L'Happy Family di Salvatores

27/03/2010

Gabriele Salvatores cambia nuovamente registro e, dopo la parentesi violenta e drammatica che era culminata con “Come Dio comanda”, torna a far sorridere cercando prepotentemente gli opposti del film precedente. Dove là le tinte erano cupe, qui è tutto colorato, dove là la cinepresa stava addosso ai personaggi qui prende le distanze per rimirare tutto dal di fuori, mentre il racconto si snoda davanti allo spettatore. “Nel mio DNA c’è più questo – dice Salvatores – Già dai tempi del Teatro dell’Elfo avevo cercato di contaminare i generi. C’è stato un excursus in una dimensione noir, ed ora sono tornato alla commedia, così cambiando, film dopo film, riesco a sentirmi vivo”.
Happy Family” è nato dalla commedia di Alessandro Genovesi, che ne è sceneggiatore insieme a Salvatores. Principale modello è Woody Allen, più di tutto l’Woody Allen di “Harry a pezzi”, ma presente comunque sempre negli umori, nella scelta narrativa, nell’ambivalenza tra comicità e dramma, nei dissidi tra personaggi/autore, nello humour. Anche in “Happy Family” i personaggi parlano a noi guardando in macchina, mentre la storia si forma pezzo dopo pezzo dalla fantasia dello scrittore alla ricerca di un finale, che dipinge, o per meglio dire colora perché tutto si tinteggia di colori vivi e felici, il quadro di due famiglie che si incrociano, da nonna ottantenne a cane single, e dialoga pirandellianamente con le sue stesse creature. Idea, bisogna ammettere, già molto sfruttata a Teatro come al Cinema e a cui il film di Salvatores non aggiunge molto, se non il piacere di ritrovare il vecchio cast e la spensieratezza che avevamo amato ai suoi esordi cinematografici (Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio che ancora duettano sono impagabili e non manca neppure il cameo di Ugo Conti). Piacevole, ma è proprio l’originalità che manca e della cui ricerca si avverte lo sforzo, così come si avverte l’assenza di un soggetto di polso.
E’ tutto come ai bei tempi, i personaggi si passano pure le canne, tutto sembra volerci dire che siamo in un film “alla Salvatores”. Più di tutto Abatantuono e Bentivoglio, che avevamo lasciato alla fine di Turné ad un angolo di strada appoggiati all’auto, e c’è ancora di sfondo la canzone che Stanlio e Ollio cantavano in “I diavoli volanti”.
“Fabrizio e Diego sono i miei amichetti e non vedevo l’ora di avere questa possibilità di riaverli insieme. Si stabilisce una vera alchimia tra loro”Lui è bravo nelle pause, io a riempirle – dice Abatantuono – Durante Turné stavamo parlando di una cosa e abbiamo continuato il discorso adesso”.

Affiatato e brillante tutto il cast intorno a loro, la sempre nevrotica Margherita Buy, Fabio De Luigi nel ruolo del protagonista/autore, la divertente Carla Signoris, i giovani Valeria Bilello, Alice Croci, Gianmaria Biancuzzi e infine Corinna Agustoni irriconoscibile come nonna smemorata. “Il lavoro dell’attore comico è anche quello di proporre alternative aggiunte, divertirsi ad aggiungere una battuta ad una scena che sta già in piedi da sola – dice ancora Abatantuono – Anche se a volte mi son capitati dei copioni su cui c’era scritto ‘qui si arrangia lui’. Sono appassionato di commedia in assoluto, nella commedia si può ottenere commozione e ilarità nello spazio di una sola scena. Il Cinema Italiano è stato grande con la commedia e ora sembra tornata in auge”.
“Stiamo tentando una specie di ponte tra la nostra commedia italiana, che è una mamma che ci ha fatto crescere ma va anche superata, e la nuova commedia anglosassone. Happy Family è sostanzialmente un film comico, anche se spero che abbia più colori emotivi, e la comicità è più difficile da esportare, invece sembra che l’America lo accolga bene – dice Salvatores. E racconta – Volevo che i personaggi fossero vicini a noi e allo stesso tempo vivessero in un mondo irreale e un po’ finto. I colori sottolineano appunto questo aspetto da messa in scena, ricordano che non stiamo raccontando la realtà. La family siamo tutti noi in una dimensione totalmente inventata”.
E il film trabocca d’amore, per gli attori come già s’è detto, per le musiche di Simon & Garfunkel , evocative e sempre presenti, per Milano, estiva, deserta, bellissima. “Milano è molto più cinematografica di quello che si pensi” sottolinea Salvatores che la percorre dai tempi di “Kamikazen” e che la porta nel cuore anche quando i suoi film lo spingono nella fuga di “Marrakech Express” e di “Mediterraneo”.
Ci si chiede anche se tornerà alla Fantascienza, dato che è stato tra i pochi registi italiani ad avventurarcisi, nel suo continuo spaziare tra diversi generi cinematografici “La fantascienza è un genere che amo particolarmente e se trovassi la storia e la combinazione produttiva giusta ci riproverei sicuramente. Con i nostri budget andava bene un film come Nirvana, che era vicino al cyber punk. Amo la fantascienza così come amo tutti i generi cinematografici: non dimentichiamoci che i generi sono il brodo culturale del Cinema e che dai film di genere che nascono gli autori”.
Potremmo divertirci a fare una scommessa sul suo prossimo passo, se sarà ancora verso il noir o verso la ritrovata commedia, o su un genere del tutto nuovo con cui vorrà sorprenderci. Sicuramente vi ritroveremo molti volti a lui cari, poiché la sua famiglia felice si ingrandisce sempre più e ai vecchi compagni di viaggio se ne aggiungono di nuovi. “Gli attori sono la mia family e voglio vederli, se possibile, happy”.

Gabriella Aguzzi