“In the Market” : Intervista a Elisa Sensi

09/11/2010

Un road movie può diventare horror se un trio di ragazzi sfreccianti su una gip,dopo un “incidente” e strani incontri vede avverarsi una profezia di morte violenta...in un comune supermercato dove vige la regola “mangia o sarai mangiato“...
Attori emergenti ben  diretti,trama inconsueta  e non banale, occhi terrificati rubati dalla cinepresa amica di Lorenzo Lombardi danno a  “In the Market”  una tessitura di respiro internazionale,con citazioni a Maestri  come  Quentin Tarantino mantenendo la  sana umiltà di chi desidera davvero,  con dedizione e  competenza , lavorare nel mondo  del cinema.
In occasione  di  varie prime visioni  come  quella avvenuta in questi giorni a Roma, presso il Nuovo Aquila,abbiamo intervistato  la  protagonista Elisa Sensi alias  Nicole.
 
Q.P. Ciao Elisa. Sono  davvero  contenta  di poterti intervistare  perché sei innanzitutto una mia  collega  e soprattutto una mia  amica ...ma parliamo  subito  del film “In the  Market”  di  cui  sei protagonista anche  se il tuo nome compare nei titoli  di testa  e  coda  nel  ruolo  di produttrice. Ci spieghi  perché?
E.S.”In  the Market” è  stato ideato, creato ,prodotto  e  distribuito  da  Whiterose  Production...che  è una  casa  di produzione  cinematografica  indipendente “inventata” nel  2006  da  un gruppo  di  giovani ragazzi  tra cui  ci sono  anche  io. All'inizio  è stata  un'avventura con il film  intitolato “Life's  but”che oggi dico, fortunatamente ,ha  ottenuto  poco  successo  perché  eravamo davvero  alle  prime armi  infatti  abbiamo  capito  come “non fare  un film”: errori  vari  e  tutti  i problemi  relativi  alla  realizzazione  di un film. Quindi  dopo  questo  film  si è  deciso  di  scriverne  un altro commerciale  cioè distribuibile e  abbiamo  pensato al genere  horror perché  comunque  è  di facile  costruzione , realizzazione e  molto  distribuibile  e  considerando  altre  esperienze  come “The  Blair witch project”  e  tanti  altri  abbiamo  visto  che tanti  ragazzi  come noi  che  fanno  cinema  indipendente  riescono  ad  avere più  fortuna risonanza  e  visibilità e   allora  abbiamo racimolato  insieme dei  soldi...alla fine  sono  relativamente  pochi (15.000 euro per  la  realizzazione  del  film specificando  che  tutte le  collaborazioni  come  quelle  di Sergio  Stivaletti e Ottaviano  Blitch sono  state ottenute  stipulando  contratti in decoproducer ossia una formula  priva di   un'immediata  remunerazione ,bensì quest'ultima  dipende e  proviene  dall'incasso  del film; ovviamente  in base  alle  pose,alle  scene  che  giri corrisponde una  percentuale,mentre  altri  come il proprietario  della  Gip-nella  pellicola  a  volte  viene  guidata davvero e in altre  è trainata  da un carro-  ha  preferito il pagamento in forma  classica ),ma occorre pure una partenza,no?

Q.P. Giunge  voce ...non so  bene se  si tratti  di una leggenda o di una diceria  nata in linea  con il genere  del  film per  creare  maggiore  suspence ... che il supermercato in cui  è ambientato  “In the  Market” appartenga ad  una certa  Elisa  Sensi...
E.S.
