4 donne per Pupi Avati: le nostre interviste

01/01/2008

Ha scelto quattro donne bellissime Pupi Avati per la sua ultima commedia, come sempre dai toni agrodolci, “La Cena per farli conoscere”: un film corale tutto (o quasi) femminile come pochi registi (penso ad Almodovar) sanno fare. Inés Sastre, Violante Placido e Vanessa Incontrada sono le tre figlie (da madri diverse) di Sandro Lanza, ovvero Diego Abatantuono, attore di B movies che si è sempre occupato più della propria mancata carriera che di loro. Francesca Neri è invece la donna che scelgono sperando di potersi sbarazzare di questo padre incomodo e la sua irruzione, durante la cena organizzata per farli conoscere, dona al film una svolta improvvisa, sia narrativa che di registro. Francesca Neri, ubriaca e in stato confusionale, è davvero irresistibile; Pupi Avati ha saputo scoprirle delle corde del tutto nuove. “Anni fa ha rifiutato un mio film e volevo farle fare una cosa diversa, difficile. L’ha saputa fare benissimo e ha vinto lei 2 a 0” scherza Pupi Avati. Con Inés Sastre invece è un ritorno, dopo “Il Testimone dello Sposo”. “Avevo la sensazione di non averla totalmente impegnata, di aver messo in risalto più la sua bellezza che la sua interiorità”.

“Come è stato questo ritorno sul set con Pupi Avati?” chiediamo a Inés Sastre.
Meraviglioso. Ho accettato il film senza neppure leggere il copione, avevo fiducia. E’ stato un grande cambiamento dopo il mio ultimo film con Andy Garcia ‘The lost City’. E poi il tema è attualissimo. Queste tre donne sono obbligate a riunirsi per disfarsi del padre e invece stabiliscono una relazione. Il mio personaggio è una donna dura solo perché ha avuto un cattivo rapporto con il padre. Infine mi sono trovata benissimo a lavorare con tante donne. E’ stato un set tranquillo, mi sono sentita bene”.

“Anche a Violante Placido è piaciuta questa esperienza corale tutta femminile?”
E’ stata un’esperienza nuova perché mi sono sempre trovata affiancata da personaggi maschili. E siamo andate perfettamente d’accordo, non c’è stato nessun battibecco” risponde Violante.
“Il tuo personaggio, Betty, ha un padre attore, completamente diverso dal tuo. Ma c’è qualcosa in cui ti sei ritrovata?”
Ha una vita molto diversa dalla mia, persa nella malinconia di un padre che non c’è e combina solo guai, eppure nel profondo di questo personaggio qualcosa mi appartiene. Forse quello che li accomuna è l’assenza, ma mio padre mi ha trasmesso molti valori, tra cui quello della famiglia. E Betty mi assomiglia forse proprio per come prende lei in mano le redini della situazione. Penso che avrei anch’io agito così”.

Cosa vi sia di autobiografico da parte di Pupi Avati in questo anomalo “gruppo di famiglia” è il regista stesso a raccontarcelo. “Sono ricorso a modelli comportamentali della figura paterna che è al centro della mia nostalgia. Con l’andare del tempo ho avvertito sempre più la mancanza di una figura con cui interloquire. Ed è riaffiorato molto del mio passato, delle mie esperienze, dei miei errori. Anch’io sono stato un padre assente, anche se il personaggio di Sandro Lanza non replica me stesso, ho dedicato le mie energie al conseguimento professionale. E adesso che mi piacerebbe essere padre i miei figli se ne sono andati, si sono volatilizzati, hanno una loro vita.
Nel film queste ragazze che si conoscevano appena, accomunate solo dall’astio per il padre, a un certo punto diventano sorelle, costituiscono una famiglia. Ed è quando il padre uscirà di scena. L’assenza costuirà il collante
”.
Bellissimo il finale, commovente e mirabilmente equilibrato dai titoli di coda con una geniale filmografia immaginaria di Sandro Lanza (divertitevi a riconoscere i titoli autentici). E’ proprio questa la chiave della commedia “La commedia sta nell’alternare il registro del buffo, del comico a un autentico afflato affettivo. Mescola le risate alla commozione così come la vita è un alternarsi frequente di emozioni”.

Abbiamo parlato delle protagoniste femminili, ma che dire di Abatantuono, personaggio depresso da una sbagliata plastica facciale, da una carriera mai decollata e da rapporti umani incompiuti?
Solo due attori avrebbero potuto interpretare Sandro Lanza. Uno si chiamava Ugo Tognazzi e l’altro si chiama Diego Abatantuono. Nelle loro contraddizioni e nella loro capacità seduttiva c’è qualcosa che li accomuna”.

Gabriella Aguzzi