questa la risposta all’indovinello di Bilbo. Vedi, padrone, Smeagol ha saputo rispondere”
FR: “Conosci tu il vecchio Bilbo della Contea che fu per me più che un zio e che mi funse da padre sicché dovrei chiamarlo zio e padre al contempo? Orsù, parla, schifoso”
GO: “Certo, signore. Era un pescivendolo”
FR: “Ohi che riprende a delirare. Tuttavia fece il nome di Bilbo. Dunque non sei estraneo alla Contea, repellente creatura?”
GO: “La Contea, sì, conosco la strada per la Contea”
SAM: “Ma noi non dobbiamo recarci alla Contea, padron Frodo. Costui ci mena fuor di via”
FR: “Se ti diletti a vagare per le Paludi Morte accomodati pure, io vado con il nostro sgraziato salvatore, benché mi offenda la vista e di continuo debba distogliere altrove lo sguardo”
SAM: “Non ci resta dunque altra scelta che far leva sui consigli di quest’infimo essere?”
GO: “L’aquila rimpianse il giorno in cui accettò consigli dal corvo”
FR: “Così faremo, benché non comprenda il suo parlare di aquile e di corvi, che certo a lungo furono la sua sola compagnia”
GO: “Da questa parte, signori, seguitemi (tra sé) Il padrone ti ha ingannato, Smeagol, ti ha chiamato creatura repellente. Si è mai guardato i piedi, il padrone, prima di esprimersi con tali epiteti. Fagliela vedere, tagliagli di netto la gola e pi prendigli il tesoro. Nooo, non potrei mai. Smeagol ha paura, Smeagol è vigliacco. E allora portali da Shelob, ci penserà lei, la grassa e pelosa Shelob, a ucciderli. Sì sì, ho io un indovinello per Bilbo. Qual’è quella cosa coi piedi grossi che giace in fondo alla tana di Shelob? Non ci arrivi? Ma è Frodo, ed è morto. Sì, si, morto come la terra. Morto prima che venga sera. E io andrò a letto a mezzodì” Esce seguito da Frodo e Sam

SCENA III
Sala del Trono di Gondor
Entrano Faramir e Denethor
FA: “Padre, che più caro mi siete dello spazio e della libertà, degnatemi di un vostro sguardo. Son io, Faramir, vostro figlio e suddito, e sono dinnanzi alla vostra Maestà”
DE: “Denethor aveva due figli. Perché Boromir, il mio diletto, non è dinnanzi a me? Perché mi si presenta invece questo aborto di natura che osa chiamarsi mio figlio?”
FA: “Perché io, al pari di Boromir, son figlio vostro e se il mio amato fratello non è al vostro cospetto è solo perché la nera mietitrice lo ha rapito anzi tempo strappandolo a noi nel fiore dell’età”
DE: “E allora tu dovresti giacere in quella fossa anziché lui. Oh Boromir, luce dei miei stanchi occhi, conforto dei miei avanzati anni, perché il tuo corpo esanime viene trascinato dalle acque dell’Eliador mentre questo inetto vive e respira? Perché deve aver vita un ratto, un cane, e tu nemmeno un sospiro?”
FA: “Anch’io il piango amaramente, ma vi sia di conforto il sapere che ancora vi resta un figlio”
DE: “Un serpe, un verme, vuoi dire. Taci, aborrito, che almeno non mi giunga lo sgradito gracchiare della tua voce”
FA: “Avete sempre preferito lui a me, sin da quando eravamo pargoletti e le nostre gaie grida risuonavano nelle ampie sale di Gondor. Perché io bastardo, vile, mentre a lui era concesso il dono prezioso del vostro amore? Forse perché nacqui di 14 lune dopo di lui? Perché, padre, perché?”
DE: “Vi è una sola ragione per cui debba considerarti al pari di Boromir? La tua baldanza fisica, la tua abilità nel maneggiare le armi, la tua arguta conversazione?”
FA: “Non v’è veleno più amaro del disprezzo di un padre”
DE: “Taci, infame, ti ho detto! Credi forse ch’io non sappia che hai convocato Aragorn, l’erede di Isildur, per privarmi della corona che mi fu posta sul capo in virtù del suo esilio? Credi forse ch’io non sappia che sta marciando alla volta di Gondor per riconquistare ciò che fu suo per nascita e per diritto? Credi forse che nel Regno di Gondor non si mormori del ritorno del Re?”
