“Ti ho cercata in tutti i necrologi”: Giannini racconta

07/06/2013

Vulcanico, inarrestabile, carismatico, entusiasta, Giancarlo Giannini affastella fiumi di parole con lo stesso entusiasmo con cui sullo schermo affastella idee, trovate, intuizioni e, davanti e dietro la macchina da presa, confeziona un film, “Ti ho cercata in tutti i necrologi”, che parte come un noir per sfociare poi nel melodramma. C’è molto, moltissimo, in questo film: c’è la storia di un uomo che gioca con la morte (e non a caso è un taxista di pompe funebri, e giocatore d’azzardo) che dall’incontro con strani individui dediti alla caccia all’uomo si trova coinvolto nel macabro sport all’inizio per saldare un debito e salvare la pelle, poi per accumulare soldi a disprezzo del pericolo, infine per puro gusto della sfida fino all’inebriante sensazione d’immortalità; c’è una storia d’amore enigmatica, ci sono le reminiscenze western di Duello al Sole, ci sono simbologie, i linguaggi musicali con cui si esprime la donna del mistero.... Chiedete a Giannini e vi racconterà per ore, con gioia febbrile, tutto ciò che gli ha attraversato la mente.

“Ho voluto mescolare gli stili, ho voluto divertirmi – racconta – Non sono un attore che soffre, uso il termine jouer nel vero senso della parola, mi porto il fanciullino dentro. E’ il pubblico che soffre per noi, che si vuole emozionare. E così ho cercato di raccontare qualcosa in maniera più visionaria, la storia di un uomo inghiottito in una spirale che parte da una banale partita a poker e si trova catapultato in un mondo surreale. Il soggetto nasce da un racconto che mi è stato fatto, sulle cacce all’uomo in Africa, in cui le prede erano pagate per farsi inseguire. Ma i cacciatori qui alla fine non si vedono mai, potrebbero essere dei fantasmi, dei simboli. E alla fine le cacce sono diventate un modo per dare dinamismo al film e seguire l’evoluzione psicologica di un personaggio che attraverso questi inseguimenti arriva a sentirsi solo e invincibile. C’è una follia dentro di lui. Nikita diventa cattivo. Non mi sono documentato, nella vita non incontri molti Nikita: ho usato la fantasia. Mi è piaciuto fare un melodramma, mi è piaciuto fare un finale alla Duello al Sole ma sotto la luna, mi è piaciuto vestirmi da coniglio, mi è piaciuto girare alla mia età senza controfigure. Anche il dialogo è abbastanza curioso, il gioco delle battute è un sottotesto, c’è quello che si dice e quello che c’è sotto”.
A partire dal titolo enigmatico, che riprende una battuta del film. Avrebbe dovuto intitolarsi “Il giocatore che non voleva morire, traducendo il titolo inglese, ma poi si è optato per qualcosa di più ironico e curioso. “Allo stesso modo avrebbe potuto intitolarsi “Esci dal mio coniglio”, ma alla fine questo titolo ci è sembrato intrigante”.
Girato in inglese, ambientato in Canada con un finale in Arizona, con un’attrice, Silvia De Santis, che studiato l’ accento americano canadese, presentato al Festival di Shangai e in Sud Africa, in Italia è distribuito nell’edizione doppiata “”Ed è più facile doppiare altri attori che se stessi!” afferma Giannini. Da attore, ha rivelato sensibilità nella direzione degli attori “Come regista sono un naif, ma per essere un regista devi essere prima di tutto un buon psicologo. Ci sono attori più timidi, altri estroversi, e li devi conoscere, con alcuni devi essere amico davanti alla macchina da presa. Ed essendo uno che insegna recitazione mi vergognerei se i miei attori recitassero male!”
Influenze da altri registi? Moltissime. “Tutti i registi con cui ho lavorato mi hanno lasciato qualcosa. Con Lina Wertmuller ho giocato moltissimo e imparato molti trucchi. Poi Fassbinder... Ognuno ha il suo modo, impari da tutti. Mi piace molto il Cinema del passato, ho voluto citare M di Fritz Lang, ci sono le ombre della cinematografia tedesca, probabilmente ci sono anche citazioni involontarie. Tutti imitiamo, e tutti i film mi hanno dato qualcosa, in modo cosciente o incosciente. E’ bello copiare perché si prende dall’altro, si cerca di capirne il segreto”.
E conclude “So che il mio non è un film facile. Sicuramente non è convenzionale. Spero non si dica che è un film carino!”

Gabriella Aguzzi