C'era una volta Bagheria

29/09/2009

Di Oscar ne ha già vinto uno, e ora, 20 anni dopo “Nuovo Cinema Paradiso”; Giuseppe Tornatore potrebbe ripetersi, perché l'Italia proporrà all'Academy il suo “Baarìa”. Appena ne viene informato, da una chiamata sul cellulare a metà intervista, Peppino non sta più nella pelle dalla gioia e abbraccia i suoi protagonisti,  Francesco Scianna e Margareth Madè, che lo hanno accompagnato a Milano per la promozione del film
Sono tanto contento, e anche un pochino intimidito, perché è una grande responsabilità... Ma contento anche perché il primo impatto del film al box office è stato molto positivo. Tuttavia  quello della competizione è un terreno troppo sdrucciolevole per nutrire speranze: per soli cinque film da nominare all'oscar, i selezionatori dovranno scegliere tra 70, tutti di alto livello, perché i Paesi che li propongono ovviamente scelgono tra quelli più interessanti. A mio favore c'è però la reazione avuta al festival di Toronto, dove “Baarìa” ha riscosso un successo fenomenale, assolutamente inaspettato. Il pubblico reagiva benissimo, nonostante fosse un film più difficile di “Nuovo Cinema Paradiso” e nonostante i sottotitoli, rideva al momento giusto, applaudiva....: è stato persino meglio che alla proiezione tenuta a Bagheria! E poi spero che i produttori e il distributore internazionale mi seguano bene durante la “campagna elettorale” del film, facendo sì che abbia la giusta visibilità nel periodo antecedente le nominations.
Il film della vita, senz'altro. Ma non è un po' troppo presto?
(ride) Sono perfettamente d'accordo con te....Sognavo ed elaboravo questa storia da una vita, ma pensavo che l'avrei realizzato dopo i 60 anni. Anzi, in realtà credevo proprio che non l'avrei mai girato, perché troppo costoso e complesso. Era il mio sogno nel cassetto, che non proponevo a nessuno, e raccontavo a  me stesso che da vecchio avrei avuto più esperienza e saggezza, che avrei chiuso la carriera con qualcosa di molto personale e intimo....
Però, dopo “La sconosciuta”, mi son seduto coi produttori per decidere cosa fare dopo e qualcuno ha tirato fuori: “Ma non avevi una storia sul tuo paese...?”. Bé, evidentemente qualcosa con qualcuno mi era sfuggito, ma tanto per parlare, senza intenzione di farne alcunché, comunque loro hanno insistito, io ho raccontato il film che avevo in mente, pensando di scoraggiarli, invece loro se ne sono innamorati. Pensavo che si sarebbero dissuasi all'idea dei costi, anche perché la mia Bagheria non esiste più e avremmo dovuta ricostruirla tutta all'estero, e ho preso tempo: due mesi, per metterlo su carta, al massimo avremmo buttato via un po' del nostro tempo. E dopo averlo scritto...bé, alla fine si è fatto, incredibilmente. Era una cosa talmente lusinghiera che l'amassero così tanto, e allora mi son detto: in fondo sono sempre stato precoce....

Più di tre anni tra preproduzione, riprese e postproduzione. E ora, che farà?
Qualcosa di completamente diverso, di nuovo. Se ci fai caso, la mia carriera è molto zigzagante, questo perché ho il complesso dell'opera prima. Non riesco a fare di fila due film che si assomigliano, devo sempre provare l'emozione, la paura, di affrontare qualcosa di nuovo, mettermi alla prova con temi e toni differenti: “Una pura formalità”, “La leggenda del pianista sull'Oceano”, “Baarìa”... sono tutte esperienze nuove. E così anche il prossimo progetto, qualunque sia, sarà un salto nel buio. Ho due idee per il momento, in ballottaggio. Entro dicembre sceglierò...