FA: “Padre, quel che dite risponde al vero nei fatti, ma è assai malamente palesato. E’ vero, sì, richiamai il legittimo Re di Gondor, ma solo perché con il suo aiuto potremo opporci alle forze di Sauron. Il Regno di Gondor è prossimo alla fine, Sauron ha armato un esercito che non potrà mai essere osteggiato dalle nostre esigue forze. Se temetti per le sue sorti, se chiamai il solo uomo che può condurci alla salvezza di nostro padre, ebbene, sì, fui il più pavido degli uomini, ma fu l’amore l’origine e la causa della mia paura”
DE: “Ah, pusillanime! Boromir avrebbe marciato solo contro gli eserciti di Sauron e non gli sarebbe tremato un capello. Tu porti nella mia casa il mio nemico col suo veleno ed osi dire che fu per amor mio?”
FA: “Vuoi dunque ch’io esca da quel portone alla testa di pochi sudditi e vada a farmi massacrare da un esercito di orchi? Troveresti che sì ardita impresa più si confarrebbe all’amore di un figlio?”
DE: “Dici d’amarmi, Faramir? Ebbene, dimostramelo”
FA: “Ma più di mille orchi cingono d’assedio il palazzo….”
DE: “Bando alle ciance! Boromir non li avrebbe temuti”
FA: “Ebbene sia. Siete fiero e testardo, ma pur sempre mio padre. Volete quale pegno la mia vita? Prendetevela: è vostra!” (esce con sdegno)
DE: “Faramir, aspetta! (si accascia al suolo) E’la fine! La mia stirpe è alla fine! Sono rimasto solo io, l’ultimo dei re di Gondor”

 

ATTO IV
SCENA I: Le pendici del Monte Fato
Entrano Frodo e Sam seguiti da Gollum
FR: “Sono già due lune dacché siamo in cammino e fieramente mi dolgono questi miei piedi da hobbit, benché siano di rozza scorza e ben più saldi di quelli degli umani”
SAM: “Non disperate, padron Frodo. Già scorgo di tra le nebbie la vetta rosseggiante del Monte Fato che con le sue cupe esalazioni imporpora il cielo come se anzi tempo fosse giunta l’aurora”
FR: “Per il corno di Boromir! Siamo dunque giunti alla meta?”
SAM: “Così parrebbe. Leviamoci tosto quest’incombenza e facciamo ritorno alla Contea dove mi ciberò d’arrosto di cinghiale anziché di questo Pan degli Elfi e dove convolerò a nozze con la bella Rosie”
FR: “Eppure un’ombra triste è sul mio cuore. La speranza, virtù dei forti o degli sciocchi, vieppiù mi abbandona. Ah, vorrei non essere mai nato!”
SAM: “Che dite mai, padron Frodo? Se qui con noi fosse lo Stregone Gandalf, i cui poteri sono smisurati, certo vi mostrerebbe quale sarebbe il mondo se voi non foste mai esistito. E che vedreste, allora? L’ombra dilagare sulla Terra di Mezzo e Sauron, l’avido Sauron, farla ampiamente da padrone”
FR: “E sia! Vivi dunque, Frodo Baggins, e compi la tua missione”
GO: “Eccoli, il padrone e l’hobbit grasso, intenti a tubare come due colombi. Il padrone ci ha traditi, preferisce la compagnia di quello stolido, grasso hobbit al povero Smeagol (a Frodo) Per di qua, padrone, ch’ho da dirvi una cosa in gran segreto”
FR: “Dimmi, ripugnante essere, non avremo sbagliato la via?”
GO: “Se qualcosa v’è di sbagliato dovrete cercarlo nella vostra compagnia. Guardate nella bisaccia e cercate il vostro pan di via che vi sarà di nutrimento per l’ardua scalata”
FR: “Per la barba di Gandalf! Non v’è più!”
GO: “Che vi dicevo? L’hobbit grasso si è ingozzato con ciò che vi doveva essere di sostentamento”
FR: “Tradimento!”
GO: “Uccidete l’hobbit grasso, padrone. Egli non brama che l’anello (si allontana cantando) E’ giunta mezzanotte, con gli elfi ho fatto a botte, ora inizia la mia guerra con i nani della terra”
FR: “Sam, l’amico, il compagno di tante battaglie, mi ha tradito. Dovrò dunque io uccidere colui che mi fu compagno fin dalla più tenera età e con me divise i lazzi, le risa, gli scherni e talvolta nel periglio anche il talamo? E tutto ciò per compiacere l’abbietta creatura? Ah, la mia forza vien meno!”