Non propriamente  ad  Elisa,ma  a Michel  Sensi  ossia  il mio papà infatti l'idea  del  film è nata  proprio  da  me: mentre  stavamo girando “Life's but”, una sera mi sono  trovata  a  prendere delle  cose  che  occorrevano per il film,solite mancanze  dell'ultimo momento e  ho pensato che  faceva  davvero  paura  il market  di notte con tutti  quei coltelli, ganci, attrezzi da  lavoro, corpi contundenti  ecc...andai  dal regista  Lorenzo  Lombardi,  a  capo  della  società,  proponendogli  la  mia  trovata. Il primo problema da  affrontare   è  stato  l'assenza di un teatro di posa per  ricostruire  il market a  causa  del budget disponibile  limitato   e considerando   che “ho” un vero market ci  siamo  detti “ma  perché non farlo  qui”insomma  un set  ideale in via  Toscana 37 a San Giustino , il mio  paese  d'origine...
Q.P. Parliamo ora  della  tua  esperienza  di  attrice,di come hai esordito,del desiderio  di recitare. Raccontaci  della  tua  vocazione …
E.S.
Nella  mia  famiglia  nessuno ha  mai  fatto un lavoro del  genere,mi riferisco  anche  a qualcosa  di  artistico in senso lato come suonare  uno strumento, dipingere  o cantare. Non lo so ...davvero: io,da  piccolina,cantavo in chiesa però ho scoperto  che ci andavo  non per  il piacere  della messa,bensì perché  adoravo  cantare  nel coro!Quando, dopo  due  anni , mi hanno  dato  delle  parti  da  solista mi è piaciuto e  da  lì ho  proseguito con un corso di canto  lirico e   due di musica leggera...Insomma  so canticchiare... bene e  mentre  cantavo mi innamoravo  dei brani di Mina o di quelli italiani  di cui  mi era  chiaro  il contenuto con un  pensiero  dietro-prediligo infatti  specialmente  le canzoni  recitate come da  Loredana  Berté,Mia  Martini, Marcella  Bella, la  stessa Rita  Pavone  che io considero mitica e  da lì   mi  sono  trovata  in conflitto tra la  gioia  di  “ cantare” o  “recitare”  una canzone!Poi dopo le  medie, ho  scelto di frequentare a  San Sepolcro (in Toscana , un comune  poco  distante da San Giustino)un liceo  scientifico con l'opzione teatro-cinema-tv  e  musica. Nei cinque  anni  superiori abbiamo  studiato i  capisaldi  di  queste  diverse  arti   ad  esempio registravamo delle  scene, le  montavamo, le  doppiavamo ecc...mentre  in me  si faceva  strada una forte  passione. Alla fine del  primo anno si è girato un cortometraggio in cui io  ero  la protagonista e poi è  arrivato “Life's  but”  tre  anni  dopo...perché essendo compagna  di  classe  di Sara  Lombardi , ho frequentato  la  casa di Lorenzo -suo fratello- che ha  sempre  avuto  la  mania della  telecamera con cui  girava  diverse storie …
Q.P. Intendi  i  film  familiari?
E.S
.Sì, sì, i  filmini  amatoriali...e  dopo è  avvenuto una  sorta  di  salto di  qualità  con la  sua  opera  prima: un film complicatissimo,per il quale  abbiamo  lavorato due  anni .
La struttura è  eccezionale...ne  parlavo  proprio  con Lorenzo alcuni giorni  fa e  concordavamo  sull'impossibilità  di rifarlo! C'è un cambio costumi frequentissimo,in scena  ci  sono  tantissimi personaggi  perché  è  un film corale,ma  non voglio  dilungarmi; un anno  dopo sono cominciate  le  riprese di  “In  the Market” .
Quando  mi  sono rivista  al  cinema! Sia  nel girarlo che  adesso  confermo  la  sensazione  primaria di non consapevolezza  del mio corpo  ossia di non riuscire  a  dire  con il corpo ciò che  affermavo parlando  o  con lo  sguardo. Il sentimento  a  livello  vocale  c'era,ma  non a   livello  fisico  perciò  mi  sono  detta  che  era  necessario “fare”  del teatro. Avevo  letto  tante  biografie  di  grandi  attori  approdati  al  cinema  partendo  dal  teatro e mi  sono  detta  che  non  potevo di certo  essere  l'unico caso  di attrice  talentuosa brava al cinema  facendo  soltanto  cinema! Allora teatro!
