Liz, l'ultima Diva

25/03/2011

La scomparsa di attrici come Annie Girardot o della conturbante Jane Russell sono notizie. Ma la dipartita di Elizabeth Taylor è quasi un evento, perché lei non era soltanto una commediante, ma un mito. In oltre 60 anni di carriera  ha interpretato qualcosa come 55 pellicole, numerosi lavori teatrali e televisivi e vinto due premi Oscar, ma resterà per sempre nella memoria collettiva come icona: la splendida ragazza dagli occhi viola, la donna procace che ha consumato 7 mariti e 8 matrimoni (avete letto giusto: perché con uno, l'irresistibile e distruttivo Richard Burton, si sposò e divorziò due volte), l'alcolizzata dal look un po' camp che ha saputo tirarsi su e combattere per gli amici e le buone cause. Insomma, la Diva per eccellenza.

Nata a Londra da una famiglia di origine statunitense, esordisce sul grande schermo a soli 11 anni. Il successo di “Torna a casa Lassie” la consacra immediatamente come adorabile fanciulla acqua e sapone, e gli studios non trovano di meglio che ripetere la formula “ragazzina con animale” nei film “Gran Premio” e “Il coraggio di Lassie”. Ma coi film seguenti (“Vita col padre”,“Piccole donne”, “La sbornia di Davide”, il delizioso “Il padre della sposa”) la ragazzina cresce e supera abilmente la sindrome da ex bambino prodigio dimostrandosi donna e attrice aggraziata. Mentre, nella vita privata, si sposa e si lascia con l'erede degli Hilton, Conrad jr., arriva il salto di qualità artistico: il film è “Un posto al sole”, e la Taylor esibisce, accanto alla sfolgorante bellezza, anche un nuovo talento drammatico. La carriera avanza rapidamente e poco dopo, tra il 54 e il 63, mentre anche il fisico arriva a piena maturazione facendola diventare una delle donne più belle del mondo, tocca l'apice interpretando di fila una serie di ottimi film e successi commerciali e facendosi notare anche dall'Academy (che le regala tre candidature consecutive, l'ultima della quale coronata dal premio): la possiamo dunque ammirare in “Lord Brummel”, “L'ultima volta che vidi Parigi”, “Il gigante”, “L'albero della vita”, “La gatta sul tetto che scotta”, il bellissimo “Improvvisamente l'estate scorsa”, “Venere in visone” e “Cleopatra”, col quale tocca la vetta del divismo e arriva a guadagnare un milione di dollari. Ma la vita privata non va altrettanto bene. Il matrimonio col collega Michael Wilding, pur dandole due figli, fallisce, e il secondo finisce tragicamente: Mike Todd, infatti, muore in un incidente aereo appena un anno dopo le nozze. L'amore per Montgomery Clift risulta impossibile, e l'amico, oltretutto, mentre sono sul set, ha uno spaventoso incidente stradale che gli rovinerà l'esistenza. Liz si rifugia sempre più in queste amicizie gay tormentate (l'altro amico del cuore sarà Rock Hudson) e intanto riempie le cronache rosa per il matrimonio con Eddie Fisher (per sposare il quale si converte all'ebraismo), “rubato” all'amica Debbie Reynolds e dal quale divorzia poco dopo per intraprendere una delle love story più discusse e paparazzate della storia del cinema, quella con Richard Burton. Con Burton riceve il suo secondo Oscar, per la sua interpretazione più celebrata, quella nevrotica e vagamente autobiografica di “Chi ha paura di Virginia Woolf”, ma si avvia anche verso la bottiglia, la pinguedine e una celebrità da rotocalco. Per fortuna la carriera non ne risente troppo, e negli anni '60 la possiamo ammirare anche in “La bisbetica domata”, nell'inquietante “Riflessi in un occhio d'oro” (una delle sue interpretazioni più notevoli), ne “I commedianti”, “La scogliera dei desideri”, “Cerimonia segreta”.

Tra alti e bassi la relazione con Burton dura dieci anni, poi il tempestoso divorzio, il secondo impulsivo matrimonio che naufraga rapidamente, le notti brave allo Studio 54, i primi interventi estetici. I film degli anni '70 non sono memorabili: la Taylor si fa maggiormente notare per i gioielli, le acconciature e i matrimoni improbabili (l'ultimo è stato con un avventuriero) che per le interpretazioni. Col tempo, si dedica sempre più al teatro e alla televisione, oltre che alla beneficenza e alla lotta all'AIDS. Instaura un'altra strana amicizia, con Michael Jackson. Appare ancora in “Assassinio allo specchio”, dell'80 – la sua ultima “vera” interpretazione – in “Il giovane Toscanini” dell'amico Zeffirelli, dell'88, e, buon ultimo, “I Flintstones”, in cui rispolvera il gusto per la commedia, del '94. Gli ultimi 15 anni sono tormentati da malanni e malattie: la schiena, un tumore, il cuore. Quel cuore che l'ha tenuta tanto a lungo sulla breccia e che alla fine, a 79 anni, ha ceduto.

Elena Aguzzi