GO: (cantando) “Nel freddo stagno io faccio un bagno…”
SAM: “Trovo fuori posto il tuo cantare in siffatti luoghi come la presenza di un elfo ad una congrega di nani. E sta alla larga dal padrone almeno mille leghe. Vuoi che non m’avveda che tieni lo sguardo sempre fisso sull’anello?”
GO: “Ne posseggo a centinaia di anelli, vuoi che mi strugga per un’inezia? Tu piuttosto, grasso hobbit, non possiedi che un amico e quell’amico si è compiaciuto tra le coltri con la tua bella Rosie”
SAM: “Per la spada spezzata di Isildur! Tu menti!”
GO: “Guardati dal mostro verde della gelosia…”
SAM: “Frodo, oh Frodo, non contano dunque nulla i vincoli d’amicizia, di fedeltà? Un solo sorriso di Rosie e tu sì duramente mi pugnali….”
GO: “Subirai tu dunque l’affronto? Uccidi l’hobbit. Ti ha preso Rosie, tu prendigli l’anello”
SAM: “Non mi tentare con pensieri di sangue, verme immondo! Dimmi una ragione per cui io debba prestar fede alle tue parole velenose anziché all’amico, al fratello, al padrone, alla luce delle mie notti oscure?”
GO: “Una prova tu chiedi? Ebbene l’avrai (si avvicina a Frodo) Venite con me, padrone, vi condurrò dove l’odiato hobbit non potrà scorgervi né privarvi del tesoro che tanto gelosamente custodite. E se avrà l’ardire di seguirvi sistemerete il tutto con un tacito colpo di pugnale (tra sé) E io lo menerò nella tana di Shelob e quand’anche Shelob fosse sazia se la sbrigheranno tra di loro. Ah, se gli hobbit avessero sviluppato il cranio così come hanno i piedi scapperebbero lontano da qui di molte leghe anziché addentarsi in questo orrendo fetore. Egli ha fiducia cieca in noi e noi lo condurremo alla negra morte”.
FR: “Che luogo è mai questo? Ha tutta l’aria di un’immensa bara…”
GO: “Per di qua, padrone (tra sé) La tua tomba sarà una foresta di rovi, irta e intricata che nessuno la scovi” (Escono)
SAM: “Il cuore mi dice di non fidarmi di costui. Temo assai per il mio padrone (Rientra Gollum) Eccoti, essere immondo, che ne hai fatto del dolce Frodo?”
GO: “Dorme. (tra sé) Dorme sepolto in un campo di grano, non ha la rosa non ha il tulipano…”
SAM: “Cosa mormori di tra i denti?”
GO: “Luna d’argento luna rossa, né fiori né lacrime sulla sua fossa”
SAM: “Che vai farfugliando, osceno bipede?”
GO: “Nulla, per mia fè”
SAM: “Che stai tramando, sciagurato? Che reggi così tra le mani?”
GO: “Un fazzoletto. Un semplice fazzoletto. Somiglia assai a quello che tu desti a Rosie quale pegno del tuo amore. Non so come finì nelle mani di Frodo e tanto faticai a strapparglielo che dovetti mozzargli un dito. Eccoti dunque la prova che mi chiedevi”
SAM: “Ohimè, è intriso di sangue vermiglio. Il mio padrone è in pericolo!”
GO: “Non prendertela col povero Smeagol. Smeagol ti porta la prova che ti abbisognava e tu lo colpisci con un sasso aguzzo. Lurido hobbit ingrato!”