Q.P. Sei soddisfatta  della  tua  prova  di attrice  nel  film “In  the Market”?
E.S.
A  dire  il vero,no...Ammetto  che  sono  trascorsi  due  anni  e  mezzo  e  che tante  cose  sono  cambiate e   cambieranno tra  due  anni  e   mezzo...
Q.P. In base al percorso intrapreso  frequentando  a  Roma un'accademia internazionale  di teatro aspiri sempre a lavorare filmata da una  cinepresa oppure vorresti proseguire l'esperienza del palcoscenico?Ci  sono  state proposte  con contratti  veri e  seri giunte  dopo i primi  tuoi due  film? Consiglieresti insomma il tuo itinerario ad  aspiranti  attori?
E.S.
Sì, sono arrivate tante  proposte soprattutto  cortometraggi e  mediometraggi però  da  persone non professioniste ...Mi  sono  giunti  copioni  molto interessanti,ma quando  ho conversato  con chi mi aveva  proposto dei ruoli  ho purtroppo  incontrato estrema  inesperienza, maggiore  di  quella  che  io  e  il mio gruppo avevamo  agli inizi. Per  esperienza so  invece  che  occorre  determinazione:oggigiorno molte  persone fanno  cinema  tanto per ... Ho notato ad  esempio nella  mia  esperienza  di  vita  romana  che tanti  giovani  per  trascorrere i pomeriggi  fanno  dei  filmini...la mia  non è una  critica,ma personalmente  aspiro a  lavorare  con professionisti  a  cui poter ,come si  dice in gergo, rubare  il  mestiere, per imparare anche soltanto osservandoli …

Q.P.Mi sembra  di leggere  nei tuoi occhi tuttavia  un merito attribuito  proprio a  “Life's  but” che  continui  a  citare  e  prendere  in esame in quanto  esperimento  valido. Ce  ne  vuoi parlare?
E.S.
Certamente !  Io penso  che sia  stata  un'esperienza di  vita  unica  forse tutto  è partito  da  lì perché mi sono resa  conto di  dover  studiare  teatro: mi  sono  detta  che  per  lavorare  nel  mondo  dello  spettacolo ,non potevo limitarmi ad  un corsettino pomeridiano svolto in una periferia. Tornando  al  film, innanzitutto c'è da  dire  che è  corale  perché  vi  sono tanti personaggi  giacché  tutti coloro  che  hanno avuto  notizia  del  progetto   volevano recitarvi e   quindi si  sono  creati prima i ruoli  e  poi  gli intrecci e  le loro  relazioni. Strano  da  dire  e non ortodosso  come procedimento,ma  questo  è quanto.
Tornando alla  domanda sulla  predilezione  in  campo lavorativo  per il teatro  o il  cinema le  mie  idee  sono  chiare:io  vorrei  fare  teatro,ma  so  che  non paga! Mi  piace  costruire un personaggio  e  per il tempo  dello  spettacolo  esserlo. Nel  cinema devi riportare  quel personaggio  ogni  volta ,si spera  identico, che  si riprende  a  girare  ed è molto  difficile. Oggi  forse non sarei pronta,ma  certamente devo cogliere  il momento e non  lasciare anche  per ragioni anagrafiche  che il treno  passi...
Q.P. Dal tuo punto  di  vista  cosa  vuol  dire “essere” un personaggio”?
E.S.
In questa  fase  della  mia  vita e   di crescita  essere  il personaggio significa pensare come quel personaggio,  cosa  farebbe ...ossia  pensare ,respirare  in un altro modo e  vedere le  cose  in un altro modo. Mi sembra  che  l'operazione  a  teatro  sia ben più facile  di  quanto richiesto  dal cinema.
