Calcio 2012-2013, un bilancio

02/06/2013

L'ultima stagione di calcio è iniziata, per l'Italia, in modo deprimente: crisi economica, con i più grandi campioni, ma anche i giovani, che fuggono all'estero; crisi d'immagine, con l'inchiesta sul calcioscommesse che poi si è interrotta ma è ben lungi dal finire; crisi di risultati, con due sole squadre a correre per la Champions League (l'Udinese è uscita subito ai preliminari) e nessuna, anche quelle di Europa League, che è riuscita ad andare oltre ai quarti. La mediocrità del nostro campionato non inficia però la netta vittoria della Juventus, che conquista il 29 scudetto con 87 punti (e se si fosse concentrata anche a scudetto vinto avrebbero potuto essere almeno 90), + 9 dalla seconda, un Napoli che ha goduto di un bel gioco, un super Cavani (l'unica star che ancora ci è rimasta, 29 gol) e diversi rigori a favore. Se nei confronti delle grandi squadre europee ha mostrato ancora un certo gap, ha messo al loro posto le italiane grazie a un ottimo equilibrio di squadra e, soprattutto, una difesa impenetrabile: solo 24 reti subite (il Pescara, fanalino di coda, ne ha subite 84). La cosa più stupefacente per i suoi detrattori, poi, è che ha vinto senza sospetti. Sospetti che invece han rovinato il terzo posto del Milan, che con l'arrivo dell'esaltato Balotelli e di una serie di favori arbitrali si è attirata l'antipatia di tutti i non milanisti (a proposito, diciamolo una volta per tutte: i “buuuu” non sono affatto segno di razzismo – perché mai?! - ma di insofferenza) e ha soffiato il passaggio in Champions alla Fiorentina, la squadra-rivelazione dell'anno: sintomatico di un certo malessere è che il povero Allegri, che ha condotto un girone di ritorno da record pur con la squadra smantellatagli a inizio stagione, sia rimasto a lungo sulla graticola dell'esonero. Figuraccia storica, invece, per l'Inter del povero Stramaccioni, giovane simpatico ma di poca esperienza buttato nella fossa dei leoni a pagare per i reiterati errori di mercato e di gestione della società (oltre che a una serie di infortuni di proporzioni bibliche...): 9 posto, più reti subite di quante segnate e 16 sconfitte. Ora l'altra parte di Milano sogna con un nuovo allenatore e forse un nuovo proprietario, staremo a vedere. In coda si segnala la discesa in B del Palermo, che paga la scriteriata conduzione societaria di Zamparini (quanti allenatori ha cambiato?), mentre il Siena può “consolarsi”: anche senza i 6 punti di penalizzazione non si sarebbe comunque salvato. Per le due romane da segnalare il flop della Roma, che ha esonerato Zeman a metà stagione e poi ha dovuto far di necessità virtù vivendo alla meglio alla giornata, mentre la Lazio dopo un avvio roboante e un proseguio in sordina ha coronato degnamente la stagione con una “storica” Coppa Italia vinta proprio contro la Roma, che le fa spazio pure in Europa. Infine, dalla serie B arrivano in A il Sassuolo e il Verona; terzo, dopo i playoff, il Livorno, che comunque era terzo già in base alla classifica.

