Hitchcock, il traditore

16/05/2008

“Leggo una storia solo una volta. Se mi piace l’idea di base la faccio mia, dimentico completamente il libro e faccio del cinema”

 Alfred Hitchcock non era un buon lettore, o almeno così si dipingeva, eppure il suo cinema si è legato moltissimo con la letteratura: dai numerosi film (praticamente tutti) tratti da opere letterarie, all’utilizzo di grandi autori come sceneggiatori, al vero e proprio lancio di scrittori che diverranno famosi grazie alle sue serie tv e ai volumi antologici che queste hanno generato.

La dualità ce la spiega lo stesso sir Alfred quando dichiara: “Non bisognerebbe mai paragonare un film a un romanzo. Quello che più gli si avvicina è il racconto (…) Raramente un racconto conosce punti morti, ed è qui che sta la sua somiglianza col film”: dunque per Hitch il cinema è azione e suspense continua, e dalla letteratura ha tratto solo grandi idee: da Giovane e innocente a La signora scompare, da Sabotaggio a La taverna della Giamaica, da Il club dei 39 a Rebecca, da Notorius a L’altro uomo, da La finestra sul cortile a Caccia al ladro, da Psyco a Gli uccelli…Sue “vittime” sono state autori del calibro di Conrad o Du Maurier, ma anche giovani scrittori che egli stesso lanciò, come Patricia Highsmith o Robert Bloch o Cornell Woolrich, per tacere delle collaborazioni con Raymond Chandler o Ed MacBain.

Eppure, tutti questi  scrittori  lo hanno odiato. Li sfruttava. Li tradiva. Li angariava. Ma aveva bisogno di loro per avere la “scintilla” creativa. Chandler se ne andò da “L’altro uomo” ( e di fatto la sceneggiatura, anche se porta la sua firma, fu scritta da Czenzi Ormonde) perché il regista lo assillava e paralizzava con una serie di suggerimenti: chi dei due aveva torto?

Di certo, era un bello scontro tra titani, ognuno convinto di essere migliore dell’altro, così come è vero che Hitch era un mascalzone quando, per esempio, disse alla Highsmith – che si vide di fatto “rubare” il proprio libro in cambio di un pacchetto di noccioline – che lo doveva ringraziare, perché senza di lui sarebbe rimasta un nessuno. Ma se lei e la Du Maurier divennero delle celebrità anche grazie all’interessamento del regista nei loro confronti, altri autori si fecero strada come sceneggiatori televisivi e vennero riscoperti molto dopo come autori delle idee che Hitch faceva sue: infatti, chi sa dirmi, senza previa documentazione, chi è l’autore di “Nodo alla gola”? Sapete se “La congiura degli innocenti” o “Il ladro” sono idee originali o tratte da libri? E quando è uscito “Delitto perfetto”, non è vero che tutti ne hanno parlato come un remake e non come una diversa versione dall’opera teatrale?

Infatti, se le sceneggiature originali erano poche, e nessuna scritta da sir Alfred, ogni film, anche il più anonimo e sbagliato ( Topaz, per esempio), ha la sua impronta inconfondibile. Diretto da Hitchcock, diviene tutto e subito un film di Hitchcock. Dunque, un pessimo esempio di come trarre un film da un romanzo, almeno dal punto di vista dell’autore del libro o del lettore che si è appassionato a certe atmosfere create dallo scrittore, ma un grande esempio su come fare cinema, anche partendo da idee altrui. E spesso è successo che coi suoi tradimenti egli ha migliorato non solo una materia narrativa mediocre, ma persino gioielli: valga per tutti “La finestra sul cortile”, un racconto avvincente di uno scrittore notevole (Woolrich), divenuto sullo schermo un capolavoro assoluto.

Forse, non aveva tutti i torti quando avanzava dei suggerimenti…..

Elena Aguzzi