Ma che bello il supereroe all'italiana

05/12/2014

Gabriele Salvatores di solito si sceglie e scrive le storie da sé, anche se con egregi collaboratori. Ma stavolta è stato letteralmente stanato dal produttore Nicola Giuliano (Indigo Film, una delle case di produzione indipendenti italiane più creativa): aveva una bellissima sceneggiatura, voleva che fosse un film italiano e voleva che a dirigerlo fosse lui. L'incontro ha prodotto un film emozionante, divertente, poetico, ricco di colpi di scena e che può essere letto a più livelli. Un film che forse partorirà un sequel: di sicuro c'è già lo spin off a fumetti, perché di supereroi si parla.
“Il cinema di genere è il più  difficile da fare perché prevede il pubblico. A volte gli autori parlano per se stessi, ma quando affronti un film di genere le cose cambiano, devi per forza piacere o hai toppato”. Inoltre, se la sceneggiatura non è perfetta, crolla tutto: basta un dettaglio stonato per far cadere il castello, la credibilità di una storia incredibile. Architetti e carpentieri sono tre giovani brillanti, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, già autori del copione de “La doppia ora”, il tocco dell'ingegnere è del più eclettico ed originale dei nostri registi, che ha saputo gestire egregiamente il budget “non irrisorio per un film italiano, ma la centesima parte de I guardiani della Galassia” con effetti speciali curatissimi (“abbiamo voluto renderli naturali e non invasivi”) e un occhio particolare per la scelta e la direzione degli interpreti e delle location
“Avevamo a lungo pensato di ambientarlo in Irlanda, la lingua inglese ne avrebbe semplificato la vendita all'estero, ma poi ci è sembrato di tradire l'italianità del progetto e allora abbiamo scelto la città più irlandese d'Italia, la Trieste di Joyce”
Al suo esordio, Ludovico Girardello ha dovuto sopportare di indossare tutine infelici, compresa quella verde per gli effetti di invisibilità (“che ha dovuto arrivare dall'estero perché in Italia nessuno le ha mai usate”) “E poi la scena del bacio è stata durissima, tre ore di riprese per due secondi di film. Invece mi sono divertito molto alle scene d'azione, anche prepararle è stato molto piacevole”
Fabrizio Bentivoglio invece è fiero del suo personaggio “Improntato alla doppiezza, anche se non volevamo che ciò fosse subito troppo percepito” . Non può dire molto per evitare spoiler, ma gli ridono gli occhi quando osserva che “è proprio vero che i personaggi cattivi sono sempre più belli da interpretare, e io un vero e proprio “vilain” non lo avevo mai interpretato”.
C'è qualcosa degli X-men in questo film, nel tema del superpotere vissuto come una alienità, nel rapporto che si può vedere tra il potere speciale del ragazzo e nel suo essere adolescente appunto invisibile. Salvatores però è un ragazzo degli anni '50, la Marvel comics ancora non aveva prodotto i suoi personaggi (che da noi, poi, sono arrivati con una decina d'anni di ritardo)...
“Infatti il mio super eroe era Flash Gordon, che non lo è! O forse Mao Tse Tung.... Purtroppo da noi i vari Uomo Ragno sono arrivati che ero troppo grande, ma supereroi a parte amo molto il fumetto. Il mio idolo era Corto Maltese
Fans dei superoi Marvel sono invece gli sceneggiatori (“Siamo cresciuti ad X-men”), che si sono ispirati anche ai film adolescenziali degli anni '80 “Tipo I Goonies o i Gremlins, coi ragazzi che si trovano a dover affrontare da soli un pericolo”
“Un regista che ammiro molto e che un po' è entrato in questo film è Spielberg” afferma Salvatores, che però indica anche come una delle sue pellicole preferite, e alla quale non ha potuto non pensare, “Lasciami entrare” “Una mediazione tra azione e profondità, un film di vampiri che dice più cose sull'amore di quante non ne dicano i film d'amore”

Elena Aguzzi