A "Departures" anche l'Oscar del Far East

05/05/2009

Erano molti in sala, durante l’anteprima italiana di “Departures”, che faticavano a soffocare la profonda commozione suscitata da questo film così toccante. Dopo la sorpresa dell’Oscar quale Miglior Film Straniero un altro successo si è così aggiunto alla bellissima opera di Yojiro Takita, l’Audience Award 2009 del Far East Film di Udine, al quale si somma ancora il Black Dragon Audience Award. E a dieci anni dalla presentazione di “Secret”, Takita, che nel suo percorso cinematografico ha sperimentato diversi generi tra cui il cappa e spada, riceve al Far East la sua consacrazione, con il suo film più compiuto.
“Okuribito” è la storia di Daigo, violoncellista costretto a rinunciare ai propri sogni d’arte e a trasferirsi nella città natale dove trova un lavoro da molti giudicato ingrato e da lui stesso inizialmente nascosto con vergogna: il nokanshi, ovvero il “maestro di deposizione nella bara”. Ma Daigo riesce a fare del rituale di vestizione dei cadaveri un’arte, che compie con tale sensibilità da lasciare un segno nelle famiglie toccate dal dolore che incontra. Vicino continuamente al momento del distacco, della “partenza”, mentre prepara con cura i morti al loro ultimo viaggio, Daigo affronta il senso di separazione che ha ferito tutta la sua vita, segnata dall’abbandono del padre. Perché magicamente “Departures”, film intensamente incentrato sul tema della morte, è un inno alla vita, alla sua bellezza e al suo dolore, ai sentimenti persi e ritrovati, alla solitudine e alla speranza. Orchestrato su una splendida partitura musicale, che dispiega lentamente i ricordi, il film alterna momenti sublimi (la morte dell’anziana gestrice del locale di Bagni) a improvvise vampate di umorismo tragico, fino allo splendido finale. Ed è davvero difficile non uscire con gli occhi umidi.

Gabriella Aguzzi