Scusate se esisto, con Bova e la Cortellesi

20/11/2014

“Il film racconta le difficoltà della donna di essere protagonista nel lavoro e da qui sono scaturiti altri temi delle diversità. Perché si racconta soprattutto la necessità di nascondersi, di non dire tutta la verità” dice il regista Riccardo Milani.
“Scusate se esisto” , la brillante commedia che vede protagonisti Paola Cortellesi e Raoul Bova, affiancati da Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Cesare Bocci, Marco Bocci ed Ennio Fantastichini, racconta infatti di Serena Bruno, architetto di talento, che, sfruttando il proprio cognome, per poter far strada nel lavoro si finge un uomo e quindi l’assistente di se stessa. Finge anche il gay di cui si innamora, ma tra i due nascerà un’amicizia complice e perfetta. Commedia degli equivoci brillantemente interpretata che mette sul tavolo molti temi, forse troppi e che vede Paola Cortellesi anche in veste di sceneggiatrice.
“E’ la mia prima sceneggiatura, anche se scrivo da anni per il Teatro e per la Televisione, e la prima volta è naturale raccontare qualcosa di autobiografico, che conosco in modo diretto – dice – A volte le donne, anche se hanno successo, a parità di competenze hanno ancora difficoltà a farsi valere e ad avere la stessa considerazione di un uomo. A ognuno capita di interpretare nella vita il ruolo di quello che gli altri vorrebbero tu sia, per compiacere gli altri. E così mi sono buttata a capofitto in questa storia perché è qualcosa che ho vissuto, per realizzare una commedia degli equivoci ma attinente al quotidiano”.
“Il personaggio dell’omosessuale e quello della donna raccontano la stessa difficoltà, la paura di non essere accettati, di perdere il lavoro mostrandosi quello che sono, la necessità di apparire – sottolinea Raoul Bova – Per cui non mi sono concentrato particolarmente sull’omosessualità del personaggio, ma su quest’aspetto della storia.  Sapevo che non sarebbe diventato una macchietta o uno stereotipo perché avevo davanti una sceneggiatura ben scritta, quindi ero sicuro che non ci sarebbe stato questo pericolo. Mi piaceva invece che un film divertente venisse affrontata questa tematica: nella vita sei costretto ad essere un bravo figlio, poi un bravo genitore, ma si può ugualmente trovare la strada per essere se stessi senza dover fingere, a un certo punto hai bisogno di sapere chi sei veramente”. Così lo stesso Bova dimostra di essere attore serio pur senza disdegnare i ruoli di “bello” che gli vengono proposti “A volte sta un po’ stretto interpretare ruoli romantici o puntati sull’aspetto fisico e si vorrebbe interpretare qualcos’altro, ma a questo punto rischia di scattare il meccanismo contrario del ‘mi imbruttisco per dimostrare di essere anche bravo’. Ma non c’è bisogno di diventare qualcos’altro, puoi andare avanti con la tua faccia e il tuo corpo senza cadere nel tranello opposto."

Gabriella Aguzzi