SAM: “Padron Frodo resistete! Corro in vostro soccorso!” (esce di corsa)
GO: “Ah, dritto nella tana di Shelob. Eran due hobbit, eran giovani e forti e sono morti

SCENA II
Nel palazzo di Gondor
Entrano Gandalf e Pipino
GANDALF: “Per tutti i demoni degli abissi! Meglio sarebbe stato se il vecchio Barbalbero della foresta di Fangorn ti avesse veramente inghiottito, idiota di un Tuck, e non saremmo ora intrappolati in questo inferno per colpa della tua stupidità”
PIPINO: “E’ vero, sì, non son saggio né mai lo sono stato né mai pretesi d’esserlo, ma le tue parole non son forse troppo aspre, mio buon Gandalf? La mia sola colpa fu il guardare nella sfera di vetro dello stregone Saruman e lo trovai un giuoco assai innocente, tanto più che lo Stregone Bianco non poteva più servirsene avendolo il suo servo infedele Vermilinguo ucciso a tradimento. Suvvia, ben sai che tenere a freno non so la curiosità, né la lingua che sempre dico ciò che s’ha da dire e son buon compagno se si tratta di cantare, né altre cose quando il solletico chiama” (si tocca i calzoni)
GANDALF: “(irato) E allora dovresti incatenarti in una stanza e gettarne via la chiave. Non sai tu dunque che guardare dentro il Palantir può provocare una catastrofe nel corso degli eventi fino a distruggere l’intera Terra di Mezzo? Assai meglio non immischiarsi con eventi futuri, ho sempre detto. Le conseguenze possono essere fatali”
PIPINO: “Orsù, quanto la facciamo grossa! La mia curiosità fu già punita poiché ne ebbi le dita bruciacchiate e giuro che mai più vorrò toccare quell’oggetto del demonio. Si dilettino gli stregoni con le sfere che a me una volta è bastata di lezione”
GANDALF: “Ah, ragionerei più volentieri con un somaro! Ti spiegherò una cosa, Peregrino Tuck detto Pipino a ragione della tua imbecillità. Guardando il Palantir scatenasti l’ira di Sauron che a sua volta scatenò i suoi eserciti di orchi contro Gondor”
PIPINO: “E che ne so io di codeste diavolerie? Lasciami in pace, messer Gandalf”
GANDALF: “No, ascoltarmi dovrai fino alla fine. Sauron predisse ai suoi sudditi tre cose. Saruman si credeva immortale giacché Sauron gli disse che non sarebbe stato vinto finché la foresta di Fangorn non gli fosse mossa incontro. E tu stesso vedesti Barbalbero, stanco di fare la guardia allo Stregone, alla testa di mille alberi marciare contro Isengard. Il che dimostra quanto le profezie di Sauron siano ingannatrici. Disse poi al re Stregone, capo dei suoi Nazgul, che nessun uomo mai lo avrebbe ucciso perché un uomo non può uccidere un Nazgul…”
PIPINO: “Ohi che più non mi ci raccapezzo! Che c’entro io con tutto ciò?”
GANDALF: “Nulla, per ora. Ma non ho spronato fino a Gondor il mio Ombromanto, il bianco destriero che solca celere le nubi come fossero pascoli, solamente per diletto o perché tu avessi a fare una passeggiata. Io ti ho condotto a Gondor affinché tu possa frenare la mano del re folle prima che si adempia la terza profezia”
PIPINO: “Re folle? Profezia? Che guazzabuglio è mai questo?”
GANDALF: “A Denethor fu predetto che la sua stirpe si sarebbe estinta e quel giorno avrebbe segnato il ritorno del Re”
PIPINO: “E non è egli un Re?”
GANDALF: “Un falso re e porta in capo una corona che non gli appartiene. Ora il legittimo erede di Gondor ha estratto dalla roccia la spada di Isildur e cavalca in suo soccorso contro gli eserciti di Sauron, ma Denethor nella sua follia vede il nemico nell’amico ed in segreto si appresta ad ucciderlo”
PIPINO: “Per la Contea! Che vuoi dunque che io faccia?”
GANDALF: “Corri! Nasconditi! Trasformati in topolino, o in scarafaggio, o in lucertola se ne sei capace. Striscia, spia, origlia, tieni aperti 100 occhi e 100 orecchie. Denethor sta tramando qualcosa e sta a te il scoprirlo”
PIPINO: “Per la barba di tutti i Nani! Non indugerò oltre”
Gandalf esce. Pipino si nasconde. Entra Denethor reggendo il corpo di Faramir
DENETHOR: “Che i fulmini di Sauron si scatenino contro il mio stanco capo!
La mia stirpe è alla fine. Distrutta, spezzata, come quercia colpita da folgore! La mia progenie è marcia, il suo sangue infetto (a Faramir) Perché non sei tu nato per essere signore di Gondor? Perché decidesti di inchinarti al cospetto di un altro Re? Sia eretta una pira la cui altezza sovrasti la torre di Minas Tirith e che vi sia immolato il corpo di mio figlio Faramir. Che ne scorgano le fiamme rosseggianti fin dalle Miniere di Moria e dal fosso di Elm e che l’odiato Aragorn non osi avvicinarsi! Se la mia stirpe deve morire che muoia in un crepuscolo di fuoco!”
