Colin Farrell presenta "Pride and Glory"

29/10/2008

Chiedo a Colin Farrell: “Dopo Alexander c’era il rischio che restassi incorniciato in un ruolo. Invece hai saputo offrirci personaggi sempre nuovi e diversi, dibattuti tra i loro conflitti. Quali sono i ruoli che più ti intrigano e quelli che più ti piace impersonare?”.
Lui sorride. Il ricordo delle delusioni e delle paure che hanno seguito “Alexander” è ancora vivo in lui. “Come attore per me la pluralità è la cosa più interessante, per questo non voglio mai ripetermi ma amo rappresentare personaggi diversi. Una scena dopo l’altra senti come devi entrare nel personaggio, esplorandone i lati più estremi. E sotto questo aspetto un film che ho molto amato è stato “In Bruges”, per la sua originalità, perché presenta molte sottoletture. Abbiamo girato a Bruges per tre settimane e lì ho scoperto tutti i lati contradditori di questo mio personaggio”. E dopo “In Bruges” (davvero un gioiellino, recuperatelo in DVD se vi fosse sfuggito al cinema!) Colin Farrell torna sugli schermi con “Pride and Glory” (“Il prezzo dell’onore”), tesissimo thriller di Gavin O’Connor, dove interpreta l’ambiguo personaggio di un poliziotto corrotto in contrapposizione con l’integerrimo Edward Norton.
Lo ha presentato al Festival del Film di Roma ed è stato sicuramente uno dei fiori all’occhiello della manifestazione: un avvincente e controverso poliziesco che, per dirla con il regista, assume gli aspetti di una tragedia shakespeariana man mano che il dramma esplode non solo all’interno del distretto di polizia, ma anche all’interno della famiglia. E i risvolti e le sfaccettature sono più di quanto si pensi, mentre incombe l’interrogativo se sia più importante difendere l’istituzione o la verità. Il film, che ha la sola pecca di non mantenere lo sguardo cinico fino in fondo, scava con ritmo convulso (fin dalle prime inquadrature) all’interno di un mondo patriarcale aggrappato ai codici d’onore e minato dalla corruzione. Marito e padre affettuoso, il personaggio di Colin Farrell vive uno sdoppiamento feroce facendosi strada nell’illegalità e afferrandone le occasioni. “Negli ultimi dieci anni della mia carriera ho interpretato diversi modi di comportarsi di fronte alla Legge – racconta Colin – C’è molta confusione tra Bene e Male, etica e legge e nel mio personaggio avviene una completa inversione tra ciò che ha imparato e come si trova ad agire, ma diventa difficile da giudicare, perché c’è molto conflitto nelle sue azioni”.

Più bello e affascinante che mai, vestito di nero con scarponi slacciati e cappellaccio calato sui lunghi capelli, Colin Farrell rivela anche di persona quel prorompente e istintivo sex appeal che si accompagna ad un viso dolcissimo e che regala a tutti i suoi personaggi caricandoli di emozioni. Parla di sé e del suo approccio al Cinema “Sono più entusiasta di questo lavoro di quanto lo sia mai stato. Nell’ambiente in cui sono cresciuto non c’era molto interesse per arte e storia, giocavo al calcio e non c’era molto altro. Il Cinema mi ha preparato, è stato una piattaforma per interessarmi ad altre cose. Poi l’originale impeto e la curiosità si sono un po’ persi, ma negli ultimi anni sono tornati. Amo quello che faccio e mi offre grandi ideali”.
Quale qualità Colin Farrell ammira di più in un attore? “La curiosità. Ho conosciuto attori come Jon Voight e Al Pacino che, pur essendo famosissimi nella storia del Cinema, sono sempre curiosi e generosi e continuano a porsi domande. E anch’io vorrei conservare la curiosità e la purezza di quando avevo 16 anni”.

Nelle foto: Colin Farrell al Festival del Film di Roma (foto di Gabriella Aguzzi)

Gabriella Aguzzi