Incontro con Hideo Nakata

03/05/2008

Il Maestro dell’horror giapponese è tornato alle radici, dopo la parentesi americana. E inaugura l’Horror Day al Far East Film di Udine con “Kaidan”, una storia di fantasmi giapponesi basata sull’opera di Encho Sanyutei, scrittore e attore del XIX Secolo. “Per The Ring è stata proposta la versione coreana, poi il remake americano di cui ho realizzato il sequel. Ho avuto così modo di avere due punti di vista culturali diversi. Ed ora sono tornato al Giappone e alle sue tradizioni” racconta il regista a Udine, dove è stato ospite attesissimo e dove negli anni scorsi sono stati presentati in anteprima quei suoi film percorsi da inquietudini che poi sono diventati culto. Se il j-horror trae le sue suggestioni dall’ambientazione contemporanea (si pensi al condominio ammuffito di “Dark Water” o alla maledizione della videocassetta assassina di “Ringu”) molti elementi tuttavia avevano origine nelle antiche tradizioni giapponesi, come le figure dei vendicativi fantasmi femminili che portano nell’Aldilà la loro gelosia e rabbia. Così ora Nakata affronta direttamente un horror in costume, basato su antiche leggende e maledizioni che si perpetuano da una generazione all’altra, con al centro un fantasma disperato che non abbandona lo sposo e lo perseguita anche oltre la morte con la sua follia amorosa. Troppa carne al fuoco, però: la vendetta del fantasma che raggiunge ogni donna incontrata dal giovane, l’incapacità di lui di resistere al fascino femminile per conoscendo la maledizione che lo schiaccia, un’altra maledizione che grava sul destino della famiglia e di tutti i suoi discendenti, un lago carico di cadaveri e di ombre.... Ci si aspetterebbe un maggiore sviluppo narrativo e una chiusura del cerchio, invece, come spesso accade negli horror asiatici, la sceneggiatura si confonde tra i troppi spunti.
Ma la vera sorpresa portata da Hideo Nakata al Festival di Udine è “L change the World”, spin-off dal manga “Death Note”, che già ha ispirato la duologia di Shusuke Kaneko generando in Giappone un successo planetario (i due episodi sono stati presentati a Udine come antefatto all’apertura ufficiale con il nuovo film di Nakata). “Non credo nei generi, ma sono stato classificato all’interno di un genere, e mi ritrovo catalogato nel j-horror” dichiara Nakata, che ha sorpreso tutti con un film d’azione ispirato ad un manga. Sia subito chiaro: “L change the world” non è un sequel di Death Note. La storia del libretto tramite il quale puoi condannare a morte chiunque solo scrivendone il nome sulle sue pagine vede al suo centro la lotta tra il diabolico Light e il genio solitario L. Ora il nome di L è stato segnato sul taccuino e L sa che morirà entro 23 giorni. Cosa accade in quei 23 giorni che lo separano dalla morte, si chiede Nakata. E nasce così il film interamente dedicato a quest’adorabile personaggio (sempre interpretato da Kenichi Matsuyama), figura misteriosa e senza sorriso, dagli occhi dolci bordati di nero, perennemente ingobbito e rattrappito su se stesso. L non combatte più contro Light (la storia del libretto fatale nello spin-off è subito accantonata) ma contro un virus letale. “Il personaggio di L è trattato in modo diverso ed è diventato un personaggio a parte, e questo ha creato critiche da parte dei fan del manga che erano puristi, ma molti invece hanno apprezzato questa forma di ringraziamento ei confronti del personaggio di L” dice il regista.
Nakata si è dunque ispirato ad un celebre manga, ma poi ha realizzato un film del tutto originale e anche il personaggio di L svela a poco a poco un’inattesa emotività.
Si parte dallo spin-off di una serie famosissima, che ha venduto 25 milioni di copie e la sfida di far accettare al pubblico un nuovo punto di vista narrativo mi ha attirato. L è un personaggio estremizzato che non mostra le proprie emozioni, nel primo episodio i suoi sorrisi si possono contare, nel secondo ha un accenno di sorriso soddisfatto quando muore. Allora mi sono chiesto: cosa ha fatto, cosa lo ha reso così tranquillo? Cosa è successo in quei 23 giorni da quando il suo nome è stato scritto sul libretto di morte? Così ho realizzato il film su un essere umano che, cambiando il suo modo di rapportarsi alla gente cambia se stesso. Si può nascondere la propria emotività, ma non si può non averla e ho giocato sulla sua emotività latente
Azione, thriller, sentimento, indagine sono tutti mescolati nel film di Nakata. “L’esordio con le scene d’azione è stato pensato appositamente per spiazzare gli spettatori, poi, dopo il momento poliziesco, scombino il tutto emotivamente con l’incontro coi due bambini. Trovo bello che ci sia una fusione tra i vari generi, che sono entrati in modo del tutto naturale, la commedia confluisce nel dramma umano e viceversa, senza divisioni nette.”
In collaborazione con www.corriereasia.com

Gabriella Aguzzi