Q.P. Quanto  dici sembrerebbe  quasi un'eresia ,ma  alcuni  attori  nati a  teatro e  ceduti  al cinema non mancano  di  affermare quanto tu stessa sostieni...Ricordo,a  tal proposito,una dichiarazione  di Sergio Rubini sulla  fragilità degli attori  filmati da  una macchina da  presa che  hanno  alle  spalle  stress, ore  di  attesa prima di girare, giornate  in cui il personaggio  vive  per  pochi minuti ecc...
E.S.
Giusto!Infatti io  ho specificato  che in questa  fase della  mia  vita auspicherei ad  esperienze  lavorative in ambito  teatrale. Nel  cinema è  impressionante  fare  un film:  rientrare  in  quel  personaggio,  ridare una battuta, un sentimento...non è  più  come una  volta che  avevi modo  di  vedere il  girato  e  dunque  di  riappropriarti  di  quanto  avevi  costruito. Ora  ogniqualvolta  viene  richiesto devi  ri-essere  quella  donna , quella  ragazza. Inoltre   nei  due  film citati  ho  sempre  interpretato ruoli femminili  simili alla  mia  persona ed  è  difficile   giocare  con le  tue  espressioni  perché la cinepresa  è  così  vicina  che  non  ti  consente di  costruire un'identità  a  tutto  tondo  in un tempo  limitato  come durante  una  ripresa. Quello stesso  tempo invece è  paradossalmente  più adatto   per  un lavoro teatrale.
Q.P. Entriamo  in “In the  Market” per conoscere  Nicole , il personaggio  che interpreti...
E.S
. Nicole  mi rispecchia  molto: è una ragazza  molto  solare  che  però è riservata  .Le  paice  giocare  ,scherzare diventando la  chiacchierona  del gruppo  e come pregio  lei ha  un respiro  più calmo  del mio. Io nella  vita  sono  molto  agitata ...Anche  nella  scena  in cui  viene  torturata  ed  uccisa soffre e  vive  il momento invece  Elisa, nella  vita , non vive  mai purtroppo il proprio momento perché  a  volte  mi  capita pur  ascoltando  una persona intenta a parlare  con me di  andare  oltre, pensare  subito ad  altro, attinente  al  discorso ...quindi  quando il discorso  è terminato  mi  accorgo tardi  di  aver perso  un passaggio.A  dispetto  di  Nicole che  ama  conoscere  persone e  chattare in rete...io  non l'ho  mai  fatto  e  preferisco  persone in carne  ed ossa.
Q.P. Nel market racconti ad un certo punto  del film una  storia  di terrore con un tono  vivido  e  che  mette  davvero i brividi. Credo che  si tratti di una scena  importante soprattutto per Elisa in quanto  attrice. Mi hai  infatti  accennato    a varie  difficoltà sopraggiunte superate con carisma…
E.S.
Sì, è impossibile  dimenticare quella  scena: lì  c'era  innanzitutto un problema  tecnico perché  noi  avevamo girato  le  scene  horror  nel  supermercato,che  in quanto tale vive  di  vita  propria e...ogni mattina doveva  essere  perfettamente  in ordine per  accogliere  i veri  clienti. Giravamo dal sabato notte fino  alla  domenica  coprendo  i vetri  con dei pannelli  per  ricostruire  la  notte  anche  di giorno. Erano  circa  le  5.30  del  mattino  e  il market  a  breve  avrebbe ripreso la sua  vera vita...Lorenzo mi dice che  occorre  girare e  girare  bene. Non era possibile  sbagliare  e  ripetere. Allora mi  sono  detta che  anche  se  avessi  commesso errori...sarebbero  appartenuti  a  Nicole che voleva  raccontare ai  suoi amici  una  storia di paura. Ogni  volta che  rivedo quella  scena mi  stupisco sinceramente della  grinta, della potenza nello  sguardo dei miei  occhi perché  ero stanchissima  e  non vedevo l'ora  di  finire la  scena  e  andare  a  dormire,ma  a  Nicole  piaceva  spaventare narrando...di un cane sgozzato .
