Venezia: il verdetto scontento

08/09/2008

Un codicillo idiota e poco conosciuto, che impedisce di premiare gli attori dello stesso film che ha
vinto uno dei 3 premi principali, ha fatto sì che la giuria della 65 mostra d'arte cinematografica di Venezia, presieduta da Wim Wenders, assegnasse il premio al  miglior attore a Silvio Orlando, bravo e convincente, per “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati anziché a Mickey Rourke, monumentale e ragion d'essere del film, per “The wrestler” di  Darren Aronofsky, meritato Leone d'Oro. Così gli scontenti sono due: Rourke, che torna a casa  a mani vuote con la sola colpa d'aver dato la miglior prova della sua carriera in un film che ha incantato critici e giurati, e il povero Orlando che, dopo aver ritirato il premio tutto commosso, si è sentito in pratica dire che la Coppa Volpi gli è stata attribuita “faute de mieux”. E così la burocrazia italiana si è fatta riconoscere, sputtanando una delle poche manifestazioni prestigiose che avevamo, e ci chiediamo quale impatto potrà avere sulla prossima selezione.
Una selezione che quest'anno ha lasciato pochi ricordi memorabili.  Basta dare un'occhiata agli altri premi per rendersene conto: miglior regia e miglior fotografia a un film russo che ha lasciato la critica tiepida, Paper Soldier, premio speciale e miglior sceneggiatura all'etiope Teza, più interessante come documento storico che per il valore artistico intrinseco, migliore attrice la francese Dominique Blanc – e qui la giuria oltre che la bravura dell'interprete deve aver tenuto conto della necessità d'essere equilibrata ( a meno di scoprire che un altro cavillo lo ha imposto dall'alto...): non Isabella Ferrari perché un attore italiano era già stato premiato, non Anne Hathaway perché all'America era già andato il primo premio. Del resto la cosa più ironica, che maggiormente resterà impressa di questa edizione, è che si è cercato di “far fuori” gli Stati Uniti, ma dal vincitore a “The hurt locker” della Bigelow passando dall'insolito “Vegas”, questi hanno regalato i film più belli della mostra. Una circostanza sulla quale sarà bene meditare.

Elena Aguzzi