Un sodalizio diverso

03/05/2008

Sono molti gli autori che si incontrano con personaggi di "diversi", ma c'è un solo regista i cui protagonisti sono sempre e solo dei freaks e dei dropout, e questi è Tim Burton. A partire dal cortometraggio "Frankenweenie" (un cagnolino viene investito e il suo piccolo padrone lo riporta in vita, ricucito e riassemblato come il mostro di Frankenstein, per venir perseguitato dai vicini terrorizzati) fino all'ultimo film "Sweeney Todd", le pellicole di Burton sono una galleria di (amabili) disadattati: il "picchiatello" Pee-Wee Hermann, a caccia della sua bicicletta, lo "spiritello porcello" Beetlejuice e i suoi amici fantasmi, il "topo volante" Batman e i suoi nemici (su tutti il patetico e terrificante Pinguino), l'emarginato Jack Skelleton che vorrebbe sostituirsi a Babbo Natale, la folle umanità che deve combattere gli schifosi alieni da Marte, le scimmie parlanti che dominano il pianeta e l'umano capitato in mezzo a loro, il padre fanfarone di Big Fish col suo circo di stravaganti conoscenze e streghe cattive. Inevitabile dunque uno stretto sodalizio con uno degli attori più strambi e meno ortodossi degli ultimi 25 anni, Johnny Depp, che avrebbe potuto costruirsi la carriera sul bell'aspetto e invece è andato sempre controcorrente con film indipendenti e ruoli inquietanti appunto di diversi: persino il suo Jack Sparrow dei "Pirati dei Caraibi", anche se oggi, con la serie cresciuta a blockbuster per famiglie, può sembrare uno scivolone, inizialmente era decisamente ambiguo e "fuori squadra", tanto da impensierire la Disney! Insieme han così dato vita a ben sei pellicole, tre delle quali sono, a nostro giudizio, tra le 4 più belle di Burton (la quarta è Big Fish). Il loro primo incontro avviene nel '90 con "Edward mani di forbice", una delle pellicole da sempre più amate dai fans di entrambi e un ruolo che ha per sempre segnato la carriera e il carattere di Depp. Commovente e bislacco come il film stesso, il ragazzo artificiale, senza mani ma con l'anima, cerca di adattarsi al quartiere-tipo americano, ma ne verrà ricacciato: scenografie splendide, una storia toccante sulla difficoltà di crescere e dei personaggi di contorno strambi quanto il protagonista (su tutti l'inventore Vincent Price: primo dei tanti omaggi di Burton al cinema di Corman) contribuiscono a rendere la pellicola "di culto". Segue "Ed Wood", capolavoro che rievoca con accuratezza filologica e spirito di immedesimazione la vite e le opere del "peggior regista al mondo", appunto Edward D. Wood jr: che oltre a girare film inguardabili e pateticamente ridicoli aveva anche personali "storture" che lo rendevano un perfetto freak dell'industria hollywoodiana, quali l'abitudine di indossare biancheria intima femminile e golfini d'angora rosa (e non era nemmeno gay!). Depp ne dà un'interpretazione così aderente che la vedova di Wood, anziché offendersi, si commosse. Grandiosa anche la schiera di diversi di cui Wood si circonda, dalla presentatrice tv Vampira, al "futurologo" Criswell, fino al mitico lottatore Tor Johnson, e soprattutto il povero Bela Lugosi, decaduto da Dracula a morfinomane solitario che Wood riscoprì giusto per fargli terminare la carriera in modo indecente, qui interpretato con partecipazione da un memorabile Martin Landau. Non amiamo invece il terzo incontro tra Burton e Depp, "La leggenda di Sleepy Hollow". Inizia come un gustoso film della Hammer, con il nostro Johnny nei panni di Ichabod Crane, stralunato detective razionalista che cerca di svelare il mistero del Cavaliere Senza Testa e si trova coinvolto in una serie di omicidi che han molto del soprannaturale; ma purtroppo il chiasso di certi effetti ed effettacci prende il sopravvento, scombicchierando la storia (che tra l'altro si dilunga su un coté sentimentale fuori luogo) e costringendo Depp a recitare come un automa. Un film che ha comunque i suoi estimatori e i suoi pregi, tra cui Christopher Walken nel ruolo del "cattivo". Dopo qualche anno in cui i due artisti viaggiano su binari separati, eccoli tornare insieme per il film d'animazione "La sposa cadavere", dove Depp dona le sembianze e la voce al timido promesso sposo che si ritrova inopinatamente maritato a uno scheletro, e dove Burton dipinge la triste realtà in bianco e nero, contrariamente al colorato e vivace mondo dei morti; e in "La fabbrica di cioccolato", con Depp allucinato e inquietante Willy Wonka, con uno dei look più assurdi e "diversi" adottati non solo da lui ma dall'intero universo cinematografico ( e in aggiunta l'attore recita imitando la voce della figlioletta: visto in originale non è un film per bambini, ma un vero horror!). Un film che a noi non è piaciuto e ha fatto passare la voglia di cioccolato, ma che per molti versi è da considerare uno degli apici della collaborazione tra Burton e Depp. Infine, dell'agghiacciante "Sweeney Todd" abbiamo già ampiamente parlato nelle nostre recensioni, ma qui aggiungiamo che il cerchio, iniziato con Edward mani di forbice, sembra chiudersi: per gli omaggi ai film horror (Corman ma anche Frankenstein), per il look da Edward invecchiato e incattivito, per la sorte crudele delle lame, là usate per tagliar siepi e capelli, qui gole, per come dalla bionda e tenera Winona Ryder sembra in qualche modo derivare l'ossessionata e spietata mrs Lovett della Bonham Carter e il suo sogno "a colori" (vivaci colori pastello come le case del villaggio di Edward), in contrasto con la realtà gotica e nera (il mondo dei vivi della Sposa Cadavere, ma anche il castello dello scienziato pazzo in Edward Scissorhands). "Per quell'uomo farei tutto" ha pericolosamente dichiarato Johnny Depp a proposito di Tim Burton. Aspettiamo a questo punto il prossimo film!

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Elena Aguzzi