Carlo Verdone a Lodi

01/01/2008

Sergio Leone, Alberto Sordi, Silvio Muccino.... Sono tanti i personaggi di cui Carlo Verdone racconta, inarrestabile e irresistibile, inframmezzandoli di continuo con imitazioni. L’incontro con il pubblico al Teatro alle Vigne di Lodi, nella giornata a lui dedicata nel corso della Rassegna “I Sette Peccati Capitali – Scacco Matto all’Accidia”, si è così trasformato in uno show scatenato. E intanto riaffiorano i momenti più salienti della sua carriera, gli inizi difficili, i film e i personaggi più amati, ripercorrendo il filo che lega il suo Cinema agrodolce, costellato di macchiette e di battute entrate nel gergo comune, ma anche pervaso da una sottile, costante malinconia. “A volte vorrei dare un finale di speranza, ma non mi viene mai – confessa – Forse per una sorta di malinconia che c’è in me, che fa parte del mio carattere, e si avverte sempre la fragilità della vita, di un futuro che non è mai tanto sicuro”

Gli esordi
“Il primo teatro è sempre la piazza della nostra città, poi la scuola. Tutto è cominciato osservando i tic e le fragilità della gente, poi l’imitazione ha cominciato a lasciare il posto ad un’interpretazione personale. Imitavo i professori catturandone la voce e la psicologia. Il mio primo monologo si è ispirato al nostro professore di Religione, con questa voce buonista e clericale e io cercai di entrare nel DNA psicologico di quell’uomo...
Poi mi ritrovai, laureato e con un diploma di regia, allo sbaraglio in un teatrino di 40 posti. Mi sentivo bloccato, ma mia madre mi cacciò di casa con un calcio dicendo ‘Vai fregnone, un giorno mi ringrazierai’. E una sera ci trovammo ad esibirci davanti ad un solo spettatore, sicuri che il giorno dopo avremmo chiuso definitivamente. Era un critico importante di ‘Paese Sera’ e da lì cominciò tutto”

Sergio Leone
“Un vero padrino artistico. Era un uomo di polso e mi ha insegnato tutto. Molto burbero, tipo padre ottocentesco, faceva paura a guardarlo, grondavi sudore e lui ti guardava ‘Non ho capito ancora perché me fai ridere’. Quando dovevo fare la scena al telefono con la madre in ‘Un sacco bello’ mi disse di fare tre giri del palazzo a piedi per ottenere l’effetto giusto. Feci finta: c’erano 40 gradi e pensai che era pazzo. Quando mi vide mi diede una sberla dicendo ‘Ah stronzo, tu tre giri di palazzo nun te li sei fatti!’ E così uscii di nuovo, con lui che mi controllava dalla finestra...

Sordi e Muccino, due generazioni diverse
“Silvio Muccino è un personaggio assurdo, un cavallo pazzo, con lui mi sono ritrovato la casa distrutta. Mi entrava in casa, metteva la testa nel frigo, tirava fuori la bresaola e intanto diceva ‘sì, sì racconta, fichissimo!’
Sordi era l’esatto contrario di quello che avete visto in pubblico. Una grande espansività, una grande carica di simpatia, ma in casa diventava un uomo tremendamente austero, una persona cupa. Forse un po’ misantropo lo era, troppo ritirato, chiuso, maniacale...”

La Musica
“Mi accompagna in ogni momento della mia vita, mi accompagna anche nella scrittura delle sequenze. A 18 anni ero un batterista bravino, poi ho perso la mano e sono diventato un batterista della domenica, ora ho ripreso. Ho conosciuto molte rock star storiche, il destino ha fatto in modo che incontrassi di persona tutti i personaggi che ho amato e a volte ho stretto anche delle amicizie”

Il personaggio più simile al vero Verdone?
“Quello di ‘Maledetto il giorno che t’ho incontrato’. Lì ho fatto veramente l’analisi delle mie ipocondrie, i miei amori come l’Inghilterra e la musica, la psicanalisi, stavo veramente raccontando me stesso. E anche Margherita Buy ha raccontato se stessa. Io poi un po’ sono guarito, ma quell’ansia un po’ mi manca, perché se sai incanalarla giusto è adrenalina in più. Con il tempo si raggiunge una certa maturità e saggezza, anche se non è detto che si riesca a mantenerle. Io sono stato aiutato dalla lettura di Seneca e di Borges. Alla fine, se non sei proprio una testa di coccio, qualcosa riesci ad assorbire”.

Una serata riuscitissima. Per il pubblico e forse anche per Verdone. “Venendo a Lodi ho scoperto una città davvero bella. Mi sa che un pensierino cinematografico ce lo faccio...”

Gabriella Aguzzi