PIPINO: (uscendo dal nascondiglio) “Aiuto, aiuto! Il Re è uscito di senno e vuole appiccar fuoco a suo figlio”
DENETHOR: “Vattene, pulce!”
PIPINO: “Accorrete! All’assassino! Giustizia! Giustocielo!” (esce correndo)
DENETHOR: “Ergerò una pira le cui fiamme faranno impallidire quelle del Monte Fato…”
FARAMIR: “Padre, pietà…”
DENETHOR: “Figlio ingrato. Non hai saputo morire in battaglia, ma ti darò ugualmente un funerale da eroe (Entra uno Spettro) Chi sei tu che giungi dall’Oltretomba recando un vento di morte e alla cui vista i capelli mi si rizzano in capo come aculei dello stizzito porcospino?”
SPETTRO: “Sono tra coloro che combatterono al fianco di Isildur e che lo tradirono. Condannato a vagare in questa guisa per millenni e a celarmi nell’incavo delle montagne. Aragorn destò il nostro sonno di spettri mostrando la spada di Isildur rinsaldata. Un giuramento ci lega a quella spada. C’è posto a Gondor per un solo Re”
DENETHOR: “Ah, Aragorn è tornato! L’erede di Isildur reclama il suo trono! La profezia! La profezia!” (arretra cadendo sulla pira)
SPETTRO: “Padre snaturato! Re di cartapesta! Tu non vivrai abbastanza a lungo per vedere i discendenti di Aragorn regnare su Gondor”
DENETHOR: “Ah! Di questa pira l’orrendo fuoco tutte le fibre m’arse e avvampò…”
Esce col mantello in fiamme
SPETTRO: “Con lo stesso ardore di questo fuoco stanotte Re Aragorn infiammerà gli animi alla battaglia. E’ tempo ch’io vada a congiungermi con gli altri Spettri. Si prepara una grande notte” (Esce)

SCENA III
L’accampamento di Aragorn
Entrano Aragorn, Theoden e soldati del seguito
ARAGORN: “Presto l’alba arrosserà il cielo e noi arrosseremo il suolo col sangue dei nostri nemici. Poco importa se gli orchi di Sauron ci muoveranno incontro a migliaia: noi pochi, noi manipolo di pochi, scenderemo in campo per la gloria di Gondor. E quando ci chiederanno: dov’eravate voi quando le forze del Male furono ricacciate nell’ombra? con orgoglio potremo dire: io c’ero! Quando gli orrendi orchi ci scaglieranno addosso le loro frecce oscurando il lume stesso del sole noi resisteremo, quand’anche la Torre di Minas Tirith crollasse a terra con gran fragore noi resisteremo e sia maledetto il primo che griderà mi arrendo!”
I SOLDATO: “Tre urrà per Sire Aragorn!”
II SOLDATO: “Egli è il degno erede di Isildur”
I SOLDATO: “E di Isildur regge l’invitta spada”
ARAGORN: “Volete forse che la Torre di Isengard domini la Contea? Volete che Sauron si incoroni re di Gondor? Volete che i vostri figli parlino la lingua di Mordor?”
THEODEN: “Un momento! Dov’era Gondor quando Rohan chiedeva aiuto? Perché dovrei mandare i miei uomini incontro a morte certa? Forse per difendere le sorti di un Regno vacillante governato da un folle? Hai tu argomentazioni atte a farmi mutar di pensiero? Non m’immischio con codeste faccende!”
ARAGORN: “Ma Gondor ha bisogno di Rohan”
THEODEN: “E Rohan risponderà. Tu dici che Theoden giurò sulla spada di Isildur e Theoden è uomo d’onore. In sella miei prodi! E se non ci vorrà il cielo mano nella mano cadremo all’inferno!”
ARAGORN: “Non temete l’oscurità! Cavalcate ora, cavalcate verso la rovina e la fine del mondo!”
Theoden esce alla testa dei suoi Cavalieri
ARAGORN: “Tutto al Re: gli affanni, l’angoscia, la solitudine, tutto sulle spalle del Re. Sono talmente immerso nel sangue che una battaglia lava via l’altra. Poserà mai il mio spirito sui verdi prati di Rivendell?”