Staremmo ore a parlare con Tornatore, così gentile, disponibile, loquace, ricco di idee e di spirito. Opinione condivisa da Margareth Madé, “esordiente integrale” che ha avuto l'onore di essere giudicata dalla critica un valore aggiunto al film e che ancora non sta nella pelle dalla gioia di aver partecipato a quest'avventura, dopo una lunga e dura serie di provini (“Quando l'ho vista in fotografia, truccata da modella, pensavo che fosse troppo raffinata, ma quando ai provini è venuta con le mani scorticate, camminando come una contadina, con questo viso bellissimo e tanta voglia di imparare...”)
Sono stati provini lunghissimi, e poi anche l'attesa è stata lunghissima, e la preproduzione...Ho avuto così modo di prepararmi, mi sono avvicinata al personaggio seguendo una scuola di ricamo, mungendo mucche, mettendomi in contatto con la vita dell'epoca. Tornatore è stato il mio maestro, mi ha seguito ciak dopo ciak aiutandomi a crescere, si è creato un legame profondo tra noi.
Per entrare nel personaggio di Mannina ci ho messo tutta me stessa, e alla fine ho vissuto la sua anima, i suoi stati psicologici. Tornatore è un maestro anche nel capire chi ha davanti, vedevo che mi osservava tantissimo e in qualche modo adattava Mannina a come ero io, mentre io mi adattavo a lei...insomma , il personaggio è cresciuto insieme a me.
Ho provato tante emozioni durante la lavorazione. Il primo ciak in assoluto della mia vita è stato quello al seggio elettorale, e lì ho cercato consigli e appoggio nelle donne di Bagheria. Ma l'esperienza più forte, che mi rimarrà sempre dentro, è quella della scena in cui mi ribello. In qualche modo posso fare un parallelo con la mia vita, perché in fondo anch'io ho voluto prendere in mano le redini della mia vita e cambiarne il corso, anch'io ho avuto questa determinazione... E ora posso dire proprio che vivo nel mio sogno

Un sogno che continua...
Sì  ( e sprizza gioia) . Proprio ieri ho cominciato a girare “La mia casa è piena di specchi”, con Sofia Loren. Dire d'aver realizzato un sogno è poco, perché io sono cresciuta amando il cinema di un tempo, e ora recito accanto alla signora Loren! E anche Tornatore, in fondo, è un regista classico. Partecipare al suo film è partecipare a un pezzo di storia di cinema.

Provini duri anche per Francesco Scianna (“la sua alchimia con la Madé è stata fondamentale nella scelta, anche se già mi piaceva”): lui ha alle spalle cinema, teatro e televisione, ma non aveva mai avuto un'esperienza così coinvolgente
La percezione di ciò che sarebbe stato l'ho avuta al sedicesimo provino, l'ultimo, quando ho letto l'intera sceneggiatura. Siamo arrivati sul set una settimana prima dell'inizio delle riprese e ho imparato a mungere: per l'intero anno di riprese, tutte le mattine mi svegliavo alle 5 e andavo a mungere....e' stato un lavoro fisico, fondamentale per entrare nel personaggio, ma non è stato tutto: ho fatto un'infinita serie di domande a Tornatore per capire l'aspetto culturale e politico, ho letto libri e soprattutto guardato foto per vedere come si vestivano, come si atteggiavano le persone dell'epoca, per potermi meglio relazionare col mio personaggio. E poi ho ascoltato i racconti di mio padre e di mio nonno, che sono di Bagheria, per confrontarli coi ricordi di Tornatore. Ovviamente, la storia è raccontata dal suo punto di vista, ma vi sono degli elementi comuni: per esempio la gente all'epoca viveva molto più per strada, si incontravano e si parlavano, avevano relazioni molto più strette, c'era più contatto anche fisico
Anche il suo personaggio, come quello di Mannina con la Madé, è nato insieme a lei?
Era un personaggio più delineato. Chiaramente Tornatore ha visto qualcosa di lui in me, quegli elementi essenziali che mi hanno permesso di interpretarlo nel corso di tutta la sua vita, però c'è stato un maggior lavoro di avvicinamento da parte mia alla sua visione del personaggio che un suo adattarsi alla mia persona
E dopo essersi portato dietro questo personaggio e questa esperienza per tanto tempo?
Ora ho girato un film per la tv, “Le cose che restano”, di Gianluca Tavarelli. Ho il ruolo di un poliziotto in borghese che indaga su dei traffici di droga e armi e si trova, tra i vari giri illegali, a stanare anche un giro di prostitute. Il bello è che si innamora di una di loro, superando i pregiudizi

Elena Aguzzi