Q.P. Consiglieresti di  vedere  “In the  market”  e  se  sì, perchè?
E.S.
Certamente  perché è ora di vedere  un buon cinema  italiano...o almeno  una  pellicola diversa  da “Tre  metri  sopra il cielo”.Sarebbe  molto  bello se venisse  visto  da chi  vuol far  questo mestiere perché dalla  pellicola  traspare  o almeno  spero  di non essere  smentita l'estremo impegno  nella  realizzazione  del direttore  della  fotografia, del regista  ,degli attori ,perché pur  contenendo  alcuni errori riesce  ugualmente  ad istruire esattamente  come  è  avvenuto  nel mio  caso con “Life's  but”.
Molti  giovani soprattutto  potranno  biasimare  la qualità  dei dialoghi  probabilmente non fedele  al  loro gergo  odierno,ma se l'alternativa  più prossima era impiegare  espressioni come “taggami  su  facebook”,sono ben  contenta  che il film inizi  con una discussione sulle  uova e  su  altri rimandi al  senso della  vita.Parliamo  anche  dei  nostri  film preferiti infatti...
Q.P. Che  genere  di film  prediligi? In sala hai  dichiarato a  sorpresa di  non amare l'horror...
E.S
.I  film  horror  mi fanno  davvero  paura e  davvero  se  ne  vedessi uno avrei problemi  a  dormire per  svariate notti...purtroppo parlo per esperienza …
Q.P. Come mai?Eppure  hai  conosciuto gli  effetti speciali  che  rendono  possibili un horror ,ben  consapevole  che  dopo le  riprese  gli  attori  tornano interi al  loro  quotidiano …
E.S
. Per girare “In the  Market”  ho  letto  molti libri anche  sul cannibalismo , ho  visto  capolavori  del  cinema  horror,ma  ho avuto  un approccio  analitico nel senso  che  studiavo  costantemente  le  reazioni  delle  attrici  per  esempio, ma  se  per il piacere  di  guardare un film avessi  libera  scelta, scarterei una pellicola horror!
Q.P. La  tua  esperienza di  spettatrice vira  dunque  ad  altro .Forse anche  alla  commedia?
E.S.
Sì, adoro  la  commedia,ma  amo  anche  quei  film di  spionaggio così avvincenti oppure  i thriller psicologici  o  di  combattimento. Mi  viene  in mente “Kill Bill”: in quel  caso  c'è  molto  sangue,ma  non mi fa impressione. Il mio  film  preferito  è  “Il sesto senso”  che  continua a  stupirmi per  la  sua  crudeltà  e  il sadismo...elementi  che  appartengono  anche  a  “In the  market”perché nella  scena  di tortura ai danni  di Nicole stesa su  un lettino e    legata, il macellaio (Ottaviano  Blitch) le lecca  la  coscia cosa  che  non  era  prevista  nel  copione...Ho ancora  i brividi  e  fatico  a  comprendere se il senso  di repulsione sia  sorto in Elisa o  Nicole...
Q.P. Nel  film il macellaio “giustifica” il proprio  cannibalismo affermando “mangia  o sarai mangiato” derivando  l'assunto dall'hobbesiano “homo homini  lupus”.Condividi  il suo ragionamento rapportandolo  alla tua  professione?
E.S.
Sì, credo  che  nel millennio  in cui  stiamo  vivendo  tutto vada  aggredito: occorre  essere svegli,decisi .Funziona  così. Ad  esempio lo sto vivendo  anche  in accademia: se  non mostri di voler  riuscire in qualunque  prova  ti  venga assegnata ossia  se  non ti cimenti al di là  dell'intenzione a “esibirti”praticamente affinché la  vergogna  per  i tuoi errori  si trasformi  domani  in un esercizio  fatto bene ...il treno passerà mille  volte e  tu  lo avrai  costantemente  perduto. Aggiungo dunque come motto  anche  carpe diem!
