Lezioni di volo di Giovanna Mezzogiorno

01/01/2008

Sono tanti i temi, i personaggi, i sentimenti, le sfaccetature di “Lezioni di volo” di Francesca Archibugi, un mosaico complesso che ha il suo cuore in un’India insolita e vera. Tutto ha inizio con due giovani amici (gli esordienti Andrea Miglio Risi e Tom Angel Karumathy scelti dopo lunghi provini), soprannominati Pollo e Curry, che non hanno aspirazioni e vivono solo ammazzando il tempo, preoccupando le loro famiglie. Finché uno di loro, un indiano adottato, decide di partire per l’India portando con sé l’amico e lì incontrano una dottoressa, Chiara, interpretata da Giovanna Mezzogiorno
Chiediamo all’attrice – gli occhi più belli del Cinema Italiano – alcuni segreti del film e mentre racconta ci rivela un’immagine di sé curiosa e accattivante.

Come descriveresti il tuo personaggio? E’ una donna che ha fatto scelte importanti, ma ha anche molte insicurezze e contraddizioni…
“Chiara è una donna che mi piace molto perché è molto umana, fa delle cose difficili ma le fa con fatica, non è un’eroina, non è una superdonna, è anche stanca, nervosa, affaticata, ha anche bisogno di aiuto”
Cosa c’è di te in lei?
“Non molto, ma come Chiara viaggio, come Chiara sono spesso sola e quindi conosco la solitudine in viaggio e anche la bellezza di questa solitudine”
E, parlando di viaggi, com’è stata la scoperta di quest’India tutta particolare?
“Mi avevano messa in guardia, ma in realtà non mi sono sentita traumatizzata dall’India. Certo è un Paese del Terzo Mondo, povero, sporco, ma non è un Paese violento. E credo che tra qualche decennio diventerà insieme alla Cina il Primo Mondo e noi saremo la perfiferia. Perché è anche un Paese di cervelloni di informatica, è davvero incredibile perché è poverissima eppure ha anche i medici e gli ingegneri migliori del mondo. E penso che quello che ho visto io in India sia solo un decimo di quello che c’è da vedere, se non di meno”
Alla fine però Chiara sceglie la sicurezza…
“Penso che Chiara, dopo questa grossa cosa, capisca dove voglia andare e faccia una scelta. A un certo momento la vita è davvero questione di scelte, una persona può anche rimanere nel limbo per sempre ma anche questa è pur sempre una scelta, più faticosa che scegliere di avere un marito e un figlio. Certo io non andrei mai a vivere nelle Orcadi come ha fatto lei, ma gli esseri umani sono molto animaleschi e quando sentono di avere bisogno di sicurezza vanno verso la sicurezza. Se uno non lo fa è perché sente che non è ancora una priorità, ma quando sente il bisogno del nido va in quella direzione”
E tu hai un nido?”
“Ho comprato casa un anno fa, per la prima volta ho una casa mia. Ho sempre viaggiato e ho sempre trasloccato da quando avevo 9 anni, e da un anno ho deciso di avere un posto in cui mettere i miei libri e maglioni e tutte le cose mie racimolate in tutte le varie case. Non smetterò di viaggiare ma è avere un posto a cui tornare”
Come è stata l’esperienza con due attori così giovani?
“E’ stato bello. Abbiamo avuto un ottimo rapporto, senza tensioni. Siamo stati bene”
Cosa pensi della relazione sentimentale con un ragazzo molto più giovane, come avviene nel film?
“E’ una relazione più riposante. Il confronto con un coetaneo è più faticoso, sarà anche più stimolante ma è più impegnativo e conflittuale. Una relazione con un uomo più giovane ha una dimensione più di gioco, di spensieratezza, di leggerezza. Chiara è appesantita dalle responsabilità e dalle aspettative che glia ltri hanno su di lei e quello che cerca è freschezza. Infatti dice a Pollo ‘nessuno mi guarda come mi guardi tu, non mi giudichi mai’ e questo è un gran relax per lei”
C’è differenza nel lavorare con una donna alla regia?
“Non vedo particolare differenza tra direzione maschile e femminile. Certo con “La Bestia nel Cuore” il fatto che a dirigere ci fosse una donna e madre, mentre io non ho figli, mi ha aiutata molto nella parte finale in cui la protagonista è incinta. Qui non trovo grandi differenze, anche se una storia così scritta da un uomo sarebbe stata diversa”
Cosa ti ha spinta ad accettare questo ruolo?
“La voglia di lavorare con Francesca. E’ un’autrice molto misteriosa e mi ha sempre affascinato e incuriosito il suo mondo pieno di mistero, a tinte tenui perché non c’è mai melodramma o retorica, ma anche pieno di ombre. Ha fatto un film su un viaggio, su un Paese lontano e quindi su cosa significa essere lontani da tutte le nostre basi sicure. La gente si può identificare, perché chi non ha mai avuto bisogno di volare fuori dal proprio nido?”

Chiediamo anche a Francesca Archibugi quale di tutti i temi trattati nel film sia quello chiave
“Il film è un lungo viaggio interno, esistenziale, ed esterno. Pollo e Curry non troveranno loro stessi ma riescono ad accettarsi attraverso tutte le avventure che vivono e si rendono conto che non è così tragico come gli avevano fatto credere non avere ambizioni nella vita”
Come è stata la scelta dei due giovani protagonisti?
“Molto laboriosa, perché i provini sono durati a lungo, il film veniva rimandato e gli attori prima erano troppo giovani, poi andavano di nuovo bene, è stato difficile soprattutto per loro che restavano in attesa. Ma dove li trovavo, se non attraverso i provini, due attori che potevano interpretare questi ruoli, uno così indiano e così romano e l’altro alto, dinoccolato, bello che ancora non sa quello che farà…”
E la scelta di Giovanna Mezzogiorno?
“L’ho scelta perché è una splendida attrice. Ha talento e qust’incredibile magnetismo per cui la stai a guardare sullo schermo anche se si gratta in testa!”
Come vedi l’India che hai descritto?
“Io sto sempre dentro gli occhi dei personaggi, non mi permetto di parlare per bocca loro, sono sempre loro che agiscono, tanto che a un certo punto c’è uno scontro tra Chiara e Curry. Se stai dentro i personaggi non si sente mai la voce sgradevole del regista che dice la sua”
Di tutti i personaggi e dei tanti motivi che emergono nel film quale ti sta più a cuore?
“Tutti. Mi rendo conto che ho fatto un film molto ambizioso e le possibilità di sbagliare erano tante, perché più alzi il tiro più rischi di sfracellarti. Ma mi sembrava necessario raccontare questa storia così appassionata, che coinvolgesse tante cose. Perché la domanda finale di ogni mio film è: ‘è bello o è brutto vivere?’. Io ancora non lo so.

Gabriella Aguzzi