Via Castellana Bandiera

30/09/2013

Due donne che si fronteggiano in duello silenzioso. Due ferme auto una di fronte all’altra, nessuna delle due arretra, nessuna delle due vuol cedere il passo. Più testarde e implacabili del sole cocente di Palermo. Attorno a loro Via Castellana Bandiera si assiepa con la sua varia umanità. Su questo episodio Emma Dante costruisce un film che molto dice dietro i suoi silenzi e molto racconta dietro il suo niente apparente. Uno sguardo realistico che affonda in una via di Palermo e una metafora in cerca di altri spazi. Rivelando uno stile che molto colpisce in un’opera prima.
“Qualcuno ha trovato strana questa sfida tra donne, ma io dico che se ci fossero stati due uomini il film sarebbe finito subito.  – dice la regista - La storia nasce dal fatto che ho vissuto in questa via e spesso capitava questo imbottigliamento per non cedere il passo. C’è una radice profonda e, non avendo mai fatto cinema e confrontandomi quindi con un mezzo che non conoscevo, ho voluto partire da una storia a me nota. Ho anche avuto la fortuna di un cast eccezionale, Elena Cotta è straordinaria come tutta la comunità che la circonda. Sicuramente è strano che a Venezia abbia vinto un’attrice che non dice una parola e la colonna sonora in un film senza musica”
Nel caldo afoso di Via Castellana Bandiera, dove il film è stato girato in pieno agosto, l’attrice ottantenne offre una silenziosa e intensa performance che le è valsa la Coppa Volpi alla 70° Mostra del Cinema di Venezia.
Emma Dante svela poi alcune curiosità “Ho voluto considerare la macchina da presa come un attore, che entra nella storia, nell’auto, nelle pieghe. Gli abitanti della via sono presenti nella scena finale e hanno partecipato materialmente all’allargamento della strada che ad ogni scena si allargava di un metro. Le inquadrature della strada sono come una punteggiatura nella sceneggiatura. E nella scena finale la strada si svuota e continua, si lascia tutto alle spalle, si corre, e non si va da nessuna parte”.
Una scelta precisa, dunque, quella di abbandonare la parte più pittoresca, come la vicenda sulle scommesse su chi delle due donne cederà per prima, per entrare in un clima più rarefatto “Il film prende una piega più metaforica. Non mi interessava esplorare la dimensione più folcloristica, ma quella più simbolica. Ho voluto rendere la sfida più sospesa e in qualche modo più epica”

Gabriella Aguzzi