I desideri di Silvio Muccino

01/03/2015

Insuccesso, insoddisfazione, insicurezza? Tranquilli, oggi c'è il “life coach”, qualcuno che, da un palco, vi urla incoraggianti messaggi e vi insegna, appunto, a vivere. Questa sconcertante realtà – perché purtroppo non si tratta della malsana fantasia degli autori ma di una moda in voga, manco a dirlo, dagli Stati Uniti – è al centro de “Le leggi del desiderio”, il nuovo film diretto e interpretato da Silvio Muccino, una divertente commedia dal doppio volto, di costume prima e poi smaccatamente romantica.
Può un po' ricordare certi film di Carlo Verdone, tipo “Perdiamoci di vista”, anche se i modelli sono più sofisticati (“Harry ti presento Sally” è uno chiaramente confessato) e la pellicola è molto curata
“Ho voluto che tutto ricordasse la commedia romantica americana, che è molto più sentimentale e meno cinica della nostra, a partire dalla musica, che ti permette di stare nella giusta atmosfera: Peter Ciccotti ha dato coerenza alle intenzioni del film”
Come mai tanto tempo tra un film e l'altro?
“Perché amo moltissimo il mio lavoro e cerco di viverlo con totale trasporto, devo metterci sempre qualcosa di mio (anche se solo come attore, figuriamoci come autore): l'autenticità dei sentimenti che traspare dai miei lavori, l'onestà, è ciò che mi permette di andare avanti a testa alta”
E' un progetto nato nel segno dell'amicizia, dell'affiatamento. L' “alter ego” Carla Vangelista co-autore di soggetto e sceneggiatura, Marco Belardi come produttore (“Son sempre stato un suo fan, poi son diventato suo amico, e dopo anni di attesa abbiamo realizzato e montato questo film in sei mesi, trascinati dalla sua energia ed entusiasmo”), Nicole Grimaudo tra gli interpreti
“Siamo amici da tempo, e questo era il momento giusto e il film giusto. Ho amato il mio personaggio, così sfaccettato, in cerca d'amore. Mi sono ritrovata nel personaggio all'inizio, anch'io quando sono giunta a Roma mi sentivo goffa e spaesata....L'atmosfera sul set era straordinaria, la recitazione facile perché era tutto perfettamente a fuoco, ben scritto e diretto con passione”
Che impatto ha nella vita fare personaggi così introspettivi?
“Io sono una persona molto immersa nel lavoro, ma che poi non se lo porta a casa, cerco di aprirmi e buttarmi a capofitto nella vita per poi essere autentica sul set, ho bisogno di dire battute che sento mie, ma sono anche il tipo da “buona la prima”, recito di pancia, non studio e rimugino”
Io più che altro – risponde invece Muccino – mi porto a casa il film, non il personaggio. Questo film me lo sono portato a letto, colazione e cena,è ancora qui. È solo il prossimo film che ti permette di passare il testimone. Quanto al personaggio, che durante il film impara a conoscersi, diventando life coach di se stesso, è estremamente diverso da me, ma il viaggio interiore, il percorso, in fondo è lo stesso. Il tempo passato viaggiando ed attendendo mi ha aiutato a conoscermi, e come il Giovanni Canton del film ho imparato ad affrontare le mie fragilità, paure, meschinità. Noi vorremmo essere tutti superman, ma se impariamo ad amare le nostre debolezze anziché nasconderle, saremmo migliori”
Qualche spettatore si è fatto affascinare dalla figura del life coach, dal suo messaggio in fondo positivo, ottimista. Non hanno capito niente?
“Beh, il personaggio non è totalmente negativo, e un life coach può anche aiutare. Il punto è che poi l'ottimismo lo devi portare anche nella vita. Detesto la parola “messaggio”, ma diciamo che sì, il film ci dice che le motivazioni le dobbiamo trovare in noi stessi. Questi individui non fan che proporti la possibilità di migliorarti, ti danno l'illusione di poter rompere il tuo personale limite chiamato sfiducia, cinismo, paura”
I personaggi cambiano nel corso del film, e anche il film stesso cambia....
Tutti i miei film parlano di cambiamento, perché senza questo non c'è cinema, non ci sono storie. Direi, non c'è vita.
Poi io sono un inguaribile romantico, credo nell'happy ending: il film prende una deriva da commedia romantica perché è ciò che sento nella vita”

Dunque l'amore è la risposta non solo per rispettare i canoni del genere, ma perché lo crede davvero?
“Quando affronti questo genere rischi di cadere in un pregiudizio: si è creata infatti questa linea di demarcazione, o sei cinico o sei accusato di cadere nella logica del cioccolatino, di essere sdolcinato. Ebbene, io ho voluto  essere spudorato... E a parte ciò sì, credo che la risposta sia l'amore: amare se stessi. Se non ti ami, non hai fiducia in te, non puoi arrivare a nulla. Per cui, e non solo perché lo ha detto John Lennon, “love is the answer”: sì, sì, si!”

Elena Aguzzi