Il prezzo del genio

16/05/2008

Ci sono grandi registi estremamente poco prolifici: Terrence Malick, 3 film in 30 anni; Sergio Leone, 7 in 25; John Milius, 8 in 29; Michael Cimino, 7 in 28…Ecco, parliamo di quest’ultimo, epica mosca bianca, uno dei pochi rimanenti “uomini veri”, oggetto di culto sospetto da parte di cinefili nostalgici, castigato da Hollywood. 1974: Una calibro 20 per lo specialista. C’è Clint Eastwood al massimo dello splendore, un giovane esordiente Jeff Bridges, un tono tragico, duro ed enfatico che getta il genere gangster nel mito del West. Potrebbe averlo diretto Dom Siegel, John Huston o Raoul Walsh, invece il regista è un ragazzino di origine italiana al suo esordio…1978: secondo tentativo, “Il cacciatore”, ed è’ subito capolavoro. Personaggi ed emozioni indelebili, un Vietnam come mai è stato filmato e mai lo sarà più, attori che passano dall’anonimato all’Olimpo. E Michael entra nel mito ( i 4 moschettieri italoamericani della rinascita del cinema, li ricordate? Scorsese, Coppola, De Palma, Cimino). Due anni dopo “I cancelli del Cielo” è atteso dalla critica con ansia e pistole puntate…un colpo solo….e, bang!, il film è stupendo, (quasi) all’altezza del precedente…ma è costato troppo. È questa l’unica cosa che conta. È costato troppo, e troppo poco ha incassato: se vuoi essere artisticamente indipendente, non puoi farlo rischiando – e perdendo! – i soldi altrui. La Fox fallisce, e Michael con lei. Nei successivi 22 anni, Cimino può realizzare solo 4 film: L’anno del dragone (carico di amarezza e di pathos, ma puntualmente accusato di razzismo e disfattismo), Il siciliano (accolto con scherni e lazzi), Ore disperate (caduto nella totale indifferenza), Verso il sole (praticamente mai distribuito). Domanda: può un remoto flop commerciale giustificare tanto ostracismo? Non sarà boicottato  per altre ragioni, per esempio perché è di destra, o perché è un transessuale (niente malignità, prego: la causa è una cura ormonale per combattere il cancro)? O semplicemente  per lo stile stesso dei suoi film, così magniloquenti, dai sentimenti così spudorati, i tempi così dilatati, gli scontri così violenti? A Hollywood il genio non è perdonato. La sorte di Michael ricorda troppo da vicino  quella di Orson Welles, nume tutelare del nostro magazine. Film realizzati liberamente: 2 ( Quarto Potere, il primo, e La signora di Shangai). Film realizzati con travaglio, manipolazioni, interferenze: 10 (contando due produzioni televisive). Film affossati, abortiti, mai cominciati: e chi li conta più? Le accuse: troppo genialoide, egocentrico, spendaccione, irresponsabile, visionario, barocco, eccessivo, presuntuoso. Persino antipatico. Così plotoni di addetti alla produzione si sono vendicati tagliando fondi, e metri di pellicola. Almeno Cimino ha potuto realizzare i film come voleva lui e non rimontati a capriccio da estranei, ma in compenso le pellicole sono state condannate dalla distribuzione.

Abbiamo all’inizio citato Malick. Dopo l’insuccesso commerciale de “I giorni del Cielo” ( titolo inquietantemente simile a quello del “film maledetto”….) si è ritirato a vita più o meno privata per vent’anni, alternando le lezioni di filosofia in Università ai ricoveri in clinica psichiatrica, fino alla realizzazione de “La sottile linea rossa”. Ma su persone come Cimino e Welles, per cui il cinema è una ragione di vita, simili dolori e frustrazioni lasciano il segno anche nel fisico. Della mutazione di Michael e della sua ragione abbiamo già accennato; ma che dire del delizioso “enfant prodige” dai riccioli neri trasformatosi in uno spaventoso Dio di 150 chili? Così se il primo ha trovato parziale consolazione nella letteratura, al secondo nemmeno la frequentazione di donne bellissime ha potuto lenire l’animo ferito dal rifiuto, esacerbato dall’esilio, chiuso nella fiera consapevolezza della propria superiorità. Welles come Marlon Brando, altro devastato “diverso” a cui si adatta il motto troppo vero: “Il genio è dolore”.

Elena Aguzzi