All'estero si segnala una notizia quasi clamorosa: il calcio tedesco è riuscito a riprendersi il ruolo di leader, affondando il vezzeggiatissimo calcio spagnolo e quello inglese.
Il Bayern Monaco di quest'anno sarà la squadra d'esempio, come qualche anno fa lo è stato il Barcellona (e Guardiola è pronto a subentrare a Heynckes sulla panchina!) con un roboante “triplete”: primo posto in campionato a + 25 dalla seconda (!!!), Coppa di Germania, e, soprattutto Champions League, la quinta dopo gli ultimi anni in cui continuava a vedere la finale e non riuscire ad afferrare la Coppa. Un calcio magistrale, fatto sia di individualità di classe che di organizzazione di gioco e incredibile forza atletica, e che prossimamente potrà solo migliorare grazie ad alcuni acquisti importanti, primo fra tutti  Mario Goetze, gioiellino della rivale Borussia Dortmund. Borussia che quest'anno ha fallito i suoi obiettivi, eppure ha incantato tutti per lo splendido gioco e la freschezza dei suoi giocatori: seppure a zero titoli, l'ottimo Jurgen Klopp è destinato a diventare il nuovo giovane guru del calcio, soffiando la corona all'ex Special One José Mourinho.
Già, perché Mourinho quest'anno non solo “ziru tituli”, ma l' (ex) suo Real Madrid resta a ben -15 punti di distanza dalla capolista Barcellona (che conquista il titolo con 100 punti...in una stagione sentita se non fallimentare comunque di decadenza!), miseramente fuori dalla Champions e con la Copa del Rey soffiatagli nel derby finale dall'Atletico Madrid allenato da Simeone. Del Barça abbiamo accennato: in testa dalla prima all'ultima giornata, ma niente coppe e la sensazione, complice l'assenza di un vero allenatore, che il parco giocatori stia un po' invecchiando e sia sempre più Messi-dipendente: pronta però la soluzione per la prossima stagione con l'arrivo di Neymar, e già sogniamo lo scontro tra la squadra catalana e quella bavarese sul tetto d'Europa.
Europa che la Francia sta tentando di conquistare a colpi di sceicchi che investono da quelle parti (li aspettiamo in Italia come la manna, ma prima dobbiamo risolvere dei problemi burocratici come la legge sugli stadi, altrimenti gli investitori si scoraggiano): prima è toccato al Paris St-Germain, che quest'anno ha dominato la Ligue 1 dopo aver sbaragliato Inter e Milan sul mercato, portando loro via giocatori della rosa e possibili acquisti (grazie, Leonardo), e poi ha sbaragliato gli avversari sul campo in virtù dell'uomo-scudetto Zlatan Ibraimovich (per lui 30 gol in campionato: prima di lui solo Papin era riuscito a far tanto nella lega francese); ora tocca al Monaco, che Claudio Ranieri ha portato in Ligue 1 dalla Ligue 2 e che il proprietario vuole subito portare ai vertici con spese folli, primo fra tutti l'acquisto del gioiello Radamel Falcao. Nel mezzo, squadre senza infamia e senza lode come il Marsiglia o il Lione che andranno a giocarsi la prossima Champions.
E l'Inghilterra? Il calcio inglese è ancora quello che, grazie ad un ottimo ranking Uefa, ancora impazza per le coppe europee. Il Chelsea, dopo la Champions conquistata fortunosamente da Di Matteo lo scorso anno, conquista con il già esonerato Benitez (fischiatissimo dai tifosi tutto l'anno, pover'uomo: gli auguriamo d'essere accolto meglio a Napoli) la coppa di Europa League, e lo rivedremo nella massima coppa grazie a un terzo posto conquistato con le unghie e coi denti. Vedremo in Champions anche l'Arsenal (preliminari permettendo), il Manchester City, orfano però di Mancini, e il Manchester United, campione a +11: Ferguson ha dato l'addio al calcio, insieme al suo pupillo Paul Scholes, dopo essersi ripreso alla grande il titolo che l'anno scorso aveva perso all'ultimo secondo (materialmente!). In Europa League un numero assortito di squadre inglesi, tra cui spicca il Tottenham, squadra famigerata per noi italiane. Perché allora sembra esserci crisi anche nel ricco, spettacolare e vincente calcio inglese? Semplice: quest'anno il solo United è arrivato ai quarti di finale di Champions, e non oltre, mentre le altre hanno interrotto il cammino anzitempo. Inoltre è troppo coinvolta nel “ballo delle panchine” con esoneri fulminei a metà o fine stagione. Infine, contro veterani che lasciano (vedi Beckham o il citato Scholes) o che rinnovano (Lampard, persino Giggs), troppi pochi giovani emergono, ad esclusione di Bale, mentre Spagna e , soprattutto, Germania sfornano ventenni con il talento e la maturità di 25enni.
Per concludere la carrellata: il Portogallo cresce (anche se Porto e Benfica sembrano destinate a fare da mercato per le squadre straniere senza mai consolidare la loro posizione in Europa), l'Olanda tramonta, la Russia sgomita. Dove andranno gli investitori e la saggezza con cui investiranno determinerà il ranking e l'appeal dei campionati prossimi venturi.

Elena Aguzzi