Simon Konianski: parla il regista Micha Wald

26/04/2010

Eravamo da poco usciti con un pezzo sull’umorismo ebraico quando è stata annunciata l’uscita nelle sale di “Simon Konianski”, film che risponde in tutto ai canoni che avevamo elencato.
“Simon Konianski” è una commedia intelligente e divertente con gag e dialoghi perfetti che per certi versi potrebbe ricordare i Coen (che sono infatti tra i modelli a cui si ispira il regista belga Micha Wald) e che non si limita a ridere delle sfortune dell’ipocondriaco protagonista in conflitto con padre e parenti vari per estendere il suo humour corrosivo a tutte le tradizioni. Simon (l’efficacissimo Jonathan Zaccaï) infatti si ribella al padre e ai suoi racconti dell’orrore che incantano invece il nipotino, si trascina il “complesso dell’ebreo” reagendovi con forza: ha scelto una donna “goyeh”, una non ebrea, e la storia è finita male, non ha voluto far circoncidere il figlio, scandalizza la famiglia a cena parlando della Striscia di Gaza e contro il governo israeliano... Da qui a un viaggio verso il paese natale per la sepoltura del padre il passaggio è brusco: il film prende la piega di un road movie a ritroso nel passato, in compagnia di uno zio paranoico, e riesce con un gioco di magici equilibri a non abbandonare mai l’ironia e il sorriso.
Micha Wald, a Milano per presentare il film, ha raccontato la curiosa origine del progetto. “Nasce da un cortometraggio intitolato ‘Alice et moi’ che ho girato nel 2004 per vendicarmi di una storia d’amore finita male. Ma il protagonista maschile che era un po’ il mio doppio non ne usciva bene e mi sono accorto che potevo riprenderlo aggiungendo altro materiale come i conflitti con la famiglia. Il corto è andato molto bene, ha vinto una quarantina di premi ai festival, e tutti mi dicevano di articolarlo di più partendo da questo spunto. Son finito col parlare della mia famiglia, ma si aggiungono altri temi ancora. Volevo soprattutto confrontarmi con la generazione dei miei nonni”.
“Il film è una galleria di personaggi bizzarri, curiosi, divertenti. Quali sono i suoi preferiti?”
“Mi piacciono tutti, in particolare lo zio Maurice coi suoi aneddoti di famiglia. In effetti è una galleria di personaggi della famiglia di mio padre, e pur essendo tutti personaggi di fantasia sono un miscuglio di riferimenti alla mia famiglia. Lo stesso personaggio del padre è un mix tra mio padre e mio nonno”
“Vi sono altri riferimenti autobiografici?”
“Ho fatto realmente un viaggio con mio padre e i miei due fratelli quando è morta mio nonna e mio padre ha voluto visitare il suo villaggio; alcune situazioni, come la scena alla dogana, sono state vissute realmente e mi sono sembrate talmente belle da riportarle in un film. Mi sono davvero posto il problema della circoncisione per i miei figli e la cosa mi ha messo in conflitto con le tradizioni della mia famiglia: vorrei trasmettere loro qualcosa della cultura ebraica e allo stesso tempo non incombere eccessivamente e questo dilemma è davvero autobiografico.”

Gabriella Aguzzi