Nowhere Man

06/10/2010

Il 9 ottobre John Lennon avrebbe compiuto settant'anni, a dicembre sono trent'anni che è stato ucciso. Quanta e quale musica ci avrebbe regalato se fosse ancora vivo? Certamente, ne sentiamo la mancanza, e ciò che ha fatto nei 20 anni precedenti la morte hanno cambiato la storia della musica.
Eppure John Winston Lennon un giorno dichiarò, e c’è da crederci, “Il genio è dolore”
Nasce a Liverpool il 9 ottobre 1940. Genitori separati, cresce allevato dalla zia Mimi. A 12 anni sta recuperando il rapporto con la madre, quando questa muore investita da un autobus. Adolescente ribelle, si fa notare dai compagni di scuola per il suo look da “teddy boy”, il suo modo di fare cinico e violento e la sua passione per la musica. Forma il suo primo gruppo, i Quarrymen, che poi ribattezzerà The Beatles, con l’amico del cuore Stuart Stucliffe, i più giovani Paul McCartney e George Harrison e Pete Best, che ha il pregio di avere già un piede nel mondo della musica. A 21 anni però, Stu muore e il suo posto, come bassista e come amico, viene preso da Paul, che collabora con John alla stesura delle canzoni. Nell’ottobre del 1962 Best viene sostituito alla batteria da Ringo Starr, col quale i Beatles incidono il primo singolo, e inizia la leggenda. A 22 anni John è già arrivato al primo matrimonio, al primo figlio e a un successo da capogiro. Pochi, sconvolgenti, anni dopo, un’altra morte segna il destino di John e compagni: quella di Brian Epstein, il maneger che si uccide mentre il gruppo si trova in India a “meditare” e ad apprendere l’uso degli allucinogeni. E poi arriva il devastante incontro con Yoko Ono, la separazione dai Beatles, gli anni di lotte sociali e di uso di eroina e cocaina. Infine il secondo figlio, la rinascita (“Just like starting over”) e la morte violenta che ne consacra il mito.
Il tutto, sempre da diverso, da escluso. Perché il suo carattere lunatico, la sua genialità (oltre a comporre, scrive e disegna), la sua stessa ironia, lo separano anche dagli amici e colleghi, mentre l’isteria collettiva che lo investe lo separa dal resto del mondo: “Tutto ciò che ho fatto l’ho fatto per evitare di essere normale. Da bambino leggevo di un Oscar Wilde o un Dylan Thomas o un Van Gogh che soffrivano per le loro visioni, e ho capito che il mio pensiero e la mia immaginazione non erano pazzia”
“Siamo più famosi di Gesù Cristo”, dichiara, suscitando un tale scandalo che i Beatles non potranno più esibirsi in concerto. E intanto canta “I’m a loser – sono un perdente”, “Help – aiuto”, “You’ve gotta hide your love away – devi nascondere il tuo amore”, “Nowhere man – uomo di nessun posto”. Mentre George Harrison abbraccia l’induismo e Paul McCartney Linda Eastman, John si perde dietro l’LSD e la “strega giapponese” creando un tipo di musica che verrà compresa solo anni dopo e dei testi traboccanti di nonsense e disperazione: “So com’è essere morti”, “Sono così stanco, sto male, darei tutto ciò che ho per un po’ di pace nella mente” “Sono solo, voglio morire, al mattino voglio morire, alla sera voglio morire, se non sono già morto” “Madre, io ti volevo, ma tu non mi volevi, così non posso che dirti addio”, “Non credo nell’I-Ching, nella Bibbia, in Kennedy, in Elvis, nei Beatles...il sogno è finito”, “Come posso andare avanti se non so che strada ho davanti?Come posso avere sentimenti se i miei sentimenti sono sempre stati rifiutati?”
Ma il fondo della paranoia e della solitudine lo tocca con “Walls and Bridges”, un album illustrato non a caso da foto, scritte e disegni estremamente buffi “Ho paura degli anni che passano e del prezzo che ho pagato...sono stanco d’essere solo, senza un posto mio, come un sasso che rotola”, “Qualunque cosa ti faccia passare la notte va bene, non occorre una pistola per farti saltare la testa”, “Nessuno ti ama quando sei giù e fuori, nessuno ha bisogno di te quando sei sconvolto...tutti ti amano quando sei sottoterra”
Intanto passano gli anni ’70 con l’impegno politico, esaltante, ma estraniante, e nel 1980 dichiara “ Da qualche anno ho ritrovato la famiglia, il privato. Non frequento più Elton John o i party newyorchesi. L’altro giorno Paul ha suonato al citofono, voleva vedermi, gli ho risposto ‘Scusa, ma stpo preparando la pappa al bambino’. La mia giornata? Mi alzo, tossisco un po’, fumo una sigaretta, mi occupo del piccolo Sean, vado in studio...Guardo la vita che gira e non mi affanno più a salire sulla giostra. Mi sono liberato dal mio intelletto e dalla mia vecchia immagine e sto ricominciando a scrivere. Certo, c’è paura per l’ignoto, ma è quello che è, bisogna affrontarlo. Non ho più paura della morte”
Bene, uno che la coscienza non ha reso vigliacco.

Tra le celebrazioni per il 70° compleanno di John Lennon ricordiamo l'incontro organizzato dai Beatlesiani d'Italia nel pomeriggio del 9 ottobre allo Spazio Eventi del Mondadori Multicenter in piazza Duomo a Milano: sarà presentata, con il titolo Gimme Some Truth, l'Opera Omnia di John Lennon rimasterizzata, seguirà la proiezione di documenti video, un concerto dei Bea Tops e la presentazione del progetto per dedicare a John Lennon uno spazio urbano a Milano.

Elena Aguzzi