Il colpo d'occhio di Rubini e Scamarcio

03/05/2008

 

Ben vengano registi come Sergio Rubini che ci salvano dall’invasione di film “carini” e risollevano il panorama del Cinema Italiano! Vedendo “Colpo d’occhio” viene alla mente “Gli Insospettabili” di Mankiewicz, per il gioco mortale che si instaura tra i personaggi, dettato dalla gelosia e dal desiderio di rivalsa. Ma i motivi ispiratori di Rubini sono soprattutto letterari e l’attore regista preferisce evitare di pensare ad altri film quando è dietro la macchina da presa. Per non correre il rischio, dice, di fare come il giovane scultore interpretato da Scamarcio, che crea un’opera d’arte rubando l’idea ad un amico “Così sono partito da riferimenti letterari, come l’indagine psicologica della poetica dostoevskiana. Il nostro orizzonte è cinico, nichilista, ed è per questo che Adrian si perde. Sono essenzialmente un lettore e la letteratura in qualche modo mi aiuta.” Di matrice letteraria è perfino la scelta dei nomi. “Per il nome di Adrian ho pensato a Thomas Mann e poi mi piaceva che vi fosse un nome esotico. Ma Adrian è anche l’anagramma di Andria che è la città di Scamarcio. Nulla è casuale di quello che si inserisce in un film. Mi piaceva che la donna si chiamasse Gloria, per come Adrian la invoca alla fine nelle rovine del teatro deserto. E che il critico che interpreto avesse soltanto un cognome, il Lulli”.
Adrian e il Lulli si rimandano così in un gioco di doppi, riflettendo ognuno le meschinità dell’altro, invasi dall’ossessione, uno preda dell’ambizione, che finisce col credere in quello che gli è più facile e conveniente credere, l’altro mefistofelico burattinaio di una sofisticata vendetta. Il potente critico d’arte conduce così al successo il rivale artista per lasciarlo cadere quando più gli fa gioco, facendo leva sulle sue debolezze. E lo spettatore non è mai a suo agio, avvertendo una sorta di smarrimento in ogni dettaglio, domandandosi dove condurrà questa partita a scacchi iniziata in sordina “Mi stava a cuore raccontare il conflitto psicologico tra le due figure. Il critico è la razionalità e l’artista l’istintività, ma Lulli è l’ombra di Adrian e Adrian l’ombra di Lulli. Nell’ambiente descritto il critico può modificare la vita di un artista in una notte e su un’ambizione smodata l’effetto è devastante. Adrian è drogato di successo e il gioco perfido di Lulli è lasciarglielo assaporare. La bramosia si scatena nel momento in cui lo perde: è lì che si impazzisce e salta ogni morale
C’è un po’ di Scamarcio nel personaggio di Adrian, essendo il protagonista un artista e parlando il film di successo e di cosa si sia pronti a sacrificarvi? L’attore, al quale Rubini ha indicato la strada del noir e che sarebbe davvero perfetto in ruoli alla Delon dei film di Melville, trova più di un punto in comune con il suo personaggio. “Come artista ho sempre pensato di trovare qualcuno su cui fare affidamento e un luogo in cui sentirmi protetto. Tutti noi mettiamo in gioco una parte della nostra personalità e in tutti noi c’è una base di violenza, c’è l’ambizione di riuscire e raggiungere il successo e in questa ricerca ci si può anche perdere. A volte questo mestiere mi costringe a stare lontano dagli affetti, c’è in me questo conflitto, ma ho sempre scelto la vita rispetto al lavoro”.
Nella foto di Gabriella Aguzzi: Sergio Rubini, Vittoria Puccini e Riccardo Scamarcio alla presentazione del film.


 

Gabriella Aguzzi