Entra Eowin in armatura
EOWIN: “Non siete solo, mio nobile Signore. Io, Eowin di Rohan, erede legittima di Re Theoden, metto la mia spada e il mio cuore al vostro servizio”
ARAGORN: “Dimenticami, dolce e fiera Eowin, più fiera che dolce o forse più dolce che fiera. Non sono il tuo romantico eroe, ma un re senza corona e senza scorta e il dubbio grava sulla mia anima. Ti sei innamorata di un’ombra, un sogno, un fantasma” (esce)
EOWIN: “Ah, tu non m’ami! Perché la natura mi ha fatta donna? Vorrei avere la tempra di un guerriero ed il ferro di Isildur in luogo del cuore chè se non posso essere amata assai meglio è l’esser temuta. Orbene, qui mi spoglio delle mie vesti di donna per indossare quelle di soldato, sia la mia voce portatrice non di soavi parole ma di tempesta, sia il mio nome pronunciato non con tenerezza ma con terrore. All’armi! All’armi!” (si calca l’elmo sul viso)
Entrano da parti opposte un Nazgul e Re Theoden
NAZGUL: “Chi osa sfidare il Nazgul, re di tutti gli Stregoni?”
THEODEN: “Io, Theoden di Rohan!”
NAZGUL: “Stolto! Sciocco, stolto, vanitoso sovrano!” (lo infilza con la spada)
THEODEN: “Ohi, m’hai ucciso! La vita è solo un’ombra che fugge” (cade)
EOWIN: “Lascia stare il povero vecchio, o, per le fauci della crepitante montagna di Mordor, proverò se è più dura la tua testa o la mia spada!”
NAZGUL: “Illuso, sai bene che un uomo non può uccidere un Nazgul”
EOWIN: “E allora sappi anche che io non sono un uomo!” (lo uccide)
NAZGUL: “Sauron, menzognero, la tua profezia era fallace e le tue parole ingannevoli bruciano come la lama che mi colpì. Ora comprendo il tranello” (muore)
Entra di corsa Pipino
PIPINO: “Signori, accorrete! Giorno funesto è questo (Entra Aragorn) Signore, signore, Denethor ha smarrito il senno e, simile a torcia umana, si è gettato dalla torre più alta del palazzo. Ora potete entrare a Gondor”
ARAGORN: “Così tutti i nostri ieri hanno illuminato ai folli la strada verso la morte polverosa. Che m’importa se oggi vinceremo una battaglia in un posto chiamato Gondor quando so che perderemo la Terra di Mezzo e tutto il nostro mondo scomparirà inghiottito nell’ombra? E’ tempo di morire”
Fragore di battaglia

ATTO V
SCENA I
Davanti alle mura di Gondor
Entrano Faramir, Legolas e Gimli
FARAMIR: “La vittoria è nostra. Gondor ha respinto gli attacchi nemici di mille orchi infuriati come demoni del più profondo degli abissi. Gondor è salva”
LEGOLAS: “Quale infelice sorte le sarebbe toccata se Sire Aragorn, alla testa di un esercito di spettri, non avesse ricacciato quei mostri nel baratro da cui erano insorti!”
GIMLI: “Sicché in campo si contavano più i morti che i vivi, tra quelli a terra e quelli che menavano le armi”
FARAMIR: “Spettri mi dici, Elfo? Qual portento è mai questo? Ne ho viste di battaglie, per mia fè, e posso vantarmi d’esser guerriero ardito, ma mai vidi i morti combattere prima di questo giorno”
LEGOLAS: “Spettri ho detto, e non son falso, né visionario o folle. Nelle cupe cavarne di queste montagne vivevano, se viver si può dire parlando di morti, gli uomini rinnegati da Isildur. Un antico giuramento li legava a Gondor: se avessero ubbidito al richiamo del loro Re il maleficio sarebbe stato spezzato. Così Aragorn in un sol giorno rese doppio servigio, a Gondor conducendola alla vittoria e a quegli infelici liberandoli della maledizione”
FARAMIR: “Prodigio!”
GIMLI: “Possiamo ben dire che gli uomini di Sauron son stati messi in fuga da un esercito di cadaveri”
FARAMIR: “Mio buon Gimli, possono anche trafiggere la tua armatura con frecce acuminate ma non uccideranno mai il tuo buon umore”
GIMLI: “E anche voi di buon umore ne avete da vendere. Mi è giunta voce che stavate per finire arrosto”
FARAMIR: “Si levino le coppe alla vittoria…. Ma che veggo? (Entra un corteo funebre portando Re Theoden, segue Eowin in lacrime. Posano a terra il re morente) Che è mai questo tristo corteo? E’ Re Theoden e sangue sgorga dal suo costato. Il prode sovrano è caduto in battaglia. Oh mesto giorno in cui guadagnamo un Regno ma perdiamo un Re!”