Q.P.Il  film  in Italia  ha  avuto una  distribuzione un po'  frammentata e infatti benché prodotto  nel  2008  continuano le prime  visioni ,mentre  all'estero  tu  ed il resto  del cast siete  già stati conosciuti  ed  apprezzati …
E.S
.Sì, è vero. In Messico  abbiamo  vinto un premio  chiamato  “Palma  d'oro”  ...come  a Cannes come film con migliore  scrittura. A  Rionero  in Vulture  ho  vinto il premio  come migliore  attrice al Tenebria  Film Festival e dobbiamo la  nostra  fortuna  al  Signor  Giometti  di Ancona con cui  abbiamo  stretto  anche un rapporto  di amicizia.Lui crede nel film ,nel  nostro modo di lavorare  e sta proiettando “In  the  Market” nel suo Multiplex.
Q.P.Il tasto  dolente  di ogni  film deriva  anche  dall'accoglienza  dei critici ...”In the  Market” è stato osannato,ma  anche  stroncato. Cosa  ne  pensi e  come ti poni  al riguardo?Ti lasci  influenzare  oppure il tuo giudice  è il pubblico alias  botteghino?
E.S.
Personalmente  non vado  a  vedere un film dopo averne letto  la critica,ma lascio ad un secondo momento  il confronto con chi  ha  espresso  il proprio parere per iscritto. In genere vedo un film  se  mi colpisce  la  storia  e la  sua  “propaganda”  attraverso il trailer.” In the  Market” ha  ricevuto un giudizio estremamente  negativo:”manca di tutto”  che  francamente  mi suona come una  stroncatura  cattiva  e  fine  a  sé  stessa. Io per  prima dico  che il film è un esperimento con numerosi  difetti,ma  esiste  anche  qualche  pregio. Inoltre questa  sentenza così avvilente  e  malvagia non mi permette di  crescere, comprendere  dove,come,quando migliorarmi,non è  costruttiva. Inoltre credo che il mondo  dei  critici  sia  un po' corrotto...mi riferisco  alle  esaltazioni  verso i cinepanettoni che  ormai ripropongono  noiosamente  da decenni lo  stesso  giochino con la  bella  ragazza, il bel ragazzo, la  seduzione , le  corna,la  solita  spiaggia da sogno o montagna piena  di neve...Lì mi sembra  che  ci  siano  gravissimi  problemi non nello stile ( un budget maggiore  del nostro consente riprese di più alto livello),ma  di contenuto vero  e proprio.
Q.P.Hai  pensato anche ad  una proiezione  proprio  nel tuo  market?
E.S
.Sì, ci  ho pensato,ma  temo  i furti di  chi potrebbe voler mettere  in pratica la  folle  idea  dei protagonisti...dopo la  rapina …
Q.P. Quindi  secondo  te, vi  sono buone possibilità  che  si possa  rimanere  infiltrati in un supermercato  dopo l'orario di  chiusura e magari anche  nel market  del Signor  Sensi ?…
E.S.
Sì, secondo  me  è possibile e  poi  circa cinque  anni fa  subimmo  un furto,ma  da dentro...Il  mio market è  a  conduzione familiare quindi  siamo  molto ligi  nel  controllare  che  non rimanga nessuno dopo quell'episodio.
Q.P. Progetti futuri?
E.S
. Fornisco una risposta  sibillina perché  non posso  anticipare  molto, ma  si tratta  di un progetto innovativo ,sperimentale ,ambizioso  propostomi  sempre da Lorenzo  Lombardi: fare del teatro  al  cinema...Mi occuperò  anche  della  scrittura  e  in questo Lorenzo  mi ha  lasciato  estrema  libertà.
Q.P. Ci lasci  nel mistero...e  tra  quanto  potremo vederne  il risultato?
E.S.
Tra  un anno,credo. Mi raccomando ,vi aspetto in sala.

Mariangela Imbrenda