Miracolo a Milano

17/02/2011

Quindici piani più sotto c’è Piazza Duomo, dove sessant’anni fa partì quel magico volo a cavallo delle scope “verso un mondo dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno”. Ora, grazie ai mezzi della tecnologia digitale, può verificarsi una nuova magia: il restauro di quel capolavoro di Vittorio De Sica per consentirne la preservazione e la consegna alle generazioni future. Perché tutti possano godere della poesia di quella fiaba che all’epoca stupì troppo per essere compresa, ma che ancora continua ad incantarci. L’accordo tra l’ Associazione Amici di Vittorio De Sica e SEA Aeroporti di Milano ha reso così possibile il restauro della pellicola originale di “Miracolo a Milano”: l’Associazione aveva già realizzato un primo restauro nel ’97 ma solo oggi è stato possibile effettuarne il restauro definitivo ricavando dal negativo 35 mm un nuovo negativo duplicato, mentre l’originale viene conservato ai fini di studio. L’opera di restauro, che ha visto impegnata un’equipe di tecnici nell’arco di due mesi di lavoro, è stata finanziata da SEA e, nella città che fa da cornice al film, insieme a Manuel De Sica, se ne è illustrato il procedimento: i singoli fotogrammi sono stati trasferiti dal negativo su supporto digitale con eliminazione di tutti i difetti, ritrasferendo poi il tutto su un 35 mm da cui estrarre nuove copie per la proiezione nelle sale.
“Con Miracolo a Milano mio padre voleva rendere omaggio all’immaginario di Zavattini senza ripetersi con un altro film come Ladri di biciclette e aggiungendovi la sua grande carica umanitaria” racconta poi il figlio del regista e presidente dell’Associazione. E dal romanzo “Totò il Buono” nasce quest’opera unica per la magica fusione tra eredità del Neorealismo e immaginario onirico, una fiaba pura trapiantata nelle baracche dei barboni ai margini della periferia milanese. La città immaginaria e indefinita di Zavattini diventa così una Milano riconoscibile nelle sue nebbie, nel solitario funerale che ne ripercorre la periferia, nei prati dell’Ortica, e attori come Paolo Stoppa ed Emma Gramatica si uniscono a uomini reclutati dal Pio Albergo Trivulzio rivelando doti d’attore. Tra sogni, incantesimi, parabole e un finale magico, non pessimista com’era l’originale di Zavattini, ma capace ancora oggi di strappare lacrime di commozione, trovate talmente deliziose da restare per sempre nell’immaginario e accenti feroci sotto l’apparente sorriso, “Miracolo a Milano” si rivelò un film talmente nuovo che la critica di allora non lo capì e meno ancora il pubblico sbalordito per l’incapacità di collocarlo in un genere. Poi Cannes lo glorificò  e artisti come Jean Cocteau, René Clair, Orson Welles ne riconobbero la grandezza. “Miracolo a Milano” è un capolavoro di poesia che resiste al tempo ed ora, restaurato, resiste anche alle sue insidie.

Gabriella Aguzzi