Grandi firme al Far East Film di Udine

03/05/2008

Per il suo decimo compleanno il Far East Film di Udine ha degnamente festeggiato il crescente successo (è il punto di riferimento per eccellenza per essere aggiornati sull’attuale panorama del cinema asiatico) con un ricco carnet di autori, molti dei quali personalmente presenti al festival. Dopo l’esordio con Hideo Nakata (del quale parleremo in un apposito capitolo) il Far East ha proseguito tra omaggi e scoperte, dal nuovo strabiliante talento comico di Miki Satoshi (anche a lui sarà dedicato un capitolo particolare) alla grande retrospettiva dedicata a Shin Sang-ok, il pioniere del cinema coreano, scomparso nel 2006 e ingiustamente sconosciuto in Occidente. A partire dagli Anni Cinquanta Shin Sang-ok ha sperimentato i generi più diversi e i linguaggi più innovativi con influenze che vanno dal neorealismo italiano al cinema di Kurosawa. Da notare una curiosità: “A Flower in the Hell”, il suo capolavoro, proiettato il 20 aprile, giorno del cinquantesimo anniversario della sua prima apparizione pubblica a Seul, ha strane affinità con “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti: un piccolo criminale sbandato e l’ingenuo fratello giunto dalla campagna amano la stessa donna, che si prostituisce, finché il criminale pugnala la donna in uno scenario di acqua e fango. Ovviamente l’entourage è differente (il commercio sessuale tra soldati americani e prostitute coreane), ma alcune scene come il pestaggio tra i due fratelli e l’accoltellamento finale, sorprendono per l’incredibile somiglianza. Affinità tra grandi autori? Certo questa è una delle grandi scoperte regalateci dalla decima edizione del Far East. Passando al panorama contemporaneo, quest’anno il Far East si è distinto per una forte presenza di polizieschi e psyco thriller che sono andati a sostituirsi all’ormai consolidato (e forse troppo abusato) genere gangster. Spicca tra questi lo scioccante “Our Town” del coreano Jung Kil-young: un’opera prima straordinariamente forte e incisiva. La violenza del film di Jung Kil-young non è tanto visiva (benché alcune sequenze siano veramente forti) quanto radicale nell’oscuro legame tra i tre protagonisti: un serial killer, un poliziotto e uno scrittore assassino in passato e costantemente sotto l’impulso di uccidere ancora, che cerca a suo modo di giungere alla verità. Man mano che il film procede i protagonisti si scoprono legati da una triplice sanguinosa catena per cui ogni omicidio è causa di altri omicidi. Si cimentano nel poliziesco anche i Pang Brothers. “The Detective” si presenta come una pausa dei fratelli registi dal genere horror, ma pur seguendo con passo incalzante un’intricata indagine che si incentra su una figura di detective genere hard-boiled (il carismatico Aaron Kwok, nella foto), testardo e sempre al posto sbagliato (o giusto?) per i delitti in cui continua ad inciampare, rivela la scuola da cui provengono. E il giallo che inscenano non può non fare i conti col soprannaturale e con improvvise visioni da brivido. Sempre sul genere poliziesco si allinea Johnny To, grande ospite di chiusura del festival (graditissimo il suo ritorno essendo uno dei grandi affezionati del Far East), che con “Mad Detective” regala un’anomala figura di investigatore folle e visionario e la sequenza di una sparatoria in una sala di specchi che omaggia Orson Welles. Troppo contorta forse la trama che gioca sulle personalità multiple dei protagonisti. Da segnalare, infine, il sontuoso film di guerra di Feng Xiaogang “The Assembly”. Grandiose le sequenze di combattimento della prima parte, convulse ed immerse in un colore livido, che creano mirabilmente l’effetto stordente e confuso dell’azione di guerra. La seconda parte si concentra sulla figura del comandante Gu Zidi (un intenso Zhang Hanyu), unico sopravvissuto alla propria compagnia, alla ricerca dei suoi uomini scomparsi, oppresso dal rimorso di non aver udito suonare l’Adunata e salvato le loro vite.

In collaborazione con www.corriereasia.com

Gabriella Aguzzi