THEODEN: “Il mio corpo è spezzato in due e più molto non m’avanza da vivere. Avvicinati, bionda creatura, che ti possa vedere in viso prima che il sonno offuschi le mie vacillanti pupille. Ben ti riconosco, sei Eowin, la bella, coraggiosa Eowin che sempre amai come una figlia”
EOWIN: “Padre, poiché così vi debbo chiamare, sappiate che disobbedii al vostro comando e vestii le armi anziché fare ritorno a Rohan come si addice ad una donna, che campi di battaglia e taverne non son luoghi per lei. So che avreste voluto un figlio maschio e guerriero dopo la morte di Theodret e l’esilio di Eomer ma, ahimè, son nata io. Eppure, padre, poiché padre vi debbo chiamare, pur nella mia disobbedienza vi fui fedele, poiché uccisi io stessa il Re Stregone che vi colpì con la sua lancia di morte. Ora mi punirai, vero?”
THEODEN: “No, amore, non ti punirò”
FARAMIR: “Uditelo! Quale nobile fine per sì nobile sovrano!”
THEODEN: “Avrei voluto per te ben altro consorte, ma come può Aragorn reggere le sorti di Gondor ed al contempo far felice una sposa? No, Eowin, dimentica il prode, valoroso, glorioso Aragorn e consola il tuo cuore con l’onesto Faramir”
EOWIN: “Qualunque cosa pur di accontentare i voleri del mio signore”
FARAMIR: “Nel giorno in cui perdo un padre ne conquisto uno più nobile, ma solo per perderlo di nuovo”
THEODEN: “E anche questa è fatta. Ora la mia anima è libera di andarsene nella Valle dei Re”
FARAMIR: “Dove sarà accolta con onore”
THEODEN: “Ma ancora non posso chiudere gli stanchi occhi finché mi amareggia il destino della Terra di Mezzo. Nelle mani di un piccolo hobbit è affidata la nostra sorte”
LEGOLAS: “E allora non disperate a lungo, poiché scorgo ad est un volo di aquile solcare i cieli. Per la torre di Mynas Tirith! E’ il buon Gandalf che le guida e porta con sé Frodo e Sam. E sono vivi benché provati e laceri. Ora potete morire senza ambascia alcuna sul vostro cuore, mio signore”
THEODEN: “No, prima voglio udire io stesso come ebbe esito l’impresa, poscia morirò”
Entrano Frodo, Sam e Gandalf
THEODEN: “Avvicinati, coraggioso Frodo, che la voce mi manca e più fievole si fa il mio respiro. Distruggesti l’anello maledetto nelle fauci del Monte Fato? Dimmi, ma che il tuo parlare sia celere poiché la morte si appressa”
FRODO: “Poiché il vostro tempo su questa terra è concluso m’urge l’esser breve, benché assai lungo fu il nostro cammino. Poco mancò che non cadessimo tra le zampe assassine della negra Shelob poiché l’infido Gollum che fungeva da nostra guida ci tese una trappola e ci menò dritto nella tana dove l’orrendo ragno peloso si celava per cibarsi del sangue vivo delle sue incaute vittime. Fui uno sciocco a fidarmi di costui e me ne avvidi quando mi trovai a dibattermi nella vischiosa ragnatela tesami da Shelob. Se Sam avesse avuto un poco d’orgoglio mi avrebbe lasciato colà dopo che sì ingiustamente di lui avevo dubitato, invece l’ingenuo hobbit mi trasse in salvo mettendo a repentaglio la sua stessa vita, forse perché l’amore fu più forte dell’orgoglio stesso e gli doleva il perdermi, fatto è che mi svegliai totalmente ignudo ed avviluppato nel caldo abbraccio di Sam che mi sorreggeva con le sue vigorose braccia. Quando appresi che, credendomi morto, sottratto mi aveva l’anello lo chiamai porco e lurido parto di connubio d’animali bastardi e con altri epiteti che non oso ripetere per non offendere le sacre orecchie di un re. Tremando fino ai calcagni il poveretto mi restituì l’anello e forse troppo aspro fui con lui dopo che gli dovevo la vita. Gli feci quindi le mie scuse e insieme ci incamminammo verso il Monte Fato più amici di prima”
THEODEN: “Dunque riusciste nell’impresa?”
