L'Indagatore politicamente corretto dell'incubo

09/06/2010

“La morte che vive, la vita che muore. La morte, la morte, la morte e l’amore. Ti attendo insieme al grande giudizio, e non hanno mai fine, non hanno mai inizio.”


Moralista, refrattario alla tecnologia, di sani principi e dalle più che decenti abitudini di vita (nonostante un passato di alcolista), sessuofilo, cosa che lo inquadra, oggi come non mai, fra i “buoni”, un po’ noioso e bacchettone nel regalarci spesso lezioni esistenziali sempre all’insegna di chi ben pensa. Al che la domanda: come può un personaggio tanto tedioso divenire l’eroe dei fumetti made in Italy più conosciuto della penisola? Harlan Draka, oscuro protagonista di Dampyr, e il più recente Rourke della “Star Comics”, ideato da Federico Memola, non sono mai riusciti neppure ad impensierirlo, pur essendo uomini di ben altro spessore. Ci viene il sospetto che, per Dylan Dog, nome che neppure Office 2000 segna in rosso con il suo detestabile ma utile correttore ortografico (e nessuno ha mai avuto il coraggio di ammettere quanto sia utile…), valga la legge di Batman, ovvero: non è tanto il protagonista a piacere, quanto le situazioni nel quale il protagonista si trova, e, soprattutto, i cattivi ai quali esse danno vita. Ma non solo. Dylan, a differenza di Bruce Wayne, non ha una doppia vita, non è ricco e dotato di strumenti high tech, non nasconde una tragica schizofrenia e non si trova quasi mai sul confine che separa il bene dal male. E’, se vogliamo, ancora meno interessante dell’uomo più grigio di Gotham City. Tanto banale e fragile da essere uno di noi, o uno che potrebbe stare in mezzo a noi e, con noi, confondersi nella massa. E’ il ragazzo della porta accanto, quello che fa la coda davanti agli uffici pubblici, che dimentica di far riparare la capotte del suo maggiolino, che mangia una pizza e poi va al cinema, che spesso se ne sta a casa, perché’ ha pochissimi amici, a guardare un film di paura. In una sola cosa batte davvero tutti, e per una sola cosa può dirsi invidiabile: nessun anti-eroe ha mai collezionato tante donne quanto lui. Vive al numero 7 di Craven Road, ben lontano dal centro di Londra, guida una vettura che cade a pezzi, è tormentato dallo spettro di un padre dotato di poteri paranormali mentre lui non li ha, si difende con una pistola tanto vecchia che se non gli esplode in mano è una fortuna, vive con un mezzo idiota  che si crede l’incarnazione di Groucho Marx e che non tace nemmeno un secondo, non riesce a finire il suo modellino di galeone e, come se non bastasse, per distrarsi suona il clarino. Com’è possibile, ci chiediamo, che le sue conquiste superino le trecento unità? Incalcolabili le dark lady di un certo livello cadute fra le sue braccia, e benché quasi tutte non siano destinate ad una fine gloriosa, si aggiunga il numero estenuanti di clienti che passano direttamente dal suo “ufficio” alla sua camera da letto, facendo sì che il rapporto con il gentil sesso del signor Dog (annoveriamo tra le sfighe del suddetto anche il cognome) diventi, a dir poco, imbarazzante, causando del curatore delle rubriche gotiche di questo sito, talvolta chiamato in causa con lo stesso epiteto di chi ora stiamo analizzando, “l’ira funesta”. A onor del vero, non dobbiamo per questo credere che l’indagatore dell’occulto (e non solo) sia definibile come sciupa femmine. Altra caratteristica abbastanza banale di Dog: cerca nel sesso una fuga dagli orrori che deve affrontare, trova nell’entità femminile una funzione salvifica, sempre che l’entità sia corporea e compiacente, è ovvio. E nonostante la nutrita schiera di amanti avute e perdute, Dylan non smette mai di credere nell’amore. Pure non troppo sveglio, il ragazzo. Insomma, ci piace Dylan Dog? No, ci risulta, anzi, piuttosto fastidioso, come tante persone comuni, come molti che nei nostri cuori non riescono a fare breccia. E’ questo il suo grande problema, ed è questo che lo rende solo, che lo allontana da chi potrebbe essergli amico e che fa di lui, vulnerabile ed isolato, un facile bersaglio per i nemici, primo fra tutti il dottor Xabaras, geniale necromante alla ricerca dell’immortalità. E Anna Never, il grande sogno, esiste davvero, o è il parto di una mente sconvolta? Dubbi, paure, terrificanti mostri che piovono su un uomo qualunque in grado però di trovare le forze per affrontarli. La strategia della casa editrice Bonelli fu tanto semplice quanto straordinaria. Il normale che combatte il paranormale, il piano della quotidianità impaurito, ma anche impreziosito, dal mistero e dall’ angoscia. E’ questo l’ unico superpotere del nostro detective paladino non proprio immacolato: saper fuggire dalla follia. Nessuno vorrebbe essere come Dylan Dog. Magari si vorrebbe essere al suo posto, ma pochi si travestirebbero come lui a carnevale. Non esiste un costume di Dylan Dog, e non esiste il suo mito, ma il suo successo è indubbio, e che il successo gli derivi dall’essere fondamentalmente una nullità in un mondo che spalanca le porte del terrore è tutt’altra storia.

Finalmente, dopo tanti film annunciati, arrivano sul grande schermo le avventure di Dylan Dog, l’investigatore del soprannaturale creato da Tiziano Sclavi nel 1986 e diventato il secondo fumetto più venduto in Italia dopo Topolino.
Brandon Routh (Superman Returns) è un Dylan Dog scanzonato e impavido che, stufo di zombie e vampiri, ha scelto di andare in pensione anticipatamente. Ma il lavoro del detective del mistero non è davvero mai finito e quindi è costretto a tornare in azione per decifrare le iscrizioni ritrovate su un antico manufatto che ha il potere di annientare l’umanità.
Scelta senza precedenti dei Produttori del film “Dylan Dog: Dead of Night”, diretto da Kevin Munroe e in uscita in Italia in anteprima mondiale il prossimo Halloween, la pellicola, ancora in fase di lavorazione, è stata mostrata prima ai blogger che ai distributori: il risultato è stata una promozione a pieni voti.

Carlo Baroni