Buon Compleanno, Ratataplan!

09/02/2009

“Ora siamo proprio in mezzo a Ratataplan” dice, con una punta di commozione, Maurizio Nichetti, al centro del cortile dove è stata girata gran parte del film che trent’anni fa ha segnato la nascita cinematografica di un regista la cui comicità surreale non ha mai smesso di divertire. “La scuola di ballo dava su quel balcone, da quelle scale scendeva il robot e là si affacciava la donna sempre incinta e quello è l’albero su cui si arrampicavano i gatti” indica.  Il cortile a ringhiera di “Ratataplan” è rimasto quello di trent’anni fa, con le stesse famiglie, e Nichetti non nasconde la sua emozione nel ritrovarlo e nel riconoscere nei quarantenni di oggi i bambini che avevano preso parte al film. E anche Maurizio Nichetti è rimasto quello di sempre, il simpatico regista che avevo conosciuto appena dopo l’uscita del suo primo coraggioso film (originale, girato con un budget minimo, quasi muto), inventore di storie mai scontate, popolate da personaggi stralunati, basate su idee folli e magiche, omaggio aperto ai grandi comici del passato.
E’ una festa davvero originale e curiosa quella che la Cineteca di Milano ha organizzato per festeggiare i trent’anni di “Ratataplan” e per concludere il festival “Il Cinema italiano visto da Milano”: una Cinegita guidata dal regista sui set dei suoi film. Due pullman sono partiti dallo Spazio Oberdan per passare subito sotto il balcone situato all’inizio di Corso Buenos Aires da cui le tre amiche di “Ho fatto Splash!”, Angela Finocchiaro, Luisa Morandini e Carlina Torta, si affacciavano per indovinare chi sarebbe stato il cugino in visita. C’è anche, al fianco di Nichetti, Luisa Morandini, che la sera precedente ha introdotto la premiazione del Festival conducendo il divertente Cinequiz “Chi vuol esser dizionario?”. Poco oltre un altro luogo riconoscibile di “Ho fatto Splash!”, la Chiesa di San Gioacchino davanti alla quale Nichetti aspettava per ore di fare il servizio fotografico del matrimonio della cugina, per accorgersi all’ultimo momento di essere davanti alla Chiesa sbagliata.

Ci si immerge poi in una Milano insolita, che non ci si aspetterebbe più di trovare, quella del piccolo caffé di “Volere Volare” all’imbocco del Naviglio della Martesana e, solo attraversando la strada e immergendosi in un altro film, quella “neorealista” di “Ladri di Saponette”, dove il tempo non sembra passato, né dal film né dall’epoca di quelli che aveva preso a modello, omaggiandoli con ironia. Perché la Cinegita è anche un modo nuovo per scoprire angoli della nostra città che ci sono ancora sconosciuti.
Una sorpresa ci aspetta lungo la strada per il grattacielo di Ratataplan su Via Melchiorre Gioia (quello che Nichetti raggiungeva attraversando la città dal Monte Stella per portare un bicchier d’acqua) e per la scuola di “Luna e l’Altra” alla Breda di Viale Sarca: è la tappa alla Scuola teatrale di Quellidigrock, il gruppo con cui Nichetti si è formato e che è protagonista del secondo episodio di Ratataplan (lo sgangherato pullmino partiva proprio dal famoso cortile). Costumi teatrali affastellati, sedie di vecchi cinema, un altro tuffo nel passato.
Il cuore dei film di Nichetti è qui, nello spazio di pochi chilometri. Ma altri scorci sono riconoscibili un po’ dappertutto per la città, rendendolo il più milanese dei nostri registi. Ricordo, ad esempio, il giorno in cui mi chiamò ad assistere alle riprese di “Volere Volare”, ai Giardini di Palestro. E la Cinegita è anche questo, un momento per condividere ricordi con tanti cinefili. Il momento ideale è stato allo Spazio Mil di Sesto San Giovanni, con il pranzo del ristorante Il Maglio offerto dalla Cineteca a tutti i partecipanti, un modo per concludere la gita nel più simpatico dei modi prima di rivedere insieme il film festeggiato.
Dopo il riuscitissimo “varo” di questa iniziativa non resta dunque che augurarsi che vengano presto tracciati nuovi itinerari cinematografici alla scoperta della Milano dei film.

Per gli amici di Nichetti www.nichetti.it

Gabriella Aguzzi