FRODO: “Ardua fu la scalata e certo non avrei raggiunto la cima se il fido Sam ancora una volta non m’avesse tratto d’impiccio e issato sulle sue stesse spalle e con questo inconsueto fardello non fosse avanzato su per il brullo monte ove echeggiava il cupo brontolìo del fuoco”
THEODEN: “Dunque giungeste alla cima?”
FRODO: “Giungemmo, ma lì la mia fede venne meno e trionfò la cupidigia. Acciecato da un’oscura follia ed ebbro di potere m’infilai l’anello al dito mettendo a repentaglio le sorti dell’intera Terra di Mezzo. Fui debole, confesso”
THEODEN: “Dunque non lo distruggesti? Oh, stolto hobbit!”
FRODO: “Fu un attimo. L’urlo disperato di Sam colpì la mia coscienza e subito compresi che una cieca follia si era imposessata di me”
THEODEN: “Dunque lo gettasti nelle fiamme?”
FRODO: “Non feci a tempo. In quel mentre l’immondo Gollum che stava appostato mimetizzando il suo infelice corpo tra le pietre e strisciato avea dietro di noi al pari di una serpe d’un balzo mi fu addosso e tentò di strapparmi l’anello dalle dita”
THEODEN: “Ma tu opponesti resistenza?”
FRODO: “No. L’orrida creatura ebbe la meglio e con un urlo di selvaggio trionfo levò al cielo l’anello. Gollum aveva vinto”
THEODEN: “Dunque ogni sforzo fu vano?”
FRODO: “No. Poco tempo ebbe per gioirsene. Nell’istante stesso del suo trionfo Gollum precipitò nel cratere ed ivi la vile creatura morì, vittima della sua stessa cupidigia”
THEODEN: “E l’anello?”
FRODO: “Distrutto in un oceano di lava, così come l’impero di Sauron che al potere dell’anello era legato e con Sauron tutte le forze del Male”
THEODEN: “Finalmente! Ora il mio spirito può unirsi a quello degli antichi Re. Addio miei prodi, e regnate con maggiore saggezza sulla Quarta Era” (muore)
GANDALF: “Infelice la Terra che ha bisogno di eroi!”
Entrano Aragorn e Arwen seguiti da Merry e Pipino
FARAMIR: (inchinandosi) “Salute a te, signore di Gondor. Nel giorno in cui perdiamo un Re rendiamo onore ad un nuovo Sovrano”
ARAGORN: “Non a me dovete inchinarvi ma al coraggioso Frodo che ha salvato la Terra di Mezzo dall’Oscuro Potere ed un poco anche a Samwise che più volte lo ricondusse sulla retta via”
SAM: “Ora che tutto per il meglio si è concluso potremo far ritorno alla Contea”
FRODO: “Ti sbagli, ingenuo Sam, il tuo cuore è puro e forse un giorno tu potrai tornare a ridere delle facezie del vecchio Bilbo Baggins. Non io. Quei giorni per me sono passati come un vento, un torrente, o forse come un’ombra fugace”
SAM: “Non comprendo le vostre parole, padron Frodo”
FRODO: “Ho visto cose che voi, umani e hobbit, non potete immaginare. Ho visto la Torre di Mordor infrangersi in un crepitio di fuoco e tutto il mondo oscuro svanire come fosse stato un fiato. La mia anima è divisa in due. Se tornassi alla Contea sarei per sempre fuori tempo e fuori luogo dopo che ho visitato il cuore di tenebra di Mordor”
SAM: “Mi abbandonerete, mio Signore? Eppure ne abbiamo passate tante insieme!”
FRODO: “Salperò da queste sponde con l’ultimo veliero degli Elfi e lascerò per sempre la Terra di Mezzo. Lasciatemi seguire il mio Signore e che abbia il più nobile dei Cortei!”
SAM: “Ed io, sulla punta aguzza di questo pugnale, porrò fine alla mia tormentata esistenza, giacché non posso vivere senza il mio padrone ed amico”
FRODO: “No, caro Sam, tu vivrai poiché per te ho predisposto diversamente. A te affido il compito di narrare ai posteri questi dolorosi casi. Tu scriverai i libri e le cronache del Signore degli Anelli. Il resto è silenzio” (Esce)
FARAMIR: (al proscenio) “Egli fu di nobile indole. E mai si udì storia più gloriosa di quella del prode Frodo Baggins e del fido Samwise”
Sipario


 
 

Gabriella Aguzzi