Michael Cunningham alla Milanesiana

01/01/2008

Michael Cunningham è ormai un fedele amico de “La Milanesiana”. Quattro anni fa aveva letto pagine toccanti da “Le Ore” e dal diario di viaggio e di memorie, allora di recentissima pubblicazione, “Dove finisce la terra”. Ora, con la sua splendida voce calda degna di un attore, ha dato lettura di un brano sull’Assoluto, tema di questa nuova edizione de “La Milanesiana”, scritto appositamente su invito di Elisabetta Sgarbi, ideatrice e direttrice di questa interessante manifestazione culturale milanese che intreccia svariate forme artistiche (tra gli ospiti Alain Elkann, Bernad –Henri Lévy, Banana Yoshimoto, Umberto Eco e i registi William Friedkin, Alexandr Sokurov, Werner Herzog, Alejandro Jodorowsky e Bernardo Bertolucci, tanto per citarne alcuni). Ma non si è fermato qui. Il momento più emozionante della serata è stato quando, accompagnato al piano da Antony, ha letto nel silenzio estatico del Teatro Dal Verme gli splendidi testi delle sue canzoni. Il mancato concerto del cantante, ostacolato da un incidente alle corde vocali, si è trasformato quindi in qualcosa di speciale ed unico.
E’ importante la collaborazione tra le varie forme artistiche, ma soprattutto quella di ogni artista con il suo pubblico, se un milione di persone ha scelto di leggere un libro su Virginia Woolf, se ieri il pubblico è rimasto anche se Antony non poteva cantare e ha fatto il successo della serata. Gli artisti hanno bisogno di un pubblico dalla mente aperta” dichiara la mattina seguente alla Sala Buzzati dove si svolgono gli “Aperitivi con gli Autori” curati dalla Fondazione Corriere della Sera, incontri tra il pubblico e gli ospiti della Milanesiana per discutere e confrontarsi sui grandi temi dell’Arte.
Ci sono diverse visioni del mondo e tanti modi di dipingerlo quanti artisti esistono – dice Cunningham – Ho opinioni precise su tutto ma non mi interessa prendere opinioni su cosa è più importante o meno importante nell’Arte, in questo sono molto anarchico. La libertà si ottiene con l’insistenza, finché ci saranno artisti disposti a produrre il meglio correndo rischi e un pubblico disposto a restare a sostenerli mentre sperimentano. La libertà e l’arte saranno ai nostri funerali”.
I romanzi di Cunningham alternano momenti di esaltazione in cui si afferra la felicità, o la sua illusione, a piccole delusioni che assumono proporzioni gigantesche segnando una vita, parlano di sogni sfiorati e spezzati, intrecciano vite, speranze, amori, dolori cocenti. La sua prosa è magica, commuove, tocca vette altissime e allo stesso tempo scorre veloce invitando a continuare nella lettura.
L’autore di “Le Ore”, “Una casa alla fine del mondo”, “Carne e sangue”, “Mr Brother” e “Giorni Memorabili” non traccia separazioni tra le varie forme artistiche “Questa confusione o sfumarsi dei confini tra arte superiore e inferiore è l’aspetto più interessante della nostra epoca”.
Noi siamo convinti che, come accade in “Le Ore”, un libro può anche cambiare una vita.
Nella foto: Michael Cunningham ospite alla Milanesiana (foto di Gabriella Aguzzi).

Gabriella Aguzzi