Quel treno per Yuma

03/05/2008

Quando nel '57 uscì il film "3:10 to Yuma" (in italiano: Quel treno per Yuma) molti restarono spiazzati e ammirati. Nel raccontare di un bandito che vien scortato da un contadino al treno che lo porterà al carcere di Yuma, ci si trovò di fronte ad un racconto "tratto da quello scritto da Elmore Leonard" ad alta tensione psicologica e morale, un povero ed affascinante western "da camera" che richiamava un po' "Mezzogiorno di fuoco". Claustrofobico, così rinchiuso in una stanza d'albergo in attesa del treno, era un gran duello di attori (Glenn Ford e Van Heflin) e di ambiguità: era così cattivo il cattivo? E il brav'uomo, si cimentava nell'impresa per giustizia, denaro o rivalsa? Sarebbe riuscito a portare a termine il suo compito o avrebbe lasciato libero il famigerato Ben Wade? Inevitabilmente, il film di Delmer Daves divenne subito un classico.

E, inevitabilmente, qualcuno avrebbe sognato farne un remake. Lo firma oggi James Mangold, un onesto artigiano privo di fantasia (basti vedere come è piatto e ordinatino il film su Johnny Cash "Walk the line") che si è avvalso di un ottimo cast in cui spiccano i due protagonisti Russell Crowe, malfattore di raro fascino, e Christian Bale, uomo-camaleonte qui credibilissimo nei panni di frustrato anti eroe alla ricerca della dignità perduta. Il risultato è solido, divertente, raccomandabile. Ma manca di vero fascino e originalità. Perché? Perché si è scelto di approfondire le psicologie, gli sfondi storici e sociali, i personaggi di contorno, i paesaggi, il viaggio...insomma di farne un film vasto, che vuol dire tutto e strizzare l'occhio a tutti, da Ford a Peckinpah, e mette troppa carne al fuoco, soffocando l'azione e le pallottole (che era ciò che si voleva privilegiare) in dialoghi ancor più moraleggianti e logorroici dell'antesignano, e che alla fine lascia l'impressione di non essere né carne né pesce. Se il fascino del n. 1 stava proprio nel suo essere dimesso, qui, per assurdo, l'aver dilatato tempi e spazi finisce col limitare il film stesso, che si aggira in abiti troppo larghi e non riesce a scendere in profondità o aggiungere nulla di veramente nuovo, se non forse il passato di Evans/Bale Se non si è mai visto il primo film , il n. 2 può sicuramente essere apprezzato; ma, pur lasciandoci sequenze e volti difficilmente dimenticabili, se lo si confronta col precedente vien proprio da dire "buona la prima".

Elena Aguzzi