Le Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek

03/03/2010

E vi è molto delle passioni di Ferzan Ozpetek tra queste “mine vaganti” che creano scompiglio nella quiete famigliare, dai brani musicali, tra cui un’inedita Patty Pravo (“la mia cantante preferita”), che conferiscono un tocco mélo alla storia, alle parentesi lievi (l’inatteso arrivo degli amici gay di Tommaso) che danno una nuova rotta ad un dramma di rinunce, al personaggio della zia eccentrica. E ancora una volta un cast affiatato e divertente per la magica alchimia che Ozpetek riesce sempre a creare tra i suoi attori. I quali raccontano tutti la loro esperienza con caloroso entusiasmo.
La cosa che più mi ha colpito è stata questa sintonia che si è subito scatenata tra me e Ferzan – racconta Scamarcio – Il personaggio richiedeva una recitazione piuttosto naturalista, dei toni sfumati e volevo ritrovare questo suo essere neutrale, la sua ricerca di lealtà e giustizia, la sua frustrazione: Tommaso è uno che osserva, bilancia, rinuncia a sé per non ferire gli altri e per me, che sono abituato a ruoli più impulsivi e impulsivo io stesso, è stato un lavoro difficile riportare questa morbidezza. Ma vi sono riuscito grazie all’amore di Ferzan per gli attori che ti dà la possibilità di raggiungere qualcosa di personale”
“Nel mio caso è una doppietta anche se l’incontro precedente era più rarefatto – dice Ennio Fantastichini – Se gli attori non devono perdere mai il loro fanciullo interiore questo succede nei film di Ferzan raccontando un gruppo. Lecce è stata accogliente e ci ha aiutato ad avvicinarci, ne ricordo le serate, le cene in compagnia. Io cerco personaggi lontani da me, di rappresentare altre vite, e ho tentato di dare anche una parte di malinconia e di tenerezza a questo padre terrorizzato dall’avere un figlio gay, di raccontare questo suo lato umano in un clima di pregiudizio verso la diversità”.
“Anch’io sono stato fortunato a prendere parte a questa costante giornata di sole –
aggiunge Alessandro Preziosi – e ho interpretato un personaggio che ritorna alla famiglia con tutta la forza di un amore perso”.
Scelta tramite un provino (cosa inusuale per Ozpetek) Nicole Grimaudo interpreta il bellissimo personaggio di una donna prigioniera delle proprie fobie e per esse ritenuta ostile che nell’incontro con Tommaso scioglie il suo ghiaccio “Alba ha creato un muro e questo incontro le apre la prospettiva di incontrare la persona giusta, riacquista la forza tramite un’amicizia fatta d’innamoramento. Dovevamo raccontare tutto questo senza parole, con gli sguardi e tutto doveva essere calibrato perché non si banalizzasse”.
“Per me è stata una magia. Sognavo da 12 anni di lavorare con Ozpetek e questo sogno si è avverato –
conclude Elena Sofia Ricci – Ho cercato di rendere un ironico omaggio alle zie di Ferzan, perché questa zia Luciana è una summa di tre zie. Ferzan ci ha riuniti tutti intorno al suo tavolo e ci ha chiesto di interagire e siamo riusciti ad emozionarci veramente, mi sono commossa anche se è una commedia, sul set si piangeva e si rideva.”

Torna, ed il ritorno è graditissimo, il vecchio spirito di Ozpetek, quello che avevamo tanto amato con “Le Fate Ignoranti”. Torna con la famiglia, nido di intrecci, affetti e conflitti, le tavolate, i sorrisi, l’ironia che serpeggia gioiosa anche quando si parla di cose e difficili e amare, come gli amori impossibili, i segreti faticosamente celati e lo scegliere la direzione della propria vita. Perché è di questo che parla “Mine Vaganti”, il bisogno di vivere la vita che vuoi, anche se finisci inevitabilmente col ferire qualcuno: “sbaglia per conto tuo” è ciò che dice la Nonna al nipote Tommaso.
Cambiano le collaborazioni, come quella con Ivan Cotroneo che confeziona con Ozpetek il soggetto perfetto, in una riuscita simbiosi. E cambia la cornice, una Lecce dalla luce calda che accoglie nel colore giallo e la magia misteriosa delle sue pietre le splendide, toccanti sequenze finali, per chiudere il film con una danza della vita che racchiude passato, affetti e sogni e sul sorriso di Riccardo Scamarcio sospeso tra gioia e malinconia.
“E’ come quando dopo un lungo matrimonio incontri una persona nuova che ti fa battere il cuore: questo ho provato girando questo film. All’idea di girare un film a Lecce anziché a Roma, che conosco come le mie tasche, mi chiedevo se sarei riuscito a trovare la giusta sensazione, invece è stato tutto molto bello. Ho nostalgia di quelle settimane, la malinconia che si prova ripensando alle cose belle che hai vissuto”.
“Torna invece il tema della cucina, ricorrente nei tuoi film e qui ancora più importante che in precedenza. I momenti cruciali si consumano sempre attorno a una tavola, a tavola avviene la prima rivelazione che innesca il tutto e nel finale la cucina assume addirittura un significato simbolico”
“E’ vero, la cucina è molto importante nella mia vita. Fin dall’infanzia la tavolata è stata per me qualcosa quasi di sacro. Le tavolate mi sono sempre piaciute. E poi sono stato influenzato dalla cucina del Salento, la varietà di colori, i preparativi con cui ci accoglievano. Ma ho girato questo film senza pensare ad un discorso che continua, ho inserito istintivamente ciò che mi piaceva”

Gabriella Aguzzi