Halle Berry e le "Things we lost in the Fire"

09/06/2008

Il bellissimo titolo “Things we lost in the Fire” (bellissimo soprattutto se si pensa che il film è tutto sulla perdita, l’elaborazione di un lutto e ciò che resta dalla devastazione di un dolore) si traduce banalmente, nell’edizione italiana, in “Noi due sconosciuti”. Non fatevi dunque ingannare da questa semplicistica presentazione, che farebbe presagire la solita commediola sentimentale, e siate pronti ad apprezzare le sfumature di un film che scava con sensibilità nelle pieghe di un’improvvisa solitudine.
Sensibilità tutta femminile della regista scandinava Susanne Bier, come ha sottolineato l’attrice Halle Berry, sempre splendida, quando lo scorso ottobre ha presentato alla Festa di Roma il film, in uscita solo ora sui nostri schermi “Molte sceneggiature sono scritte da uomini e penso sia molto difficile per le donne trovare ruoli di buona qualità: è ancora una lotta poiché molti ruoli sono scritti da uomini, anche se ultimamente qualcosa sta cambiando. Forse diretto da un uomo questo sarebbe stato un buon film, ma sarebbe stato comunque diverso. Susanne è andata a fondo alle emozioni dei personaggi, nella descrizione del dolore e di cosa significhi essere schiavo di qualcosa”.
Pur non essendo alieno da alcune svolte convenzionali (il personaggio magistralmente interpretato da Benicio Del Toro che, respinto, ripiomba nel tunnel della droga) il film di Susanne Bier, prodotto da Sam Mendes, indaga con originalità sulla confusione di sentimenti di una donna dopo la morte improvvisa e violenta del marito, spinta ad accogliere in casa il miglior amico di lui, persosi sulla via della droga, perché questo fardello è quanto gli resta del marito perduto, e allo stesso tempo combattuta tra contrastanti gelosie, vedendo l’uomo prendere il posto del marito nei piccoli gesti quotidiani e scoprendolo partecipe di segreti da cui lei era esclusa.
Non nuova a ruoli che le consentono di esprimere una rabbiosa sofferenza (si pensi a “Monster’s ball”), Halle Berry si è dichiarata entusiasta dell’esperienza cinematografica con la Bier: “Ci ha permesso di provare ad inserire le nostre idee,e il tutto è stato molto collaborativo. Potevamo esplorare i nostri personaggi, capirne le emozioni e i sentimenti, gli effetti del dolore”.
Se l’immediato futuro le riservi altri ruoli altamente drammatici o riveli una nuova Halle Berry non ci è ancora dato modo di saperlo. “La tua vita di attrice procede velocemente e devi sempre combattere per buoni ruoli. Ho lavorato due volte con registi francesi, ora sarebbe il momento di lavorare anche in Italia!”

Gabriella Aguzzi