Bette Davis, 100 anni ma non li dimostra

04/06/2008

“Mi chiamo Huma in onore di Bette Davis: è grazie a lei che ho imparato a fumare”. Così diceva una delle protagoniste di “Tutto su mia madre”, titolo guarda caso ispirato a quello originale di “Eva contro Eva”, “All about Eve”. E quando ebbi la fortuna di incontrare la mitica Bette Davis di persona, lei non smentì l'attitudine al fumo, che nemmeno un ictus era riuscito a toglierle, sottolineando che dell' Italia le piaceva, soprattutto, “il fatto di poter fumare senza sentirsi in colpa”. Era fiera dei suoi “vizi”, e della sua cattiveria: “Due attori coi quali ho amato recitare – mi disse – erano Claude Rains e Charles Laughton, gli unici a essere più crudeli e perversi di me”. Splendida. Ruth Elizabeth Davis nasce l' 8 aprile 1908 a Lowell (città natale anche di Jack Kerouac), da padre inglese e madre francese. Da bambina studia danza con la coreografa Martha Graham, per poi passare alla recitazione. L'avvio non è facile, anche perché all'epoca considerata troppo brutta, ma già nel 1930 vince il premio come “miglior attrice emergente” e riesce a farsi scritturare a Hollywood da Jack Warner, che la mette sotto contratto conscio del suo talento. Esordisce così nel '31 con “The bad sister” e, nonostante il caratterino non proprio accomodante, riesce a ottenere una serie di parti sempre più di spicco in film sempre più importanti, fino al grande successo del '34 “Schiavo d'amore” (Of Human Bondage) di John Cromwell. La sua fama si consolida fino a giungere nel '36 al suo primo Oscar, per “Paura d'amare”, un successo che però non le basta per ottenere il ruolo di protagonista in “Via col vento”. Ma subito la Davis si rifà: nel '39 è infatti protagonista di film del calibro di “Tramonto”(Dark Victory) e “Figlia del vento”(Jezabel), del regista a lei più congeniale, William Wyler, grazie al quale ottiene il suo secondo Oscar. Gli anni '40 la consacrano regina del noir, sempre grazie a Wyler, con strepitose interpretazioni come quelle in “Ombre malesi” e “Piccole volpi”. La vita sentimentale è tuttavia piuttosto agitata (cambia tre mariti in 10 anni), spesso litiga coi colleghi e alla Warner si sente poco valorizzata, tranto da lasciare gli studios. Ma nel '50 eccola tornare magistralmente alla ribalta nel ruolo di Margo Channing in “Eva contro Eva”(sul set, tra l'altro, incontra l'attore Gary Merrill col quale resta felicemente sposata per 10 anni). Ormai non più giovane, ma sempre di grande carisma, passa con disinvoltura dal set al teatro, fino all'ennesimo suo ruolo cult, quello della perfida e fragile Baby Jane Hudson in “Che fine ha fatto Baby Jane?” di Robert Aldrich, del '62. Il suo duetto al veleno con Joan Crawford entra nella storia del cinema, e la Davis rivive un periodo di fulgore in ruoli borderline, come in “Piano piano dolce Carlotta”, sempre di Aldrich. Negli anni '70 recita soprattutto in televisione, apparendo però in varie pellicole, tra le quali spiccano l'italiano “Lo scopone scientifico” e “Assassinio sul Nilo”. Negli anni '80 alla vecchiaia si sommano le malattie (osteomielite, tumore al seno, ictus, infarto), ma la tempra è sempre la stessa, e fa in tempo a lasciarci ancora una grande interpretazione in “Le balene di agosto” dell'87, diretta da Lindsay Anderson, dove recita accanto alla regina del cinema muto Lillian Gish. Muore a Neully sur Seine il 6 ottobre 1989. In onore al suo centenario, Milano le dedica una rassegna al cinema Gnomo dal 10 al 15 giugno. Per informazioni e programma www.comune.milano.it

Elena Aguzzi