Quando scocca La Doppia Ora

08/10/2009

Ha un significato magico la doppia ora, si dice che quando la vedi indicata sull’orologio dovresti esprimere un desiderio. Ed è questo senso di fatalità che incombe sul film, l’ombra di un presagio che si traduce poi in un destino a cui è inutile opporsi, scivolando in una soffusa malinconia.
Ed è magico anche trovare un film italiano degno di portare alta la bandiera del nostro Cinema, lontano finalmente dai soliti cliché, lontano anche dalla catalogazione in generi, perché tanti ne sfiora e ne mescola in un plot tutto originale e ricco di continue sorprese, ben scritto, ben diretto, ben interpretato: un regalo ancora più raro se si considera che siamo di fronte ad un’opera prima.
Non nascondono il loro entusiasmo il regista Giuseppe Capotondi e il protagonista Filippo Timi “E’ stato un processo veloce, naturale, non costruito a tavolino. E’ raro trovare una casa di produzione che ti aiuta così tanto e allo stesso tempo ti lascia libero” “Ed è raro trovare una sceneggiatura davvero figa, nuova, non scontata” fa eco Timi.
Abbiamo parlato inizialmente della malinconia che chiude splendidamente “La Doppia Ora” in un finale senza retoriche ed è su questo tasto che il film intreccia i suoi motivi. Difficile per noi parlarne senza troppo anticipare, ma se è il noir il colore dominante di questa storia, un noir che a tratti sembra sfiorare il soprannaturale, del genere noir conserva il senso dell’ineluttabile, della sconfitta e porta i segni dell’amore tradito.
Tutta l’atmosfera voleva giocare su questa malinconia. Gli errori, la struggente lotta di un essere umano, il tentativo di redimersi sono tutte eredità del noir”.
Un’intensa Ksenia Rappaport combatte tra questi sentimenti e l’incontro con Filippo Timi, uomo deluso che si rifugia solo in incontri sessuali senza coinvolgimento (bella anche la scelta narrativa di adombrare segreti del suo passato senza raccontarli), sembra essere attrazione fatale tra i due. “E quando lui s’innamora si espone al rischio di bruciarsi – racconta Timi – Ma è meglio bruciarsi del freddo della solitudine, perché anche il ghiaccio brucia. Ed è più facile perdonare chi ti ha tradito che perdonare se stessi di aver tradito”.
Completa l’atmosfera nera lo sfondo di Torino, “una città che fa parte da sempre dell’immaginario del noir italiano”.

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Gabriella Aguzzi