Cannes: Verdetti tra arte e politica

28/05/2008

Dobbiamo andare orgogliosi del Premio Speciale della Giuria assegnato a “Gomorra” di Matteo Garrone e del Premio della Giuria a “Il divo” di Paolo Sorrentino?
Cinematograficamente parlando, ovviamente sì. Per l'onore in sé, e perché i premi vanno a segnalare non qualche “autorità”, magari non proprio maestra con la cinepresa ma che ormai si è fatta un nome, ma due dei tre migliori nuovi talenti del nostro cinema (l'altro è Emanuele Crialese). Dal punto di vista dell'immagine però no: lungi dal sostenere che “i panni sporchi si lavano in casa”, come si disse ai tempi del neorealismo, tuttavia non si può non notare che la camorra e Giulio Andreotti non sono proprio qualcosa di cui andare fieri. In particolare il film di Garrone è, dal lato puramente artistico, un capolavoro (vedi nostra recensione): ma c'era bisogno di tanta maestria per andare a spiegare che Napoli ha un grave problema, il traffico? Sarebbe meglio per il turismo rilanciare l'immagine di Napoli, screditata internazionalmente dallo scandalo rifiuti, che affossarla definitivamente.
Del resto, con Sean Penn presidente della giuria, era ovvio che i premi avrebbero avuto un'impronta spiccatamente “politica”, e alla fin fine gli italiani (o meglio, Garrone) sono stati comunque i più meritevoli: probabilmente assai più di “Entre les murs” di Laurent Cantet, che ha portato a casa la Palma d'Oro. Non eravamo a Cannes e possiamo farci un'idea solo dai pochi promo passati in tv e internet, ma l'impressione è che il film di Cantet, che si svolge in una scuola (che novità: un prof che addomestica una classe difficile!), sia la riproposta del “cinema verité” tanto caro alla nouvelle vague di 40 anni fa, telecamera a mano e primi piani dell'insegnante che educa e dei ragazzi che improvvisano. Cinema d'alto lignaggio, non c'è che dire, imparagonabile al cinema classico del vecchio Clint Eastwood, che si è preso solo un premietto di consolazione (“alla carriera”) condiviso con la Deneuve!. E gli altri? La sceneggiatura agli immancabili fratelli Dardenne, la regia al turco Nuri Bilge Ceylan migliore attrice tale Sandra Corveloni e miglior attore, ovviamente, Benicio del Toro nei panni di Che Guevara: che sarà anche bravo, ma dove il premio va ad onorare un film palloso che fa un santino di un personaggio quantomeno discutibile.

Elena Aguzzi